martedì, Ottobre 26, 2021
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Elezioni in Svezia del 9 settembre e possibile vittoria dell’euroscetticismo

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Che la Penisola Scandinava sia sempre stata un po’ per conto suo (così come il Regno Unito e l’Irlanda) non è una novità, ma negli ultimi anni abbiamo assistito ad un avvicinamento rispetto alla linea progressista ed eurocentrica, complice anche l’egemonia tedesca e l’accondiscendenza francese a tutte le manovre proposte dalla commissione, che tutto sommato non dispiacevano ad economie di welfare come quelle di Svezia, Finlandia e Norvegia.

Ma dalla Brexit in poi il paradigma europeo è stato messo in discussione, per lasciare spazio a nuovi sentimenti di popolo che ricordano i moti del ’48. Sentimento in cui i cosiddetti populisti hanno iniziato ad identificarsi ed a cambiare drasticamente le geometrie elettorali. I Paesi dell’est ed ora anche l’Italia spingono verso un cambiamento di rotta, che metta al primo posto gli interessi nazionali, e di questa tendenza si sta permeando anche l’opinione pubblica scandinava.

Il polso di quanto le nuove tematiche saranno rappresentative dell’elettorato l’avremo a partire dalla metà del mese di settembre, ovvero in seguito allo spoglio delle urne delle elezioni politiche che si terranno in Svezia il 9 settembre. E per la prima volta, dopo molti anni, il blocco socialista e progressista sembra in netto svantaggio rispetto al centrodestra tradizionale e “federato” ed ai nuovi movimenti che dai due estremi chiedono a gran voce più attenzione alle classi disagiate e lotta all’immigrazione.

Quest’ultimo punto dovrebbe farci sorridere, perché dati alla mano, gli Svedesi sono sempre stati un popolo multiculturale con pochi problemi di integrazione. Una considerazione che ci sentiamo di fare è anche che, anche per ragioni geografiche, la Svezia ha sempre attirato un certo tipo di migrazione, qualificata ed operosa, che bene si addiceva a colmare il vuoto nei segmenti produttivi più manuali, in cui i cittadini svedesi poco si cimentavano.

Tornando alle stime elettorali, quello che possiamo aspettarci quindi è una vittoria del centrodestra, o comunque del centro, in un nuovo assetto che si sposta verso il polo moderato, ma non dovesse essere sufficiente a costituire un governo cd. “di minoranza” come quello attualmente in carica sotto la responsabilità del Premier Stefan Löfven, per ottenere una maggioranza duratura il perno istituzionale potrebbe cadere sui Democratici Svedesi, che a discapito del nome sono un partito di interesse nazionale, ascrivibile alla Lega in Italia e tendenzialmente euroscettico.

Tutti i pronostici sono rinviati al 10 di settembre, con i primi exit poll, perché il Paese adotta un sistema elettorale prettamente proporzionale (con soglia di sbarramento al 4%) e senza dubbio nessun partito o coalizione sarà in grado di ottenere il 51% dei voti.

Enrico Bolzan

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