mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Il 17 ottobre giornata mondiale della (lotta alla) povertà. Ma non era stata abolita?

DI MAIO LASCIA LA GUIDA DEI 5STELLE

Domani, 17 ottobre, è la giornata mondiale della lotta alla povertà. Promulgata dall’Onu con la Risoluzione 47/196 del 22 dicembre 1992 e fissata nella data di inizio autunno perché vuole ricordare quando, nel 1987, si riunirono al Trocadèro di Parigi oltre 100.000 persone di varie nazionalità per denunciare la violazione dei diritti umani insita nella condizione di povertà, con particolare riferimento alle regioni del Terzo Mondo.

Da allora sono passati 31 anni, ma la povertà sembra tutt’altro che sconfitta; anzi, la recente fase di crisi economica che ha colpito i benestanti Paesi Occidentali sembra aver fatto tornare in auge questo termine anche per i nostri connazionali.

In Italia si contano all’incirca 6 milioni e mezzo di persone sotto la soglia di povertà assoluta. Tale cifra sale a quasi 10 milioni se consideriamo anche la soglia di povertà relativa, un vero dramma sociale che colpisce oltre il 15% dei 60 milioni di abitanti e che non risparmia neanche le ricche e produttive città del nord.

Il concetto di povertà è legato a doppia mandata a quello di lavoro e, nonostante flebili segnali di crescita in questo senso nell’ultimo triennio, non serve essere economisti per constatare che il lavoro, soprattutto al Sud e tra i giovani, resta una Chimera. Su 3 milioni di disoccupati, quasi la metà sono al sud, mentre oltre la metà sono giovani tra i 15 e i 35 anni.

Tutta questa premessa per riportare il discorso all’ultima campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo scorso, dove tutti gli schieramenti (con nomi diversi) hanno proposto misure sussidiarie per la lotta alla povertà. Dall’implementazione al Reddito di Inclusione offerto dal Pd (Rei), al Reddito di dignità proposto dal centrodestra, per arrivare al Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle, poi entrato a piè pari nel Contratto del Governo del Cambiamento lega-stellato.

Luigi Di Maio, vicepremier e Ministro del Lavoro, verso la fine di settembre dichiarava in una puntata di Porta a Porta: “Con questa manovra, con questa legge di bilancio, avremo abolito la povertà”. In pratica, entro la fine dell’anno, grazie alla legge con cui lo Stato Italiano decide dove e come spendere i propri soldi, questi sei milioni e mezzo di indigenti dovrebbero tornare ad una condizione di vita più dignitosa ed uscire dall’incubo di non arrivare alla fine del mese.

Cosa prevede esattamente la manovra? Sostanzialmente un assegno mensile, di 780€, e nel corso di un biennio almeno 3 proposte di lavoro da parte dei rinnovati centri per l’impiego, oltre a corsi di formazione, lavori socialmente utili, atti a non tenere le persone “sul divano” in attesa che il lavoro piova dal cielo.

Messa così sembra una straordinaria manovra, se non fosse che nelle prime stime del def (documento di economia e finanza, ovvero un’idea di quello che potrebbe essere la legge di bilancio) la cifra destinata al Reddito di cittadinanza corrisponde a 10 miliardi di euro. Che corrisponde ad appena 130€ al mese, cifra ben lontana dalla soglia di benessere ipotizzata a 780€.

Non vogliamo entrare nel merito della misura, che può piacere o meno, ma osserviamo che le casse dello stato versano in una valle di lacrime e che la lotta alla povertà sarà un percorso lungo e tortuoso che impegnerà i gialloverdi per i prossimi anni, e probabilmente anche chi verrà dopo. E per tutti coloro che mercoledì sera vorranno brindare alla fine delle indigenze per milioni di italiani, consigliamo di farlo, coerentemente, con l’acqua minerale di Chiara Ferragni.

Andrea Zappelli