giovedì, Dicembre 2, 2021
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Dall’internazionalismo alla globalizzazione: sempre ultimi gli Italiani

concerto per la festa della repubblica

Ci risiamo: è tipico di certa manipolazione dell’opinione pubblica assai diffusa nel nostro Paese, attuata nel dopoguerra anche attraverso la modifica dei libri di testo scolastici la alterazione della verità dei fatti storici e sociali.

Essa viene diretta oggi a sostegno della cosiddetta globalizzazione, già conosciuta come quell’ntenazionalismo tanto caro ai nostalgici del socialismo reale ed ai loro eredi da sempre intenti a divulgare al popolo Italiano gli immortali principi dell’accoglienza a tutti i costi dei clandestini che sbarcano sulle nostre  coste ed alla mondializzazione spinta dei processi economici e produttivi, agevolati dall’impoverimento dei lavoratori Italiani sottoposti alla concorrenza sleale imposta dai medesimi immigrati illegali, spinti dal bisogno ad accettare salari da fame  come novelli schiavi utili vittime dei trafficanti di uomini.

Ed assai funzionale alla dittatura del conformismo buonista e globalista appare il rifiuto da parte degli esponenti di certa cultura e dei loro simpatizzanti,del valore del compimento dell’Unità d’Italia attraverso la forte e compatta partecipazione alla “Grande Guerra” che ha unito tutti gli Italiani, di ogni ceto sociale e di ogni provenienza. I

Tale rifiuto pregiudiziale del patriottismo come elemento unificante del Paese   emerge ancor oggi tanto dal voto negativo del PD alla delibera che impegna la giunta Capitolina ad esporre il Tricolore il 4 Novembre per commemorare la vittoria della Grande Guerra, quanto l’intervento imposto a Montecitorio dal Presidente della Camera, che ha chiesto ai commessi di sequestrare il Tricolore, esposto da parlamentari che volevano onorare e commemorare questo avvenimento, definendolo per di più “ striscione” in maniera indegna e dispregiativa.

Ma che il volere popolare fosse assolutamente disatteso da queste forze politiche, emerge anche della mancata volontà di svolgere  la commemorazione di quella che venne definita la marcia del Milite Ignoto, che vide chiamare a raccolta in tutte le città attraversate dalle 11 salme degli ignoti caduti alla prima guerra, e poi da Aquileia a Roma della salma prescelta, ed ancora la impressionante folla di Italiani che si radunarono a Piazza Venezia per la tumulazione il 4 Novembre 1921, come già descritto in altro articolo.

Ieri come oggi, quindi, l’ideologia ispirata all’Internazionalismo, oggi definita globalizzazione, vorrebbe proibire al popolo Italiano la possibilità di esprimere il riconoscimento del valore di Patria e di appartenenza al proprio Stato, alla propria terra, alle proprie tradizioni, evocando addirittura stereotipi di ideologie oramai consegnate alla storia, continuando istericamente a definire fascisti tutti coloro osino semplicemente manifestare sentimenti patriottici, del tutto naturali, legittimi ed apprezzati in qualsiasi altra Nazione.

Vengono così condannati pregiudizialmente coloro che difendono la Nazione, ed i suoi confini, la Patria e la sovranità, e tutto ciò che definisce l’Italia come Stato libero ed indipendente.

Si arriva  addirittura al punto da definire razzisti, oltre che fascisti, tutti coloro che in virtù di quei naturali principi di difesa e tutela si contrappongono ad una immigrazione clandestina massiccia, disordinata e generalizzata, generando di fatto tensioni sociali e insicurezza, o che peggio chiedono il rispetto di quei confini che i Nostri Padri e avi hanno difeso con la vita e con il sangue.

Si attacca quindi chiunque si azzardi semplicemente a chiedere il rispetto delle leggi che regolano l’ingresso legittimo nel territorio Italiano, continuando a seminare discordia fra i cittadini del nostro Paese, anzichè perseguire finalmente una giusta pacificazione a 75 anni dalla terribile guerra civile che insanguinò il nostro Paese.

Il 25 Aprile è uno degli esempi più conclamati di questa volontà di divisione e contrapposizione: non a caso una parte dell’Italia crede di festeggiare la Liberazione, mentre un’altra parte ricorda la fine sanguinosa di una guerra civile voluta dopo un clamoroso tradimento di un alleato in armi voluto da una monarchia squalificata davanti al proprio popolo.

Non a caso in quel giorno sfilano bandiere di partito che non hanno nessun significato di Unità d’Italia.

L’unica data quindi che rappresenta dunque, per volere popolare, l’Italia Unita, è il 4 Novembre.

Ma che le forze politiche rappresentanti la sinistra non abbiano mai rispettato la volontà popolare, anche quando è netta e determinata, lo dimostrano i recenti avvenimenti svoltisi dopo le gravi sconfitte elettorali subite dalla sinistra in occasione del referendum Istituzionale del dicembre 2016, e delle consultazioni politiche di marzo.

In entrambi i casi le forze politiche di sinistra, nonostante le pesanti sconfitte incassate hanno continuato con la tradizionale politica antipatriottica, continuando a seminare divisioni tra gli Italiani, anzichè perseguire una giusta pacificazione ormai necessaria e voluta dalla grande maggioranza dei cittadini .

Ettore Lembo

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