venerdì, Dicembre 3, 2021
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Oseghale, tra silenzio e verità occultate: gli aspetti da chiarire sul caso Mastropietro

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MACERATA – Ha chiesto di farsi interrogare. Lui, Innocent Oseghale, l’unico formalmente sotto accusa in relazione all’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana brutalmente uccisa e fatta a pezzi per poi essere chiusa in due valigie rinvenute successivamente nelle campagne di Pollenza, ha deciso di parlare. Gli inquirenti si aspettano ora che possa dire qualcosa di sostanzialmente utile alle indagini. Perché è chiaro che non può aver fatto tutto da solo. E, visto che delle accuse che gravano sulla sua testa – omicidio volontario aggravato in quanto commesso nell’ambito una violenza sessuale, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica – deve rispondere in prima persona e da solo, se finora avesse omesso dettagli utili, è probabile che, anche su consiglio dei propri legali, decida di dire qualcosa di nuovo. Fino a questo momento le sue dichiarazioni sono state contraddittorie e discordanti: all’iniziale silenzio sono seguite la negazione delle accuse e le numerose versioni sull’accaduto. E se anche non sono state rinvenute tracce utili di altri soggetti nell’appartamento di via Spalato, questo non vuol dire che, utilizzando le dovute accortezze, altre presenze non ci siano effettivamente state.

Sul corpo di Pamela Mastropietro sono state rinvenute le sole tracce del dna di Innocent Oseghale.  E, stando alle prove raccolte, il Procuratore della Repubblica di Macerata, Giovanni Giorgio, non ha dubbi: Pamela Mastropietro è stata uccisa a seguito degli abusi subiti per cancellare le prove, come sostenuto in più occasioni anche con la stampa dalla famiglia della giovane romana. Ma Oseghale non ha fatto tutto da solo. Il Procuratore ha chiaramente affermato di aver inviato uno specifico quesito al dottor Cingolani, che ha effettuato l’autopsia, e che la risposta è stata la seguente: “Nell’arco di tre ore è impossibile che abbia potuto portare a compimento il tutto una sola persona”. Aspetto, questo, messo in evidenza in maniera decisa anche da Marco Valerio Verni, zio di Pamela e legale della famiglia.

L’esame autoptico ha ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti.

Quando è stata accoltellata, quindi, la giovane era ancora viva. E aveva anche una lesione al volto, come se fosse stata picchiata. E’ molto probabile che abbia tentato di opporre resistenza ad un tentativo di stupro e che il suo diniego le sia costato la vita.

Su Oseghale gravano inoltre molte altre ombre. E’ infatti scattato il sequestro dei soldi guadagnati in carcere. Era risultato strano come, uscito dal programma per i richiedenti asilo e rimasto in città da clandestino, riuscisse comunque a far fronte alla spesa inerente il subaffitto dell’appartamento di via Spalato. Oseghale aveva inoltre inviato denaro, tramite postepay, in Nigeria, per una cifra complessiva  di 26.700 euro. Da qui l’ipotesi che quei soldi fossero il provento di una attività di spaccio. Attività, questa, tra l’altro confermata in sede di interrogatorio. Così la Procura di Macerata ha chiesto il sequestro preventivo di una somma pari a 26.700 euro, perché è chiaro e ci sono le prove del fatto che questa somma fosse in suo possesso. Tuttavia il denaro non è stato trovato, né in via Spalato né altrove. Ed è per questo che si è potuto agire solo sui soldi guadagnati con i lavori di pulizia svolti nel carcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno). Indiscrezioni, non confermate in via ufficiali, ma pervenute da fonti attendibili, parlerebbero inoltre di una richiesta, inoltrata da Oseghale e poi rigettata, per ottenere il gratuito patrocinio. Di fatto Oseghale era disoccupato, ma impegnato in altri tipi di attività, come è stato poi possibile appurare. Tuttavia questo aspetto la dice lunga sull’attendibilità delle dichiarazioni di un uomo che finora ha cambiato continuamente versione, e se le indiscrezioni venissero confermate, avrebbe deliberatamente occultato informazioni inerenti la propria condizione economica per averne un vantaggio. L’interrogatorio del nigeriano si terrà il prossimo 20 luglio in carcere. Si spera, e a questo punto sarebbe auspicabile per tutti, anche per lo stesso Oseghale, che si decidesse a fornire informazioni effettivamente utili alle indagini.

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