mercoledì, settembre 26, 2018
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Orbán e l’Europa: la Polonia si schiera con l’Ungheria

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La Polonia ha dichiarato che porrà il veto a eventuali sanzioni dell’Unione europea nei confronti dell’Ungheria. L’annuncio arriva all’indomani del voto avvenuto all’Europarlamento in favore della procedura contro Budapest a causa di “minaccia sistemica” ai valori fondanti dell’Ue. Si tratta del passo iniziale per l’attivazione dell’articolo 7 del trattato, noto anche come “opzione nucleare”, che toglierebbe il diritto di voto a Budapest. 

L’articolo in questione così recita: “Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura.
È la prima volta che il Parlamento europeo invita il Consiglio dell’UE ad agire contro uno Stato membro per prevenire una minaccia sistemica ai valori fondanti dell’Unione. Questi valori, sanciti dall’articolo 2 del Trattato UE e ripresi nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, comprendono il rispetto per la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto e i diritti umani.”
Preventivamente alla procedura, che mira ed evitare sanzioni superflue, la procedura consiglia di tentare una via di dialogo, in questo caso direttamente con il premier ungherese, per provare a trovare una convergenza. Tale possibilità è stata votata e convalidata con con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astensioni, quando era necessaria una maggioranza dei due terzi sui voti espressi e un minimo di 376 voti a favore.
I partiti italiani sono molto spaccati rispetto a questo provvedimento: la rappresentazione grafica del voto sugli schermi del Parlamento europeo a Strasburgo ha mostrato chiaramente le diverse anime dell’assemblea in questo caso. A votare a favore del cosiddetto “Rapporto Sargentini” è stata la stragrande maggioranza dell’emiciclo. Contrari solo i deputati nella parte destra dell’aula. Tra gli eurodeputati italiani hanno votato contro l’attivazione dell’articolo 7, paragrafo 1, gli esponenti di Forza Italia, Unione di Centro e Lega. A favore, invece, il Partito Democratico ed il Movimento Cinque Stelle. La maggioranza Lega-M5S che sostiene il governo italiano si è divisa, così come è successo anche in Austria e in Belgio. Più in generale, la vicenda ha messo in mostra le drammatica situazione in cui versa l’Unione europea, attraversata da pulsioni xenofobe, tensioni populistiche e spaccature nazionali. La maggioranza a favore dell’attivazione dell’articolo 7 è stata più ampia del previsto. A otto mesi dalle elezioni europee numerosi deputati hanno voluto prendere le distanze dall’Ungheria.
Le preoccupazioni emerse dalla discussione nel Parlamento Europeo riguardano sostanzialmente il sistema costituzionale e del sistema elettorale ungherese, l’indipendenza della magistratura e di altre istituzioni e i diritti dei giudici, la corruzione e i conflitti di interesse, la tutela della vita privata e la protezione dei dati, la libertà di espressione, la libertà accademica, la libertà di religione, la libertà di associazione, il diritto alla parità di trattamento, i diritti delle persone appartenenti a minoranze, compresi i rom e gli ebrei, e la protezione dalle dichiarazioni di odio contro tali minoranze, i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, i diritti economici e sociali.

La proposta di decisione del Consiglio, approvata mercoledì, sarà trasmessa agli Stati membri dell’UE. Questi possono, deliberando a maggioranza di quattro quinti, determinare l’esistenza di un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell’UE in Ungheria. Il Consiglio dovrebbe prima ascoltare le opinioni delle autorità ungheresi. Ogni eventuale decisione dovrà quindi ricevere il consenso del Parlamento. Gli Stati membri possono anche decidere di rivolgere raccomandazioni all’Ungheria affinché affronti la situazione di rischio.

In una fase successiva, il Consiglio europeo (Capi di stato o di governo) può determinare, all’unanimità e con l’approvazione finale del Parlamento, l’esistenza in Ungheria di una grave e persistente violazione (e non più rischio) dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali. Ciò potrebbe infine portare a sanzioni, come la sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio dei Ministri o a sanzioni economiche.

Enrico Bolzan

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