giovedì, Ottobre 21, 2021
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Lecce, uccide i vicini per questioni di parcheggio: tre le vittime, per lui scattano le manette

grottammare

CURSI (LE) – Oggi, a Cursi, è il giorno dello sgomento. “Volevo mettere fine a questa storia  – ha dichiarato l’autore del triplice omicidio – sono pronto a pagare”. Ha ucciso i vicini per un dissidio legato al parcheggio. Un movente inquietante, scaturito da dissapori di cattivo vicinato. Un omicidio premeditato. Non è ancora chiaro come si sia procurato la pistola. Ma su questo aspetto gli inquirenti stanno indagando. I vicini raccontano di piccoli screzi, ma nulla che potesse fare pensare a tutto questo. Roberto Pappadà, 57 anni,  è accusato di triplice omicidio pluriaggravato da futili motivi e premeditazione.

Nell’interrogatorio sostenuto di fronte al magistrato di turno Donatina Buffelli, accompagnato dal legale Nicola Leo, ha raccontato in maniera lucida la propria vendetta, spiegando che il vaso era ornai “sbatterrato” dopo un anno e mezzo, secondo quanto da lui stesso dichiarato, di soprusi subiti. Nel frattempo è deceduta, nel corso della notte, una delle due donne rimaste gravemente ferite nella tarda serata di ieri dopo il vicino di casa, Pappadà per l’appunto, nel corso di una lite ha sparato, uccidendo sul colpo Franco e Andrea Marti, rispettivamente padre e figlio di 63 e 36 anni. La terza vittima è Maria Assunta Quarta, 52 anni, zia di Andrea, che era ricoverata all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Non sono invece considerate gravi le condizioni della mamma di Andrea e moglie di Franco Marti, Fernanda Quarta, ricoverata nell’ospedale di Tricase. Era stata raggiunta all’addome da colpi di arma da fuoco. Da quanto è stato possibile apprendere, sembra che la lite sia nata per strada, in via Tevere, dove Pappadà abita proprio di fronte l’abitazione della famiglia Marti.

Pappadà é stato visto estrarre la pistola e sparare prima contro Andrea Marti, appena arrivato con l’auto e poi contro il padre, la madre e la zia di quest’ultimo. I tre erano in casa e sono usciti per strada sentendo gli spari e venendo a loro volta raggiunti dai colpi di arma da fuoco. I rapporti tra le due famiglie erano molto tesi per ripetuti contrasti. Per Pappadà sono scattate le manette.

“Me lo facevano apposta a parcheggiare le loro auto davanti casa mia. Ho sbagliato, non voglio essere difeso, pagherò, ma dovevo mettere fine a questa storia”. Ha confessato con queste parole, nella notte, Roberto Pappadà l’aver ucciso di proposito i vicini per screzi di vicinato legati al parcheggio in via Tevere dove l’omicida e le vittime abitavano.

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