mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Pamela Mastropietro, nuovo sopralluogo in via Spalato: alla ricerca della carne rossa

macerata

MACERATA – Un nuovo sopralluogo è stato effettuato nel mese di agosto nella casa degli orrori, in via Spalato, da parte dei carabinieri. Secondo indiscrezioni, i militari sarebbero andati alla ricerca di ulteriori indizi che possano apportare nuovo materiale investigativo relativamente all’omicidio di Pamela Mastropiertro, la 18enne romana uccisa, fatta a pezzi e chiusa in due valigie per poi essere abbandonata nelle campagne di Pollenza. Nel frigorifero dell’abitazione pare infatti fosse presente della “carne rossa”, di non ben specificata natura. Attualmente in carcere, unico indagato in relazione al delitto, è Innocent Oseghale, su cui gravano le accuse di omicidio volontario aggravato in quanto commesso nell’ambito una violenza sessuale, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica.

Sul corpo di Pamela Mastropietro, lo ricordiamo, sono state rinvenute le sole tracce del dna di Innocent Oseghale.  E, stando alle prove raccolte, il Procuratore della Repubblica, Giovanni Giorgio, non ha dubbi: Pamela Mastropietro è stata uccisa a seguito degli abusi subiti per cancellare le prove, come sostenuto in più occasioni anche con la stampa dalla famiglia della giovane romana.  L’esame autoptico ha inoltre ravvisato due coltellate al fegato che hanno avuto “un ruolo nel determinismo morte”, una lesione profonda “prodotta quando la giovane era ancora a cuore battente” e un colpo inferto alla testa con un corpo contundente in condizioni di vitalità dei tessuti. Quando è stata accoltellata, quindi, la giovane era ancora viva. Nel mese di giugno sono usciti dall’inchiesta per omicidio Lucky Awelima e Desmond Lucky, arrestati inizialmente con Innocent Oseghale per l’omicidio di Pamela Mastropietro e lo smembramento del cadavere a Macerata. Non possono però che destare numerose perplessità le foto choc rinvenute sul cellulare di Awelima mesi fa, che mostrano ragazzi torturati.

Immagini che potrebbero essere assimiliate, o far venire in mente, quelle delle torture perpetrate nei campi libici.  Le foto trovate nel cellulare di Awelina, secondo il perito della Procura, sarebbero state scattate e non scaricate.In una si nota in primo piano un giovane nero sottoposto a tortura, con la lingua tagliata, in un’altra un giovane steso a terra che viene, anche lui, torturato. In un’ altra foto su un bilancino c’ è una busta con palline di eroina“. Poi ce ne sarebbe un’altra, una sorta di selfie con’affettatrice professionale sullo sfondo. Si presume che, al di là dell’inchiesta sul brutale assassinio della giovane romana, la Procura anche su questo aspetto stia indagando per fare chiarezza. Di certo si tratta di elementi che fanno riflettere circa il contesto culturale e mentale che caratterizza i soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda. E sono ancora molte, troppe, le ombre che devono essere dissipate relativamente al terribile delitto, in quanto, come asserito in più occasioni da fonti della Procura, Oseghale non può aver fatto tutto da solo.

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