domenica, agosto 25, 2019
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Bambini sottratti, l’odissea di Giovanni Arcangeli

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Bimbi sottratti, il racconto di un’altra odissea. Giovanni Arcangeli è padre di un bambino di quasi 6 anni. Anche la sua, come tante altre vicende riportate sul nostro quotidiano nel corso dei mesi, è una storia di infelicità legata alla sottrazione di un minore da parte della mamma.

“Nell’estate del 2016  – racconta – la mamma del bambino, durante una vacanza ha trattenuto il bambino in Ucraina prima scappando e poi soggiornando presso l’abitazione dei genitori di lei. Ho subito presentato istanza di rientro ai sensi della convenzione dell’Aja del 1980 direttamente in tribunale, ma sono passati quasi 2 anni e non hanno ancora emesso una sentenza: non appena hanno capito (letto il controricorso della madre) che avrebbero dovuto ordinare il rientro, sono iniziati i ricatti (anche per il tramite delle stesse istituzioni ucraine) ed hanno architettato un “balletto” della mia istanza che è stata rimpallata qua e la fra i giudici del tribunale cittadino. Ne sono cambiati ben 5, tutti di prima istanza: il primo ha chiesto la separazione delle domande (l’istanza fu infatti presentata in un procedimento di affidamento del bambino chiesto dalla madre) con conseguente assegnazione ad altro giudice; il secondo, il presidente del tribunale, mi ha “avvisato” che queste cose possono durare a lungo e visto che le donne ucraine di solito vogliono soldi sarebbe stato meglio scoprire quanto voleva mia moglie (!), ha tenuto il caso per 6 mesi, poi si è ritirato dal caso con perfetto tempismo; sì, perché così il caso è stato assegnato ad altro giudice che di lì a poco venne arrestato; di nuovo in cancelleria, assegnato ad un 4° giudice che fa un po’ di udienze e viene sospesa per un anno dal lavoro dal loro CSM… Caso assegnato ad un 5° giudice… vedremo”.

Un’odissea incredibile, interamente documentata. Ma che sembra ben lontana dal concludersi a breve.


“Ne frattempo il bambino  – prosegue Arcangeli – non è andato all’asilo per un anno, pur necessitando di supporto logopedico poiché a 4 anni ancora non parlava. Eppure ogni mattina veniva condotto in una casa dove, ho scoperto poi, una insegnante di letteratura aveva organizzato in casa propria un asilo privato illegale, condotto senza licenze e senza controlli sanitari. Non riceve le vaccinazioni obbligatorie perché la madre le rifiuta ritenendole rischiose… eppure in Italia (fortunatamente) aveva fatto tutte quelle necessarie (obbligatorie e facoltative). I servizi di tutela minorile aiutano la madre con documentazione varia, consapevoli della completa impunità”. E, anche in questo caso come in tanti altri, lo Stato italiano praticamente assente.

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