martedì, Ottobre 27, 2020
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Macerata: FCA e il dopo-Marchionne secondo Bentivogli

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di Maurizio Verdenelli

FCA riparte in Italia giovedì 29 prossimo dopo la conference call a Londra dei giorni scorsi. “Ci vediamo a Torino al tavolo con Mike Manley, il nuovo Ceo, erede di Sergio Marchionne e siamo fiduciosi perché ha mostrato concretamente di credere all’Italia, all’interno della macroregione Emea (acronimo di Europa, Medio Oriente ed Africa ndr), mettendoci a capo un italiano, Pietro Gorlier sostituendo il dimissionario Alfredo Altavilla dimissionario a luglio e rafforzando il gabinetto di regia per l’Europa”.

Lo ha annunciato ieri sera a Macerata al ‘Claudiani’ Marco Bentivogli, segretario nazionale FIM-Cisl, ospite del circolo Aldo Moro -“Nel suo nome solo verità ed impegno” ha detto il dirigente sindacalista- nel ciclo degli Incontri d’Autunno. A Torino il nuovo amministratore delegato, che come responsabile del brand Jeep (pronto nel 2020 il modello elettrico, ha rivelato Bentivogli) ha avuto un grande successo. Era già l’erede designato di Marchionne al suo addio già programmato e che la malattia ha drammaticamente abbreviato all’inizio dell’estate scorsa.

Manley discuterà con noi del piano industriale già discusso cinque mesi fa al Balocco con il focus sull’Italia, e come realizzarlo” dice il segretario nazionale dei metalmeccanici Cisl, l’uomo criticato per aver firmato con l’ex ministro Carlo Calenda il ‘Piano industriale dell’Italia delle competenze’ (“scusate che male c’è?”) e che non risparmia critiche, senza nominarlo, a quell’altro ministro (“che sull’Ilva si è intestato un patto in extremis da cui era stato assente” E su Renzi: “Voleva addirittura nazionalizzarla”).

Scusi, Bentivogli, sente la mancanza di Marchionne o prevedete di sentirla?

Neppure per sogno. Sia chiaro sul piano delle relazioni sindacale, anche se su Pomigliano d’Arco, con la produzione della Panda -all’azienda andava un profitto di 40 euro per ciascun’auto: era meglio se avesse prodotto borse- ha salvato l’occupazione, anzi aumentandola. Tuttavia era difficile dialogare con lui, così complesso, così complicato. E non dimenticava mai che dei 5 miliardi di utili, uno solo per FCA arrivava dall’Europa… Non sbagliava chi diceva che in fondo solo lui sapeva cosa aveva in mente di fare. Padroneggiava il pianeta Fiat e poi FCA che peraltro aveva salvato e rilanciato alla grande. Chiarisco meglio nel senso che aveva tutto in pugno ed era difficile confrontarsi con lui: spesso si trattava di prendere o lasciare. Fu così anche per il caos Pomigliano e noi…prendemmo, anche se qualcuno del sindacato non avrebbe voluto. Forse non aveva capito appieno…”.

Nel piano che andrete a discutere si parlerà non solo di Maserati, che ha avuto flessioni sul mercato (ha detto Manley) ma pure di Alfa Romeo con nuovi prodotti hi tech dopo il successo di ‘Giulia’ e soprattutto ‘Stelvio’…

Devo dare atto a FCA che Cassino dove si producono le due vetture è una fabbrica gioiello”.

Lo ripete più volte, quella parola ‘gioiello’ nell’auditorium affollato e a quel punto lievemente ‘stranito’ di anziani lavoratori ‘duri e puri’ ex pci -tra loro anche il presidente Istao, Pietro Marcolini, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, l’on. Adriano Ciaffi, gli ex assessori Giuseppe Spernanzoni, Renato Pasqualetti. Sono loro ad intervenire e a porre le domande più barricadiere ad un sindacalista che da sempre cerca il dialogo e che non fa mistero, senza far mai nomi, di non avere eccessivamente in simpatia, in ordine di entrata, Cinque stelle e Lega.

Il tema è pressante “SOS Lavoro – L’innovazione cambia il lavoro e il rapporto tra imprenditori e lavoratori –dalla rinascita della Fiat all’Ilva, il coraggio di negoziare e sottoscrivere accordi per i lavoratori”. “Il dibattito sul lavoro è ampiamente degradato. Si dice sempre: il lavoro al centro, invece risulta nella realtà ai margini. Si sono fatte otto riforme in merito: un’assurdita. Ci ha dovuto pensare ora il papa, nella Settimana sociale, a porre le coordinate al problema. Sacrosante! (chi scrive ricorda al riguardo un candidato presidente, poi eletto, ricordarsi dopo un terribile sforzo di memoria di aver dimenticato il problema Lavoro nel suo programma: rimediò ponendolo al primo punto…virtualmente ndr)”.

Continua Bentivogli: “Il lavoro va cambiato anche perché adesso c’è di mezzo la tecnologia, una grande opportunità che va governata. E sono finiti i tempi, ricordo, della fabbrica Fiat di trattori a Jesi in cui si poteva dire che tra un mezzo agricolo e l’altro prodotto, l’operaio poteva leggersi tranquillamente il giornale”.

A dare contorni marchigiani all’Incontro di ieri sera, è stato Marco Ferracuti, segretario regionale Cisl: “Le Marche, la regione più manifatturiera d’Italia in rapporto alla popolazione e che viaggiava sugli stessi binari dello sviluppo e dell’occupazione con Veneto ed Emilia Romagna, sta ora inabissandosi. Il trend economico, sfiancato da una burocrazia senza limiti e da costi dell’energia un terzo più gravosi di quelli europei,, è ormai da regione meridionale ed ora la Fiat marchigiana, ‘IGuzzini illuminazione’ di Recanati, 1.500 dipendenti di cui 770 ‘in loco’, ha nuovi azionisti di maggioranza dalla Svezia…”.

Dice il segretario nazionale FIM: “Per il caso iGuzzini, nessun pregiudizio per i nuovi azionisti, ma dialogo e necessità di garanzie per l’occupazione. Non sono italiani? Siamo europei, e non dimentico d’aver scritto che l’imprenditoria italiana ha conosciuto nella sua nascita e sviluppo chi pancia a terra lavorava duramente per costruirsi una futura azienda partendo anche da una semplice officina e chi, magari i figli, pancia all’aria si godeva semplicemente la vita a Formentera. Volete sapere una cosa? Mi capitò di essere testimone di un caso analogo. Morto un grande imprenditore dell’acciaio a Vicenza, faticammo molto per rintracciare il figlio erede, che dopo i funerali del padre era tornato a Formentera…”.

Tornando a Recanati…

Grande rammarico. Perché ad esempio Teuco era arrivata ad un punto vicinissimo a Jacuzzi come produzione, capacità progetto, qualità, vendite a livello mondiale, poi…tutto è sparito. In ogni caso abbiamo fiducia nei nuovi manager che dall’estero vengono ad inserirsi nel cambio generazionale delle grandi famiglie imprenditoriali italiane. Ad esempio non ho mai condiviso il fatto che a Fabriano non si potessero fare investimenti stranieri: c’era un’espressa richiesta che non si realizzassero e questo alla fine non ha dato una mano al territorio al momento della crisi”.

Sì, questi cambi hanno avuto effetti devastanti per l’occupazione in generale –ha continuato Bentivogli- c’è stata una parabola evidente nella storia dell’imprenditoria del Paese che può essere esemplificata dal caso Fabriano”.

Il senatore Aristide, amico personale di Enrico Mattei (che gli indicò la strada dell’energia per investire) era ricordato dal figlio Francesco, anch’egli poi senatore, per l’amorevolezza che aveva nei confronti degli operai. ‘Ci raccomandava di essere sempre molto cauti per non privare i lavoratori dell’occupazione, del sostentamento loro e delle famiglie’.

Ora invece, la parola operaio –ha concluso indignandosi il segretario Fim- appare come una nuova forma di disprezzo. ‘Vuole forse che uno studente del Classico si metta a friggere patatine per McDonald’s’ mi ha detto un giornalista. Gli ho risposto ringhiando che io avevo fritto patatine da McDonald’s. E non condivido affatto lo slogan: ‘Siamo studenti non operai’ che ha portato alla cessazione dell’iniziativa alternanza scuola –lavoro (tema che ieri sera è stato sollevato dall’ex direttore dell’Istituto ‘Varnelli’ di Cingoli, Elio Carfagna ndr). Tutto questo per due settimane all’anno di lavoro e per un’esperienza davvero formativa sia di vita che di lavoro. Ai giovani bisognerebbe inculcare passione non regalar loro cellulari”.

L’ultima raccomandazione da parte del segretario Fim: “La sfida mondiale sul lavoro va vinta sulla qualità non sul numero dei pezzi prodotti, come alcuni casi anche e soprattutto in questa regione ‘al plurale’ – con particolare riferimento all’area Fabrianese- hanno ampiamente dimostrato. Il Giappone e la Corea lo stanno insegnando a tutti, rilevando e rilanciando anche in Italia fabbriche in perdita. Vi siete mai chiesti il perché di quelle due ‘bandierine’: Compro oro e Slot machine, innalzate nei luoghi prima fiorenti di lavoro e d’occupazione? Si stanno allargando quelle aree a vista d’occhio anche qui nelle Marche”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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