domenica, dicembre 16, 2018
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Trump celebra la vittoria repubblicana nelle elezioni suppletive in Ohio

Una vittoria al fotofinish che salva i Repubblicani in un loro feudo elettorale, ma che registra comunque un buon risultato della opposizione democratica. Nonostante questo, il presidente Trump non ha atteso il verdetto definitivo e si è già congratulato con Balderson anche se il vantaggio risicato registrato dal GOP in Ohio, indica la vulnerabilità dei repubblicani in vista del voto di novembre mine di novembre, in cui i democratici puntano a riconquistare il controllo della Camera dei rappresentanti. Si avvicina quindi il primo grande test elettorale sulla Presidenza Trump che registra finora un bilancio in chiaroscuro.

Già il primo discorso dell’Unione pronunciato da Donald Trump dopo un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca si era rivelato un grande successo  nella opinione pubblica Americana, a dispetto di 365 giorni vissuti sempre sul filo del rasoio che hanno però portato il più grande taglio delle tasse nella storia americana, una forte e crescente espansione dell’economica del Paese ed oltre 60 record storici succedutisi per gli indici azionari di Wall Street mai giunti così in alto prima d’ora, nonostante i furibondi e martellanti attacchi diretti quotidianamente contro il nuovo Presidente ormai giunti al loro acme con il fake book “FIRE and FURY” in cui Trump viene cortesemente definito come IDIOTA, DEMENTE e mentalmente DISSOCIATO.

Ma il discorso dell’Unione aveva convinto gli Americani, ed ha conquistato il 75% di pareri positivi facendo leva su un appello alla unità ed alla concordia del Paese, ed al sentimento patriottico che alberga nel cuore di ogni cittadino Statunitense, al di là delle opinioni politiche e delle continue polemiche sollevate dai media ostili al Presidente.

D’altronde – tanto per cambiare Trump è di nuovo sotto attacco per l’ormai stucchevole Russiagate – e bene ha fatto a denunciare di essere vittima della più grande caccia alle streghe mai subita da un politico Americano.

Evidentemente i grandi giornali americani non vogliono perdonare al nuovo Presidente la pessima figura a cui li ha esposti venendo eletto alla Casa Bianca contro tutti i pronostici e ridicolizzando la furibonda campagna di stampa orchestrata a favore della candidata democratica Hillary Clinton e contro il vincitore a sorpresa delle primarie repubblicane (per di più con notevole sorpresa e scarsissimo entusiasmo anche da parte dei notabili dello stesso partito repubblicano).

Ultimo cavallo di battaglia dei professionisti dell’anti-Trumpismo è la richiesta di una fantomatica messa in stato di accusa per il Russiagate, ovvero per la presunta sudditanza mostrata da Trump verso il Cremlino, al cui Ministro degli Esteri Lavrov avrebbe rivelato informazioni riservate contro il terrorismo, nonostante che Mosca abbia smentito tutto offrendosi di pubblicare il verbale dell’incontro avvenuto alla Casa Bianca.

Altra accusa formulata sullo stesso filone riguarderebbe le presunte pressioni sull’ex Direttore dell’FBI Comey per ostacolare le indagini su contatti impropri fra alti funzionari dello staff di Trump ed il Cremlino, nonché su una battuta – poi prontamente smentita – formulata da un senatore repubblicano che ipotizzava il fatto che Trump, allora candidato, fosse sul libro paga di Putin.

Ed anche qui, bene ha fatto il presidente Trump a denunciare che “Con tutti gli atti illegali che hanno avuto luogo nella campagna di Clinton e nell’amministrazione Obama non è mai stato nominato un procuratore speciale» come nel suo caso.

D’altronde già in campagna elettorale i grandi giornali, tutti di fede democratica, avevano tentato di montare il caso di un Trump ricattabile dai Russi per via di oscuri interessi economici e storie di incontri con prostitute d’alto bordo, tutto poi finito in un gigantesco buco nell’acqua.

Al netto di tutte le speculazioni mediatiche e politiche, sta emergendo la semplice verità di un establishment di potere che in America non si è ancora rassegnato alla vittoria elettorale di un outsider come Trump, e tenta in ogni modo di liberarsene senza considerare i danni che la ossessione Antirussa propagandata in chiave anti-Trump potrebbe portare alla lotta internazionale contro il terrorismo islamista ed alla pace ed alla stabilità nel mondo intero.

Ed in conclusione di questo anno e mezzo di ferro e di fuoco che ha segnato l’esordio della nuova Presidenza a stelle e strisce sono giunti gli Oscar delle fake news (ovvero delle vere e proprie bufale) che Trump ha voluto assegnare ai grandi giornali che quotidianamente gli fanno la guerra, non volendo ancora accettare il fatto che – nonostante la loro furibonda campagna di demonizzazione svolta sotto elezioni – i cittadini americani lo abbiano eletto alla Casa Bianca: è la DEMOCRAZIA bellezze, verrebbe da rispondere.

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