mercoledì, Giugno 23, 2021
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Tortoreto, fiaccolata per Denis Cavatassi: rischia la pena capitale

TORTORETO – Rischia la pena di morte il 59enne abruzzese Denis Cavatassi. E’ accusato in Thailandia di essere il mandante dell’omicidio, nel 2011, del suo ex socio in affari. Lui si è sempre proclamato innocente. “Giustizia per Denis Cavatassi”. Una fiaccolata notturna è stata organizzata a Tortoreto per sostenerlo. Il processo è molto discusso e senza un testimone oculare. Ora Denis si trova in una cella con 8 detenuti.  Ad aprire il corteo sono stati i genitori dell’imprenditore abruzzese, con la sorella Romina e il fratello Adriano, che ha dichiarato: “Siamo fiduciosi nella Corte Suprema”. Al fianco di Denis anche le istituzioni, dal sindaco Domenico Piccioni al parlamentare M5S, Antonio Zennaro. Denis è ora in attesa del giudizio della Corte Suprema, visto che sul suo conto pende una condanna alla pena capitale. In centinaia hanno partecipato alla fiaccolata. Scriveva qualche tempo fa un amico di Denis su Facebook: “Caro Denis, sono ormai passati tanti anni dal giorno in cui ti portai con me in quel lungo viaggio. La nostra meta era l’Australia, ma ci fermammo un bel po’ anche in Asia, e la Thailandia colpì il tuo cuore. Mi dicesti da subito che avresti voluto conoscerla meglio, magari trasferirti per iniziare una nuova meravigliosa avventura. Ed io fui felicissimo della tua scelta, del tuo lavoro, di tua moglie e poi della splendida bimba. Non avrei mai potuto immaginare tutto ciò che sarebbe accaduto di lì a poco… La tragedia del 2011, che ci ha lasciato tutti sconcertati… La tua prigionia folle, senza uno straccio di minima prova, senza un trattamento di umana decenza, le firme raccolte, la mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale, la scarcerazione… E la tua telefonata appena liberato, piena di gioia e lacrime, che mai dimenticherò. Credevamo fosse finita lì. E invece no. Le incertezze della sentenza, le incomprensioni di uno Stato nel quale non vi è certezza del diritto, le telefonate con tua sorella Romina, gli avvocati che speculavano sulla tua pelle, i silenzi imposti per una ragionevole speranza di liberazione… Oggi credo sia stata fatta la scelta migliore: quella di interrompere il silenzio e raccontare a tutti la tua pazzesca storia, rendere la tua vicenda un vero e proprio caso internazionale, dove la giustizia e il diritto sono stati palesemente calpestati. Ora le associazioni di difesa dei diritti umani devono metterti ai primi posti dei loro pur pieni odg, le nostre istituzioni dovranno intervenire e risolvere. Tu sei un cittadino di questa Italia e di questa Europa, ed io mi aspetto che Italia ed Europa facciano, come devono, il loro dovere. Quello di liberarti e riportarti a casa. Nella mia vita ho conosciuto migliaia di persone, e posso dire che tu sei una delle poche che ha sempre mostrato e dimostrato di avere due grandi doti: un cuore enorme, ed una forza di volontà infinita. Io questo lo so. Altri, al tuo posto, sarebbero crollati da un pezzo. Tu no, tu ce la farai. Ti aspettiamo qui. A fra poco Parò”.

 

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