domenica, Novembre 29, 2020
Home > Italia > “L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca”

“L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca”

< img src="https://www.la-notizia.net/inespresse" alt="inespresse"

Desidero iniziare questo mio breve articolo con una frase di Sergio Marchionne: “L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca”. “Credit crunch”, stretta creditizia, crollo della domanda, burocrazia elefantiaca, tassazione record, mancato pagamento dei creditori (Stato compreso) cui si è aggiunto dal 2011 lo spread, determinano una lenta ma inesorabile asfissia per le imprese. Sono venuti meno questi fattori? No. Le aziende hanno potuto contare almeno sulla solvibilità dello Stato? No, Eppure…Il valore dell’export è passato da 364 nel 2007 a 411 miliardi nel 2017 (+13%) ed i margini di crescita sono ancora enormi.
• Non solo food, vino e moda: a fare la parte del leone sulle rotte commerciali nel 2017 è il settore della meccanica strumentale, seguito da quello degli autoveicoli, dei prodotti farmaceutici e dell’abbigliamento.
• tra il 2007 ad oggi, il valore economico dell’export nostrano è aumentato, passando da 364 a 411 miliardi.

Le PMI con meno di 50 addetti sono ben oltre il 90 per cento del totale, con circa 11 milioni di addetti che producono oltre il 50 per cento del valore aggiunto totale del Paese, quindi occuparsi delle PMI non significa concentrarsi su un pezzo del sistema economico italiano, ma nella sostanza, del sistema nel suo complesso. Ma questa crescita non basta visto il mercato interno sempre più asfittico che offre dei margini di profitto sempre più inconsistenti, per cui per almeno i prossimi venti anni le piccole e medie imprese devono avere ben chiaro che devono riporre il “business core” all’estero in attesa che il mercato interno riparta. Premettendo che è l’export che ci ha salvato e ci salverà, l’Italia ha perso la bellezza di due posizioni nel commercio internazionali dal 2007 al 2017. Noi siamo cresciuti è vero ma gli altri Paesi sono cresciuti di più, più velocemente, forse perché meglio organizzati e molto più aggressivi? Certo ciò ha contribuito ma mai come l’incapacità da parte del governo centrale di avere una vision, una strategia ed un modello di business, in una sola parola l’incapacità di fare sistema. Il Paese come al solito si tiene grazie agli italiani capaci di affrontare con coraggio il domani consapevoli del fatto che un reale sostegno da parte dello Stato non c’è.

• L’export dei primati è anche l’export inespresso. Non è un paradosso ma lo stato dell’arte del nostro commercio estero: 417,1 miliardi di euro di esportazioni e 51,5 miliardi di avanzo commerciale nel 2017, massimi storici, ma un numero di esportatori che resta basso, troppo per il potenziale che potremmo esprimere. Ma i margini di crescita se lo Stato cominciasse a pensare in termini di crescita e non di difesa sarebbero a due cifre e non a una come fonti anche autorevoli, vedi il Sole24ore, pensano.
• La Sace prevede un +4% nei prossimi quattro anni, € 490 miliardi nel 2020, troppo poco per un Paese che deve uscire fuori da una recessione come mai prima dal dopoguerra.
• Una crescita di questo genere vedrebbe il nostro Paese perdere ulteriori posizioni nell’ambito del commercio internazionale.
• Per questo non c’è più tempo da perdere ed è urgente che l’attuale governo imiti, come già sta facendo, le “best practices” del sistema francese.

Come accelerare? Noi proponiamo:

1. una cabina di regia che l’ex ministro Calenda giustamente intravedeva nel ministero da lui presieduto, quello del- lo Sviluppo Economico;

2. una difesa degli interessi italiani, in primis in Europa, e più precisamente nei confronti di Francia e Germania che da sempre spadroneggiano e saccheggiano il nostro Paese (Libia, acciaierie, gas, grande distribuzione, chimica, asset della moda e del lusso…per non parlare di tutta una serie di accordi commerciali con Paesi terzi a scapito della nostra produzione agricola ecc…);

3. la creazione di una catena di distribuzione italiana per l’estero (spesso abbreviata GDO), a partecipazione pubblica, a capitale misto pubblico e privato, la sola in grado di garantire un equo compenso ai nostri produttori che troppo spesso pur esportando si trovano in grandi difficoltà vista l’esiguità dei margini; un primo parziale esempio lo abbiamo dal CAAB di Bologna (Centro Agroalimentare di Bologna);

4. dare maggior sostegno alle realtà che riescono a fare massa critica, fondamentale per affrontare il mercato estero e ab- battere i costi di internazionalizzazione, come i consorzi e le reti di impresa; finanziamenti che devono essere dati sul- la base di un rating, una griglia di valutazione per premiare i migliori.

5. investimenti importanti per contrastare la contraffazione e l’italian sounding; investimenti che, come dimostra l’esempio del Consorzio Grana Padano, portano ad un sicuro ritorno economico vista la vittoria per via giudiziale di tutte le varie controversie;

6. creare degli standard, dei parametri di valutazione oggettivi, in modo da premiare quelle realtà che presentano delle best practises.

l’Italia può volare! Con il suo saper fare, con le sue eccellenze, le sue peculiarità ha tutte le carte in regole per diventare l’alter ego del made in China. Per questo siamo assolutamente convinti che la crisi, questa crisi, rappresenti una straordinaria opportunità.

E’ vero l’Italia è un Paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità e sta a noi tirarla fuori.
Non c’è nulla di male o di amorale nell’essere forti e potenti purché questa forza e questa potenza vengano utilizzate con responsabità per il bene dell’area e se sarà possibile, per l’Europa.
                                                                                          

                                                                             Gabriele Felice  

Responsabile nazionale per le piccole e e medie imprese 

 Movimento Nazionale per la Sovranità

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net

 

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *