giovedì, giugno 20, 2019
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Oseghale non convince. Nuovi elementi contro di lui

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MACERATA – Oseghale non convince. Troppi gli elementi in contraddizione tra loro. Troppe le verità occultate, troppe le versioni  – come poi è stato riscontrato e avvalorato dalle dichiarazioni dello stesso indagato che ha smentito più volte se stesso – non rispondenti al vero fin dall’inizio. Innocent Oseghale parla di rapporto consensuale, ma una testimonianza lo inchioderebbe: quella del tassista peruviano che ha accompagnato Pamela ai Giardini Diaz, prima che avesse inizio l’orrore. Pamela Mastropietro, la 18enne romana brutalmente uccisa e fatta a pezzi per poi essere chiusa in due trolley e abbandonata nelle campagne di Pollenza, in una maniera sfacciata, quasi a sfidare la giustizia terrena, non si sarebbe trovata in stato di lucidità mentale già prima di incontrare Innocent Oseghale, su cui gravano le accuse di omicidio volontario aggravato, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica. Unico rimasto a dover rispondere del delitto, in quanto sono di recente usciti dall’inchiesta gli altri due indagati, Desmond Lucky e Lucky Awelima, della cui presenza all’interno dell’appartamento di via Spalato non è stata trovata concreta traccia. Pamela, lo ricordiamo, era stata affidata dallo scorso mese di ottobre alla comunità Pars di Corridonia, per una patologia che richiedeva un trattamento a doppia diagnosi: la tossicodipendenza dipendeva infatti da un disturbo della personalità e veniva curata anche attraverso una terapia farmacologica. Notoriamente, tali terapie inducono effetti evidenti sull’aspetto cognitivo contingente. Ed il tassista peruviano che l’ha accompagnata ai Giardini Diaz lo conferma: Pamela Mastropietro parlava in maniera rallentata, tanto che lui le aveva proposto di accompagnarla in ospedale. Cosa che lei avrebbe rifiutato. Tra l’altro, come confermato dalla famiglia, Pamela aveva il terrore degli aghi: aveva in passato inalato droga, ma non aveva mai avuto una particolare predisposizione ad iniettarsela in vena. Inoltre, sul braccio sinistro della giovane  – quello sul quale è stata praticata l’iniezione – sarebbero stati rinvenuti segni “di costrizione”. E, altro elemento da non trascurare, non sarebbero state rilevate altre tracce di iniezioni sul suo corpo. Sembra, tra l’altro, che i carabinieri non abbiano finora trovato la siringa che sarebbe stata utilizzata “da Pamela” per la dose di eroina che, secondo Innocent Oseghale, le sarebbe stata fatale, malgrado siano state trovate,  all’interno dell’appartamento di via Spalato, varie siringhe sigillate . Che Pamela non sia morta di overdose è stato confermato dall’esame autoptico del dottor Cingolani, che ha ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti. Ma non è finita. Pamela sembrerebbe essere stata trovata con le mascelle serrate e con la lingua tra i denti. Un tentativo di strangolamento? In una prima fase Oseghale aveva affermato di non sapere nulla né dell’omicidio, né del depezzamento del cadavere. Aveva infatti affermato di averla lasciata a casa con Desmond Lucky e di averla poi trovata già chiusa nelle valigie. Poi ci sono le intercettazioni telefoniche, che attesterebbero come Oseghale abbia “invitato” altri a stuprare una giovane bianca all’interno del suo appartamento. Lui dice di non averla uccisa, ma di aver “solo” fatto a pezzi il cadavere. Tuttavia il Procuratore della Repubblica di Macerata, Giovanni Giorgio, ha chiaramente affermato, in sede di conferenza stampa, di aver inviato uno specifico quesito al dottor Cingolani, che ha effettuato l’autopsia, e che la risposta è stata la seguente: “Nell’arco di tre ore è impossibile che abbia potuto portare a compimento il tutto una sola persona”. Quindi, visto che Oseghale avrebbe dichiarato di averlo fatto per la prima volta, negando però di aver compiuto l’omicidio, risulta improbabile che una persona inesperta possa aver compiuto un tale scempio. Protegge qualcuno? O ci sono altre verità nascoste? I legali della difesa parlano di coltellate al fegato non letali. Si preannuncia quindi una guerra di perizie. Ma dicono molto anche altri elementi riscontrati: il naso gonfio, la ferita sul labbro. Se fosse confermato che Oseghale non ha ucciso Pamela e che ha compiuto uno scempio di tale natura su un cadavere per la prima volta, si potrebbe dire, con macabra ironia, che ha un talento innato per certe cose, visto che lo stesso dottor Cingolani ha chiaramente rappresentato la difficoltà, anche per una persona esperta, nel realizzare una “tale opera”, senza altri “contributi”, in poche ore. “Sono uscito per vendere marijuana ad una persona che mi aveva chiamato. La ragazza l’ho lasciata viva a casa, con Desmond; quando circa 3-4 ore dopo sono tornato a casa sono tornato e l’ho trovata già dentro le valigie, questo aveva detto in passato Innocent Oseghale. Nell’ultima versione, però, afferma di aver avuto paura per lo stato di malessere della giovane  – dovuto teoricamente all’abuso di droga – e di aver chiesto aiuto, telefonicamente, per avere un consiglio sul da farsi. Se si ha paura non si esce a vendere marijuana per poi tornare a casa come se niente fosse. E non si esce per fare commissioni. O mente ora, o ha mentito allora. In ognuno dei due casi, non è credibile.

Lucia Mosca

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