domenica, Novembre 28, 2021
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Debito italiano declassato: il Paese a un passo dal baratro o al giro di boa?

Dopo la notizia dell’avvenuto declassamento del debito italiano da parte della importante agenzia di rating statunitense Moody’s che ha tagliato la valutazione dell’Italia da Baa2 con previsioni negative a Baa3 con previsioni stabili (ad un solo gradino al di sopra del livello dei “junk bond” ovvero delle obbligazioni spazzatura) la situazione della finanza pubblica dopo la spericolata manovra con deficit al 2,4% del PIL approvata dal nuovo governo giallo-verde appare se possibilie ancora più delicata.

Anche se ovviamente il disastro dell’enorme debito pubblico accumulato dall’italia negli ultimi 70 anni non può esser addebitato a formazioni politiche da poco giunte al potere, si impone una riflessione sulla cosiddetta “manovra del popolo” che, prevedendo una valanga di spesa pubblica assistenziale, aggrava ancor più i conti già precari del Paese.

Al netto delle valutazioni sulle scelte di maggiore spesa adottate dal nuovo DEF, e delle vibranti polemiche succedutesi con la Commissione Europea che ha severamente bocciato la manovra, giunte anche agli insulti, la resa dei conti arriverà lunedì mattina alla riapertura dei mercati finanziari.

Assisteremo ad una ulteriore impennata dello spread con conseguente aumento degli interessi dovuti dall’Italia sul debito sovrano a spese dei contribuenti, dovuta allo scivolamento del Paese sull’orlo del baratro, oppure i mercati avranno già scontato l’atteso declassamento e potrebbe materializzarsi il tanto atteso rimbalzo verso quotazioni meno negative, derivanti dalla sensazione che il peggio potrebbe essere dietro le spalle?

Staremo a vedere, ma da chi – come il nostro giornale – si guarda con simpatia al nuovo governo è necessario far giungere un suggerimento urgente a Palazzo Chigi: un Paese che spreme come limoni i propri contribuenti incassando 810 miliardi di Euro l’anno da cittadini e imprese, e non riuscendo comunque a sostenere la valanga di 850 miliardi di Euro annui di spesa pubblica – largamente improduttiva e assistenziale – prima di aggiungere un solo centesimo al mare di spese ed elargizioni a carico del bilancio statale in uno scenario da autentico assalto alla diligenza si fermi a riflettere.

Sarebbe sufficiente tagliare di appena il 5% l’enorme spesa pubblica per giungere non solo al pareggio di bilancio previsto in Costituzione ma addirittura ad un piccolo avanzo che possa iniziare ad abbattere l’enorme massa del debito pubblico che pesa come un macigno sui settori produttivi della nostra economia.

Ed in quale famiglia super indebitata prima di spendere un solo Euro in più non si provvede prima a tagliare sprechi e costi superflui?

Il tempo stringe ed una profonda riflessione si impone, prima di trascinare l’Italia nel baratro.