sabato, luglio 20, 2019
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Era scomparsa a fine luglio: Manuela Bailo, uccisa dall’ex amante

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BRESCIA – Sposato, con figli. Alla fine ha confessato di aver ucciso Manuela Bailo, scomparsa da settimane. Erano stati amanti, o forse lo erano ancora. La donna, 35 anni, residente a Brescia, era sparita dallo scorso 29 luglio. Ora è stato rinvenuto il suo cadavere. Ad ucciderla proprio lui, Fabrizio Pasini, 48enne bresciano, sindacalista della Uil e collega della 35enne. Tornato proprio ieri da una vacanza in Sardegna con moglie e figli, ha deciso di confessare e ha condotto gli inquirenti fino al luogo della sepoltura del corpo, il giardino di una cascina nel Cremonese. Trovata anche l’auto, abbandonata dove i due si erano incontrati la sera del 28 luglio a Brescia. L’uomo è ora in stato di fermo. Proprio in quell’occasione, al culmine di una lite, l’uomo ha compiuto il delitto. Ora si indaga sul movente dell’assassino. Pasini aveva negato finora ogni coinvolgimento nella vicenda. Stando alle sue dichiarazioni, la relazione con la donna sarebbe cessata da oltre un anno. Nel corso dell’ultimo litigio, l’uomo si sarebbe procurato una botta alle costole, che avrebbe giustificato con un infortunio domestico.  Stando a quanto affermato dal procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno le indagini non sarebbero ancora chiuse. “Per ora ha confessato – ha spiegato -, ma non ha ancora fornito tutti gli elementi necessari per ricostruire anche le motivazioni di questo gesto”. Il corpo della donna è stato rinvenuto ad Azzanello, in provincia di Cremona, nel giardino di una cascina abbandonata che si trova vicino al fiume Oglio. I due si erano incontrati la sera prima della scomparsa per un aperitivo con altri colleghi. Successivamente, sui telefoni cellulari di amici e conoscenti erano giunti alcuni sms inviati dal telefonino di Manuela, in uno dei quali la donna spiegava che avrebbe dormito al lago da un’amica. In un altro, rivolto al suo responsabile, diceva che non sarebbe andata a lavorare perché aveva la febbre. I carabinieri hanno fin da subito sospettato che quei messaggi non fossero stati scritti dalla donna, ma da altri. A confermarlo l’analisi delle celle: non erano stati inviati dal Garda, ma da Brescia. E Manuela Bailo era già deceduta.

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