mercoledì, Settembre 23, 2020
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Cannabis light, un giro d’affari da 44 milioni di euro: si può vendere oppure no?

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di Gian Luigi Pepa*

Per i non addetti al settore stupefacenti, per chi non ne fa uso, vedere un negozio che vende cannabis light può apparire come una novità.

In tutta Italia, nel giro di un anno, sono stati aperti quasi 1.000 negozi, che hanno prodotto un giro d’affari milionario, stimato da Coldiretti in 44 milioni di euro, tra rivenditori e produttori, che coinvolge anche il costume dei fruitori nel vivere quotidiano, che possono liberamente acquistare le infiorescenze di canapa a basso contenuto di THC, denominata cannabis light.

La modalità legislativa, ad opera dell’ultimo Governo Gentiloni, o meglio del Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali, che avrebbe introdotto tale possibilità commerciale, lascia perplessi se si analizzano i passaggi legislativi.

La Legge (Jervolino-Vassalli) n.309/90, Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, stabilisce che l’uso della cannabis è illegale, ma l’uso esclusivamente personale viene depenalizzato, e punito con sanzioni amministrative, mentre è legale sotto prescrizione, luso medico della cannabis con il limite dello 0,6 % di THC.

Con la Legge (Fini-Giovanardi) n.49/2006, vi è l’inasprimento delle sanzioni, relative alla produzione, anche per la coltivazione personale, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, con la contestuale abolizione delle distinzioni tra droghe leggere, quali la cannabis pura, ossia di origine completamente naturale e senza aggiunte di altre sostanze, e droghe pesanti, quali cocainaeroinaecstasyLSD, ecc..

La posizione della Fini-Giovanardi è quella di non riconoscere alcuna differenza fra droghe leggere e pesanti nel senso che, tutte le droghe sono uguali in quanto ugualmente rischiose per la salute e la società.

La legge 49/2006 è stata abrogata a seguito della dichiarazione di incostituzionalità, con il ripristino delle precedente legge.

Nel 2014, il Governo Renzi reintroduce la differenza tra droghe pesanti e leggere, con pene più leggere, in particolare per i consumatori-possessori della Cannabis per i quali per l’acquisto e la detenzione per uso personale è prevista solo la sanzione amministrativa.

In ambito europeo per la politica agricola comunitaria (PAC), viene emanato il Regolamento Delegato UE 2017/1155, con cui viene ammessa la produzione della canapa a condizione che, per la coltivazione vengano utilizzati solamente i sementi indicati nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, pubblicate dalla direttiva 2002/53/CEE del Consiglio, e che il “…tetraidrocannabinolo delle varietà coltivate non supera lo 0,2 %”, come stabilito dall’art.32/6 del regolamento UE 1307/2013.

L’Europa premia, quindi, la coltivazione delle piante di cannabis, a condizione che il principio attivo non superi lo 0,2%, ma non prevede la vendita al minuto.

In Italia, con la ratifica della legge comunitaria del 2 dicembre 2016 n.242 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” si dispone che per la coltivazione delle varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%, non è più necessaria alcuna autorizzazione, mentre non è assolutamente prevista la vendita.

Non solo la legge Italiana aumenta, contrariamente al Regolamento UE 1307/2013, il limite massimo del principio attivo THC dallo 0,2% allo 0,6%.

Il Consiglio Superiore della Sanità, su richiesta di un parere del Ministero della Salute,  afferma che:Non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” si legge nel parere del che per questo “raccomanda che siano attivate nell’interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita”.

In definitiva il Consiglio Superiore della Sanità, non esclude la pericolosità della cannabis light perchè “la biodisponibilità di THC anche a basse concentrazioni (0,2-0,6%) non è trascurabile”, ponendo l’accento sulla circostanza che “il consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che possa produrre”.

E ancora, il Consiglio Superiore della Sanità precisa che “non appare che sia stato valutato il rischio connesso al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni (età, presenza di patologie concomitanti, stato di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, etc..) così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, guida in stato di alterazione)”.

In conclusione la Legge n.242/2016 disciplina la coltivazione e non la vendita, cioè le infiorescenze di canapa possono essere per legge coltivate e vendute.

E’ quindi il coltivatore che deve osservare la Legge 242/16, detenendo piante di canapa, con un contenuto di THC superiore allo 0,2% ed entro il limite dello 0,6%, senza nulla disporre in merito alla destinazione d’uso delle stesse.

La Coldiretti afferma “Al momento risulta consentita solo la coltivazione delle varietà ammesse, l’uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati esclusivamente i semi in quanto privi del principio psicotropo (Thc). Resta il divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare” per cui si è in attesa di un decreto del Ministero della Salute.”.

La legge non prevede la possibilità della combustione.

Il Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo ha, infatti, chiarito che la legge non prevede la possibilità della combustione, in quanto ha solo finalità agricole.

L’Agenza Italiana del Farmaco, precisa che la cannabis light può essere considerata un medicamento, quindi un farmaco, sotto controllo medico che non può e non deve essere venduto privatamente.

Infatti, per l’aspetto sanitario, a tutela della salute del cittadino esistono i presidi preposti e l’ausilio medico, farmacie comprese.

La legge 246/2016 non prevede la vendita, mentre la sua interpretazione, con ben due circolari del Vice Ministro Andrea Olivero, ha permesso l’apertura dei punti vendita, focalizzando l’attenzione alle infiorescenze della canapa che come coltivazioni destinate al florovivaismo, possono essere vendute purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, di cui al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ed a condizione che non superi il livello di THC stabilito dalla normativa e, sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle Istituzioni competenti. Poiché le Istituzioni competenti si sono pronunciate in senso contrario, la Guardia di Finanza è già intervenuta facendo chiudere diversi negozi.

*Avvocato Gian Luigi Pepa

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