martedì, Ottobre 19, 2021
Home > Italia > Terremoto 2016: lacerazione infinita. Eppure si ricomincia a vivere

Terremoto 2016: lacerazione infinita. Eppure si ricomincia a vivere

Slow Food

Terremoto 2016: tra passato e futuro, il presente è ancora impigliato in un limbo fatto di ricordi, lacrime, macerie. Eppure, anche se in uno scenario da brividi, la vita è ricominciata. A due anni dal sisma che devastò il Centro Italia, la lacerazione della terra è ancora viva e presente nelle anime di chi quel giorno ha perso tutto, anche la speranza. Non solo nel futuro, ma nello Stato, nelle Istituzioni, nella giustizia. Dal 24 agosto 2016 tutto è cambiato. Ma quella stessa popolazione spezzata, piegata, devastata, distrutta da un evento imprevedibile quanto terribile, ha riacquistato nel tempo consapevolezza, ha preso forza, ha tenuto duro, è andata avanti. Malgrado tutto.

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 un boato inghiottì la vita di 303 persone. Centinaia i feriti, migliaia gli sfollati. Ed ora? “Ricostruiremo tutto, più bello di prima”. Il dolore e la speranza vengono così immortalati in uno scatto postato sui social. Commemorazioni ad Amatrice e Arquata del Tronto, con i nomi di chi ha perso la vita scanditi alle 3.36 in punto. Presente alla veglia anche il premier, Giuseppe Conte.  Nel 2016, l’anno del terremoto, quella del 24 agosto rappresentò solo la prima scossa. Di magnitudo 6.0, con epicentro lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP), fu seguita da due potenti repliche avvenute il 26 ottobre 2016 con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra i comuni della Provincia di Macerata di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera.

Il 30 ottobre 2016 venne quindi registrata la scossa più forte, di magnitudo momento 6.5, con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in Provincia di Perugia. Infine, la sequenza del 18 gennaio 2017: quattro forti scosse di magnitudo superiore a 5, con massima pari a 5.5. Questo insieme di eventi provocò in tutto circa 11.000 sfollati, 388 feriti e 303 morti, dei quali 3 morirono per via indiretta (causa infarto). Impressionante la macchina dei soccorsi, instancabile, forte, solidale. Una solidarietà ed una forza che hanno contrastato, stridendo, con la distanza e l’assenza di uno Stato che dovrebbe fungere da padre del popolo, ma che in questo caso ha messo in evidenza tutte le proprie inefficienze, tutti i propri paradossi.

Così, mentre i soccorritori scavavano tra le macerie per recuperare i corpi, dagli esponenti dell’allora governo tante belle parole, fiumi di parole. E poi sfilate, passerelle. Le operazioni di salvataggio videro impiegati anche pastori tedeschi, pastori belgi, pastori tedeschi, labrador e border collie. Grazie a loro, i cani, molte vite furono salvate e molti corpi vennero restituiti ai familiari delle vittime. E, come allora, anche ora a Genova. Sempre presenti, sempre pronti a prestare soccorso. E proprio da loro in molti dovrebbero imparare. Gli italiani reagirono alla tragedia esprimendo la propria solidarietà in mille modi diversi: chi inviando viveri e vestiario, chi donando attraverso gli sms solidali. Che purtroppo, però, si rivelarono una beffa. Eh già, perché in realtà nessuno degli sfollati ne trasse beneficio. Dei 34 milioni donati dagli italiani dopo il terremoto del Centro Italia sono stati infatti finanziati, ad oggi, 17 progetti. E, a due anni dal sisma, ne è stato realizzato solo uno. Per quanto riguarda le Marche, sono stati finanziati nove progetti tra i quali la grotta sudatoria di Acquasanta Terme e la strada statale Valdaso, rispettivamente 3 e 5 milioni di euro, fortemente contestati. La Regione Marche aveva proposto anche la realizzazione di una pista ciclabile, poi bloccata. E, ancora adesso, gli italiani si chiedono perché quei soldi non siano serviti a supplire in qualche modo all’emergenza terremoto e siano invece stati bloccati per finanziare opere sicuramente di grande importanza, ma non tutte indispensabili.

Lucia Mosca

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net