mercoledì, agosto 15, 2018
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Testimoni di Geova prigionieri di Hitler, Stalin e … Putin

Nel 1948 la giornalista e scrittrice tedesca Margarete Buber-Neumann scrisse il libro tradotto e pubblicato in italiano nel 1994 con il titolo Prigioniera di Stalin e Hitler. In tale documento autobiografico, l’autrice descrisse un’esperienza singolare che la vide protagonista fra gli anni 1938 e 1945. Dopo l’arresto a Mosca di suo marito, dirigente del Partito comunista tedesco caduto in disgrazia, l’autrice moglie di un «nemico del popolo» fu condannata alla «rieducazione» in un campo di lavoro siberiano. Nel 1940, a seguito del patto Ribbentrop-Molotov fra Unione Sovietica e Germania, molti comunisti tedeschi furono consegnati nelle mani della Gestapo. In tal modo, la Buber-Neumann passò direttamente dal gulag staliniano di Karaganda al lager nazista di Ravensbrück, dal quale fu liberata dagli Alleati nel 1945. Per sette anni era stata prigioniera prima di Stalin e poi di Hitler. Un destino simile toccò ai Testimoni di Geova, menzionati più volte nel libro dalla Buber Neumann.

Nel 1945 Margarete Buber-Neumann fu liberata dagli Alleati. In quello stesso anno invece per molti testimoni di Geova tedeschi ebbe inizio la seconda parte di una esperienza analoga a quella toccata alla scrittrice, ma alla rovescia: da prigionieri di Hitler divennero prigionieri di Stalin. Dai lager nazisti, fra il 1933-1945, alle prigioni della Germania Orientale, nel quarantennio 1950-1990. Fu questa la sorte di un popolo pacifico e neutrale; brutalmente perseguitato in Europa, per oltre cinquant’anni, sotto due dittature. I nazisti tentarono di annientare fisicamente i Testimoni; i comunisti di annientarli moralmente. Ma che dire dei territori dell’allora Unione Sovietica? Già nel marzo del 1939 l’attività dei testimoni di Geova fu vietata e molti furono arrestati. Diversi testimoni di Geova persero la vita a seguito di una feroce persecuzione istigata dal clero, durante l’occupazione tedesca. Molti gruppi di partigiani ucraini combattevano contro le truppe tedesche e sovietiche. Per essersi rifiutati di combattere con i partigiani, diversi testimoni furono condannati a morte; altri lo furono per essersi rifiutati di arruolarsi nell’esercito sovietico. A guerra finita, nel giugno del 1947, 30 Testimoni furono arrestati. I funzionari dell’Unione Sovietica consideravano antisovietiche le pubblicazioni dei Testimoni e questi ultimi furono falsamente accusati d’attività sovversiva. Un episodio chiave della persecuzione dei testimoni di Geova in Unione Sovietica si ebbe nel 1951. L’8 aprile di quell’anno 6.100 Testimoni dell’Ucraina occidentale furono deportati in Siberia. Oltre ai Testimoni dell’Ucraina, ne furono deportati altri della Moldavia, della Bielorussia occidentale, della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia. In tutto i Testimoni deportati da queste sei repubbliche furono circa 9.500.

Riguardo al comportamento dei testimoni di Geova nei luoghi di detenzione, Aleksàndr Solzenicyn ha scritto in Arcipegalo Gulag che “i Testimoni di Geova, ligi alle loro regole di vita, si erano rifiutati di prendere le armi in pugno, di lavorare alle fortificazioni, di fare la guardia.

Passarono i decenni e in Ucraina il 28 febbraio 1991 si ebbe la prima registrazione legale nel territorio dell’URSS. Dopo essere stati al bando e perseguitati per oltre 50 anni, i testimoni di Geova ottennero finalmente la libertà religiosa. Alla fine del 1991 furono riabilitati e proclamati “eroi della resistenza all’ateismo di Stato”. Poco dopo l’Unione Sovietica cessò di esistere. Ma facendo un passo indietro nella storia è singolare che 127 anni fa le autorità zariste mandarono in esilio Semyon Kozlickij, uno dei primi testimoni di Geova della Russia, per aver predicato il messaggio della Bibbia. Nel 1891 Semyon Kozlickij fu incatenato e deportato senza processo in Siberia, dove visse fino alla sua morte avvenuta nel 1935. Un episodio degno delle “memorie dei morti” di Dostoevskij e sinistramente profetico per i Testimoni di Geova odierni.

Dopo un periodo di relativa calma durato poco più di vent’anni gli atti persecutori sono ripresi con assiduità sempre crescente, come ampiamente suffragato dalle testimonianze reperibili sul sito ufficiale dei testimoni www.jw.org/it/news/jw-news/ e in altre fonti (per la verità pochissime quelle italiane).

Nella Russia odierna i testimoni di Geova negli ultimi anni sono state vittime di soprusi, raid notturni, irruzioni, confische di centri per le riunioni e altre azioni intimidatorie. Il tutto culminato con la proscrizione o bando del 20 aprile 2017 quando la Corte suprema della Federazione Russa ha dichiarato fuorilegge il Centro Amministrativo dei Testimoni di Geova e tutti i 395 enti giuridici locali dei Testimoni.

Le motivazioni additate nell’accusa del Ministero degli Esteri è quella di “estremisti religiosi”, “sediziosi”, “terroristi” e di cittadini che “pongono una minaccia ai diritti dei cittadini, all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza”. Insomma un ventaglio di accuse che regge il confronto solo con quello rivolte ai terroristi dell’Isis. Affermazioni che hanno del paradosso se si considera che i testimoni sono noti in tutto il mondo per l’atteggiamento pacifico e non violento come obiettori di coscienza. Da loro mai nessuna convergenza verso il nazionalismo o il patriottismo in ogni paese del mondo si trovino. Si può anche non essere d’accordo con il loro modo di pensare e agire come per tutti credi religiosi ovviamente. Di fatto dai loro atteggiamenti e scritti non scaturisce nessuna sollecitazione all’odio politico, razziale, religioso e ne tantomeno l’incitamento alla violenza di qualsiasi genere. Le motivazioni della proscrizione al quale ci troviamo di fronte farebbero pensare una farsa se non fosse che 175.000 cittadini in carne e ossa subiscono una grave sopraffazione psicologica, fisica, sociale ed economica. Altra stramba accusa, quella di includere “nella lista della letteratura estremista” la Torre di Guardia il periodico che con 65 milioni di copie è il più diffuso e letto liberamente in tutto il mondo.

Dopo che sono stati sciolti gli enti giuridici confiscate le proprietà le autorità russe stanno cambiando l’obiettivo del loro attacco e si stanno concentrando sugli individui e sul loro culto. Per gli oltre 175.000 testimoni di Geova della Russia professare la propria fede sta diventando un reato penale. A tal riguardo esemplare la reazione della Chiesa Ortodossa Russa che tramite il Segretario di Stato patriarcale, il metropolita Ilarion di Volokolamsk, ha ribadito di non aver avuto parte nella decisione di proibire i Testimoni di Geova (excusatio non petita?) ma che la decisione è “da considerarsi un atto positivo nella lotta contro la diffusione delle idee settarie, che non hanno nulla in comune con il cristianesimo”.

Tra i pochi a essersi espressi sulla questione in Italia, il sociologo Massimo Introvigne del Cesnur che ha dichiarato all’indomani della sentenza: “Le accuse di estremismo a un gruppo del tutto pacifico e non violento come i Testimoni di Geova, fondate principalmente sul fatto che affermano che la loro religione è l’unica via di salvezza, sono ridicole – prosegue – e con lo stesso criterio si potrebbe mettere al bando qualunque religione”. Per il sociologo torinese “sbaglia chi si lascia convincere dalla propaganda russa che ricicla argomenti ostili ai Testimoni di Geova screditati da anni nella letteratura scientifica. E ci sono già preoccupanti segnali del fatto che i Testimoni di Geova sono solo il primo di molti gruppi religiosi a essere attaccato in Russia”.

Attualmente sono sempre più numerosi gli episodi volti a terrorizzate la comunità dei Testimoni. Mentre il mondo guardava alla Russia per le uscite anticipate dai Mondiali di Messi o Cristiano Ronaldo, diversi Testimoni venivano imprigionati. Attualmente sono 21, fra i quali una donna.

All’indomani del processo di Mosca che li metteva al bando, i Testimoni di Geova russi hanno subito ribadito che non sospenderanno le attività di proselitismo e diffusione del loro credo, animati anche dalla solidarietà ricevuta dai confratelli di tutto il mondo. Per loro, pur nella sofferenza, si tratta di una conferma della giustezza delle convinzioni praticate, visto che il cristiano, secondo il tradizionale messaggio evangelico è oppresso e angariato proprio perché nel giusto. Ad essere sconfitti più che le “vittime” sono eticamente e moralmente forse i “carnefici” e specialmente gli innumerevoli “spettatori” dell’incredibile vicenda.

E cosi, dopo Hitler e Stalin, senza trascurare Mussolini, Franco, Salazar, Ceausescu, solo per citarne alcuni, nel 2018 il potente governo Russo combatte contro una inoffensiva e pacifica minoranza di persone, ree principalmente di praticare la propria religione in maniera diversa dalla fede maggioritaria della nazione. Parafrasando Marx si può affermare che quando la storia si ripete due volte o in questo caso, tre, quattro, dieci volte, è sempre e solo una tragedia.

Roberto Guidotti

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Nella foto, poliziotti armati e agenti del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) fanno irruzione durante una riunione religiosa dei Testimoni di Geova, il 25 maggio 2017 a Orël, in Russia.Dal sito www.jw.org

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