giovedì, Dicembre 9, 2021
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USA, passa in Senato il primo voto su Kavanaugh: battuta d’arresto per i democratici

trump
Il Senato di Washington, controllato di strettissima misura (51 a 49) dai Repubblicani, ha approvato nel pomeriggio il primo voto di natura procedurale sulla nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema da parte del Presidente Trump dopo la chiusura dell’infuocato dibattito odierno, segnando una battuta d’arresto per la campagna accusatoria della opposizione Democratica e dei movimenti femministi.

Cresce quindi negli States l’attesa per il voto finale sulla conferma di Kavanaugh previsto per domani, soprattutto in considerazione della doppia e contrapposta sorpresa registrata nella votazione di oggi che ha visto il GOP perdere un voto dopo la defezione della senatrice Repubblicana Lisa Murkowski, compensata dall’inatteso voto positivo incassato dal senatore Democratico Joe Manchin.ì nella ennesima riedizione della guerra dei sessi.

Dopo l’incredibile vicenda di una denuncia per tentata violenza sessuale improvvisamente mossa a 36 anni dai fatti dalla presunta vittima contro il giudice Kavanaugh designato alla Corte Suprema, il Presidente Trump – per mettere infine a tacere la sfrenata polemica montata dai Democratici – aveva concesso giovedì scorso un’altra settimana di indagini da parte degli organi inquirenti.

 “Ho ordinato all’Fbi di condurre un’indagine supplementare” sul caso Kavanaugh,”come richiesto dalla commissione del Senato incaricata della convalida della nomina presidenziale” aveva annunciato Trump. “L’indagine dovrà concludersi entro 7 giorni e sarà limitata alle attuali accuse credibili.” E conseguentemente i senatori Repubblicani avevano accolto la richiesta del tentennante senatore GOP Flake di rinviare di 7 giorni il voto in Aula.

Mark Judge, compagno di liceo di Kavanaugh aveva detto che avrebbe collaborato con l’Fbi se necessario: lui era alla festa dove la donna accusatrice, Ford, dice di essere stata aggredita negli Anni Ottanta, e la Ford si era dichiarata soddisfatta dell’avvio dell’indagine dell’Fbi anche se dicendosi delusa dal fatto che la stessa non avrebbe dovrebbe essere limitata nel tempo e nell’ambito della ricerca.

Si avvia quindi a conclusione con il voto finale di domani in Senato l’ennesima puntata della ossessiva caccia alle streghe anti-Trump che va avanti da 2 anni negli Stati Uniti, e che ha assistito ultimamente alla comparsa di presunte talpe e sabotatori interni al Ministero della Giustizia, pronti a boicottare la politica dell’amministrazione presidenziale ed a richiedere – almeno negli auspici della grande stampa USA tutta fanaticamente anti-Trump – l’accertamento dell’inidoneità mentale del Presidente Trump a svolgere la propria funzione, senza però che sussista traccia alcuna dell’esistenza di tale procedura.

Ed alla furibonda campagna anti-Trump si è accodato ultimamente anche l’ex presidente Obama, violando l’obbligo di imparzialità degli ex inquilini della Casa Bianca.

“Bisogna riportare onestà e decenza nel governo”, ha ammonito Barack Obama, ex presidente degli Stati Uniti mentre veniva insignito di un riconoscimento per l’etica nel governo durante il suo intervento all’Università dell’Illinois.

Ed aveva continuato: “Gli americani devono ribellarsi ai prepotenti, non seguirli” evidenziando che “negli ultimi decenni le politiche di divisione, rancore e paranoia hanno sfortunatamente trovato casa nel partito repubblicano, le conseguenze per chi di noi resta ai margini sono più gravi” che in elezioni passate.

Il riferimento è al voto di Midterm a novembre e l’azione di Obama di oggi è considerata come l’avvio del suo coinvolgimento nella campagna elettorale.

Durante il discorso di Barack Obama mi sono addormentato”: così Donald Trump aveva commentato il duro attacco nei suoi confronti.

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