sabato, Luglio 31, 2021
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A Confindustria non piacciono le nazionalizzazioni

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In una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia chiede di “uscire dal pregiudizio che il pubblico sia puro e il privato iper-negativo” e avverte: la base imprenditoriale è nervosa.
Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha invitato a non cadere nei dogmi sulla ricostruzione del Ponte Morandi e sul futuro di Autostrade.

“Non fare in fretta, ma presto. E’ la città di Genova che ha diritto ad avere certezza”, ha detto il presidente, sottolineando che “un conto sono le responsabilità penali, che spetta alla magistratura accertare. Altro conto è fornire le risposte adeguate a un problema, senza pero’ cadere nella ideologia dei buoni contro i cattivi”.

Sul possibile coinvolgimento di Fincantieri nella ricostruzione del ponte, Boccia ha invitato a non cadere “nel dogma sì al pubblico, no al privato”. “Un governo si misura dai risultati che ottiene, non se scatena una ricerca delle colpe che, come ho detto, devono fare i giudici, altrimenti si crea confusione”.

 “Noi ci aspettiamo che una questione particolare non venga usata per generalizzare. Il governo vuole nazionalizzare? Va bene, quando scadrà la concessione, ridiscuterà l’accordo. Ma se si fa ora un decreto per nazionalizzare, si crea un elemento di distonia dello Stato di diritto. Ma davvero vogliamo revocare una concessione ancora prima che le responsabilità siano accertate? Così daremmo una sentenza politica prima di quella penale, mettendo in gioco la credibilità dello Stato”.

Per Boccia l’aumento dello spread “è un effetto, non la causa, dipende dalle scelte di politica economica e lo pagano le famiglie con i mutui e i debiti delle aziende. Paghiamo tutti”. “Chiedo che il governo passi dalla fase adolescenziale a quella adulta”, ha aggiunto, “non vorrei essere il primo presidente che porta gli industriali in piazza. La nostra base è molto nervosa, me lo chiede. Mi creda, mi sto sforzando di tenerla buona. C’è ancora un po’ di tempo per evitare proteste plateali, diciamo fino alla manovra”.

Il segnale che si aspettano gli imprenditori è una manovra che “non aumenta il deficit e che recupera il termine industria, assente nel contratto di governo. Non entro ora nei dettagli, vorrei soltanto capire se si vuole finalmente uscire dalla fase di campagna elettorale per parlare di crescita e sviluppo e non solo di pensioni e immigrati”.

Zappelli Andrea
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