lunedì, Dicembre 6, 2021
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Alessandro Neri, l’omicidio. Una donna usata come esca?

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PESCARA – La mamma di Alessandro Neri affronta ogni giorno con grande coraggio il proprio dolore e si dice assolutamente fiduciosa nelle forze dell’ordine. Anche se, a distanza di mesi, il killer del giovane scomparso dalla propria abitazione di Spoltore per poi essere trovato cadavere non è stato ancora assicurato alla giustizia.  Le indagini, tuttavia, non si sono mai fermate. E si spera che presto gli investigatori scrivano il capitolo finale di questa storia, inquietante e dolorosa, non solo per la modalità in cui i fatti sono accaduti, ma anche e soprattutto perché Alessandro era definito da tutti un giovane senza ombre, privo della capacità di fare del male. La sua morte apparirebbe riconducibile, stando agli elementi finora raccolti, infatti, ad un movente di tipo economico.

Sono molti i tasselli da mettere insieme, molte le ombre da fugare. Si è tanto parlato del Dna femminile rinvenuto sugli abiti del giovane, ed in particolare sulla sua biancheria intima. Ma Alessandro Neri non è stato ucciso da una donna. Che sia stata utilizzata come esca?  La modalità con cui è stato compiuto il delitto rimanda, ad una analisi di fatti e dettagli, come anticipato, ad un movente di tipo economico, o ad una vendetta. Due colpi di arma da fuoco secchi: un’esecuzione, che poco si addice al modus operandi  di una donna. Difficilmente un soggetto di sesso femminile uccide in quel modo. Difficilmente una donna mette in atto una vera e propria esecuzione in un luogo isolato, tendendo una trappola alla vittima, lasciando sul luogo del delitto il suo telefonino. Ma forse è stata proprio lei la trappola tesa, l’esca che ha condotto il giovane a cadere nell’inganno. La testimonianza choc resa tempo fa nel corso della trasmissione “La Vita in Diretta”,  aveva rivelato un particolare di primaria importanza. Una donna, che si era qualificata come un’amica di Alessandro Neri, aveva affermato di sapere chi fosse l’assassino del giovane. Si tratterebbe di una persona che Alessandro conosceva bene e che aveva problemi con la giustizia. “L’ho visto al funerale, so chi è”. La testimone aveva parlato al maschile. Le dichiarazioni rese di fronte alle telecamere sono finite in possesso anche degli inquirenti, che si sono attivati per raccogliere prove, anche se al momento non si è ancora arrivati alla soluzione del caso. Facendo riferimento anche alle intuizioni della mamma di Ale, Laura Lamaletto, il killer sarebbe presumibilmente di Pescara e sicuramente conosceva bene il giovane. Ma non ha agito da solo.

Una cosa è certa: l’assassino è nel giro delle conoscenze del giovane. Ed appartiene al territorio. Ci sono poi alcuni dettagli che fanno riflettere. Alessandro Neri ha portato via da casa un pacchetto prima di essere ucciso. Dopo aver scaricato la spesa, ha parlato con mamma Laura, è andato in camera ed è uscito per lasciare qualcosa in macchina, poi è rientrato. Le chiavi dell’auto di Alessandro sono state trovate nella zona di Pescara sud, in prossimità del cimitero di San Silvestro. Questo elemento conferisce alle indagini una ben precisa direzione. Sono solo due, ad ora, alla luce di questo fatto, le strade possibili. Il killer è di Pescara, conosceva bene Alessandro, che ha lasciato la propria auto in centro per poi incontrare il proprio assassino e salire sul suo veicolo. Seconda ipotesi: chi l’ha ucciso è tornato sui propri passi per far sì che le chiavi venissero rinvenute nel luogo del’abbandono del corpo per sviare le indagini.
E il Dna femminile fa supporre un nuovo, possibile sviluppo: lei viene usata come esca per tendergli una trappola. Un uomo esplode i colpi. In due sono a trasportare il cadavere. Si tratta ovviamente solo di supposizioni, che dovranno, nel caso, essere supportate da concreti elementi d’indagine.