venerdì, Ottobre 30, 2020
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E con il ponte Morandi si sbriciola anche l’Italia

ponte morandi

Genova – Ore 11.37 di martedì 14 agosto: il viadotto Morandi sull’autostrada A10 tra i caselli di Genova Ovest e Aeroporto, 51 anni mal portati , si sbriciola mentre imperversa la bufera. Crollando, il ponte trascina con sé auto e camion, schiantandosi in un mucchio di macerie e lamiere nel greto del torrente Polcevera.  Parafrasando una celebre frase che, dopo l’abiura, avrebbe pronunciato Galileo Galilei davanti  al Tribunale dell’Inquisizione, eppure accade. E qualcuno, e queste sono testimonianze, prima dello schianto del ponte di Genova aveva profeticamente pensato ( o meglio, avvertito) “Eppur si muove”. Sì, il ponte Morandi  reggeva male, vieppiù nel tempo, anche se il giorno del varo fu salutato come una delle opere di cui menar vanto a livello di infrastrutture. Ma il ponte continuava sinistro a vacillare e, sotto le scudisciate della pioggia, è precipitato nel vuoto: un salto di 100 metri che ha inghiottito carcasse e vite umane: ad oggi, si contano 38 morti  tra cui alcuni bambini; altri codice “bollino rosso”; altri  miracolosamente salvati dalla dea Tiche o da non so quale Pietà. Immediatamente dopo, il carosello delle (solite) recriminazioni, i soliti commenti in margine a un accadimento che ha dell’assurdo. Personalmente, di chiose ne ho scritte a bizzeffe, non potevo non marchiare a fuoco una realtà che grida vendetta al cospetto di Dio:  abbiamo davanti  l’immagine di un Paese che si sta sbriciolando. E chissenefrega se i ponti non reggono, se interi abitanti vengono sommersi dai fiumi e da corsi d’acqua che tracimano alla prima torrenziale pioggia, se ettari di boschi vengono  ogni estate divorati dalle fiamme, se le macerie del terremoto rimarranno lì a testimoniare per millenni di un evento catastrofico. L’importante è introitare soldi, perché qualcuno, posseduto dai soldi, è convinto che con i soldi si compra tutto, anche la propria (in)felicità: questo significa  possederne tanti: di là del valore in sé (l’auri sacra fames degli antichi romani, la philargyria dei Greci), non esiste se non nell’immaginario di menti squilibrate : anche in termini di merce di scambio, questo avere smodato va oltre la gittata dei beni,  necessari e non, di cui amiamo circondarci. Beni che lasceremo ai nostri figli, perché vengano rinfocolate liti familiari, su cui si potrebbe scrivere l’immensa biblioteca cieca di cui parlava il grande Borges. L’Italia non funziona, è a rischio default morale e psicologico, non soltanto  fisico e strutturale. Ma nessuno fa niente. Pare avessero rinforzato medio tempore il ponte, ma il ponte è crollato lo stesso. Domani dopodomani fra una settimana fra un mese tutto tornerà come prima, si piangeranno i morti, ognuno piangerà i suoi morti. E se ne avrà la lucida e spietata contezza. Ma, per orribile che possa sembrare(altro che metafora!), morto un papa se ne fa un altro: rimarrà nei libri una pagina di storia rigata di sangue, resterà marchiata a fuoco nella coscienza di qualcuno – ma non ne sono poi così convinto- una responsabilità senza nome, che per il lucro immondo ha preteso il sacrificio di troppe vite. Mi auguro, da cittadino prima che da giurista, che paghino il fio di una immane colpa i malfattori, quelli che non guardano in faccia nessuno pur di intascare prebende e royalty, a cospetto dei quali si erge la dignitosa compostezza (la disperazione) di chi è rimasto a vegliare un ricordo che giace dentro una fredda bara.

Giuseppe Fedeli 

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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