sabato, Novembre 27, 2021
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La condanna di Luca Traini: una testimonianza scuote Macerata

< img src="https://www.la-notizia.net/luca-traini.jpg" alt="luca traini"

di Maurizio Verdenelli

La condanna di Luca Traini: una testimonianza scuote Macerata. Ci voleva una commerciante di origine abruzzesi (lei è nata cinquant’anni fa a Francavilla a mare) titolare di un notissimo bar-tavola calda in via Lauri, nel centro storico per squarciare il tradizionale velo perbenista di Macerata, quello stesso che in un recente reportage giornalistico apparso su una testata nazionale, è stato definito non senza qualche ragione, ‘Il laboratorio della paura’. Carmela Santone ha detto esattamente ciò che pensava questa mattina a La7 (nel corso del popolare format ‘L’aria che tira’). Ha difeso umanamente Luca Traini, il ventinovenne tolentinate, condannato a 12 anni di reclusione per strage, avendo ferito 6 persone di colore a seguito del tragico caso di Pamela. Dal bancone de ‘La Tazza d’oro’, il suo locale, la popolarissima Carmela (una figura di riferimento per la popolazione studentesca della vicina Accademia di Belle Arti che hanno arricchito con i loro quadri le pareti del bar) non si è ritirata dietro giochi di parole come tutti gli altri che davanti ad un taccuino o ad un microfono smentiscono ciò che liberamente dicono ‘pur che resti tra noi’. Traini, un incensurato, una persona considerata come ‘difensore dei deboli e delle donne’ profondamente toccato dalla vicenda di droga che aveva investito i suoi sentimenti più cari (in relazione ad un fidanzamento fallito proprio per questo) non va crocifisso, per Carmela Santone, ma aiutato in quel percorso di recupero peraltro già da lui segnalato nell’intervento in corte d’Assise a Macerata quando ha annunciato la sua intenzione d’iscriversi alla facoltà di Storia ad Urbino. “Certo –dice la Santone- il suo grave gesto rimane e certo Luca non è un matto, ma vittima di una situazione di estrema crisi, quella stessa che solo fino a poco tempo fa vivevamo anche e soprattutto noi nel settore del commercio, seppure in modo inferiore ai giovani, a quelle generazioni perdute di cui tutti i sociologi parlono. Tuttavia Luca Traini non va considerato alla stregua di un grande criminale abituale, di un ‘ngranghetista di cui aver paura, di un appartenente ad associazioni mafiose che da tempo lungo le nostre coste stanno mostrando la loro ombra minacciosa: lui è un solitario, un uomo solo arrabbiato, come quelli che si vedono in certi film americani, che ha sbagliato. Ma va aiutato e non gettato in fondo ad un carcere, nel fango di una canaglia, in una cella e buttar via le chiavi. E’ anche lui vittima dell’Italia di questi tempi”.

In realtà Luca Traini in carcere è trattato con grande umanità, anzi ‘con amorevolezza’ come lui ha riconosciuto in aula ringraziando il personale degli istituti penitenziari. E il suo ‘grazie’ pubblico è venuto anche alle forze dell’Ordine che stanno cambiando le ‘cose’ sul fronte della lotta alla droga.

Quella di Carmela è stata comunque una testimonianza unica. Quando la cara collega (d’origini fabrianesi) Leyla Ben Salah, inviata de ‘La7’ era entrata al bar di Carmela, appariva davvero… disperata. Richiesta di un parere sulla condanna a Luca Traini, l’autore di quella che i media hanno concordemente definito ‘il folle raid’, Macerata si era fino a quel punto chiusa a riccio davanti alla sua telecamere. Praticamente, in gergo giornalistico, non c’era servizio. La solita Macerata del bisbiglio, dei sussurri e delle grida, mai delle denunce formali -‘tutte le volte che sollecitavo chi mi rivelava illeciti sotto i portici, a venire in questura, era il solito rifiuto’ mi confidò anni fa, un funzionario di PS. “Nel ‘400 ci si ammazzava, per futili motivi, sui tetti per non perdere il decoro sulla pubblica piazza” racconta un po’ sorridendo lo storico Silvano Iommi. E’ una città, questo capoluogo marchigiano e non solo, che è apparso anche stavolta voler nascondere una tragedia, che è davvero italiana, scoppiata tuttavia nel suo seno. Emblematico caso è a livello editoriale il libro Pamela (curato dal sottoscritto e dai redattori di un giornale online, cui hanno collaborato giornalisti e scrittori di fama nazionale) praticamente nascosto ed ignorato. “Il volume è bellissimo e tratta molto di più del caso giudiziario, ma quel nome fa paura” è la motivazione, peraltro intrisa da chiare ragioni. Che segnalano però a loro volta un malessere nella società che lo nasconde formalmente per liberarlo magari nel silenzio dell’urna.

E su Traini, il Vendicatore da tutti formalmente ripudiato, silenzi diplomatici, giri di parole prima del grido (verificare registrazione sul wb, prego) dell’abruzzese di Corridonia , dove abita, Carmela: una vicenda che ricorda da vicino la trama dell’immortale fiaba di hans Cristian Andersen: “I vestiti nuovi dell’imperatore”. Una donna, la Santone, abituata a parlar chiaro. Come quando Alba Parietti, ospite di ‘Musicultura’, l’apprezzò così tanto da chiederle umilmente scusa e diventare la sua più abituale cliente in quel breve soggiorno maceratese. “Era successo – ricorda Carmela- che la Parietti fosse scesa in un albergo vicino al mio bar, il ‘Lauri’ e mi fosse chiesto di portarle la colazione. Avevo preparato un menù da regina. Ma quando in camera, Alba vide che nell’affollato vassoio, mancava la sua marmellata preferita, alle fragole, aveva avuto uno scatto. Non mi sono fatta intimidire. E le ho detto allora che si doveva vergognare di parlare così, che in Italia ci sono così tanti poveri da non potersi permettere neppure un caffè la mattina. Lo so bene op che vengo da una famiglia poverissima. Devo dire che a quel punto la Parietti mi chiese scusa: comprese perfettamente. E diventammo seppure per poco, grandi amiche”.

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