mercoledì, Aprile 21, 2021
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Dopo anni di violenze e sopraffazioni denuncia il suo aguzzino del clan Casamonica

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Nei giorni scorsi è stata data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per maltrattamenti anche in danno delle due figlie, e violenza sessuale, nei confronti di Raffaele Casamonica, 47 anni, esponente del noto clan, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale Ordinario di Roma, presso il carcere di Rebibbia, ove lo stesso è già detenuto con fine pena 2031.

Lo scorso mese di aprile, su delega della  Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, la IV sezione della Squadra Mobile di Roma ha avviato una riservata attività di indagine sulla vicenda in cui è coinvolta una donna che, dopo anni convivenza e matrimonio con Raffaele Casamonica, ha trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare le gravi e ripetute condotte violente nei suoi confronti.

La vittima, nelle sue puntuali e mai contraddittorie dichiarazioni, ha ripercorso il lungo drammatico vissuto con l’uomo, dal loro primo incontro, quando era ancora molto giovane, al matrimonio nel 2013 a Roma, alla sua fuga disperata per trovare rifugio in una struttura protetta con le due figlie.

La donna, che aveva conosciuto il marito in un paese dell’Europa centrale nel 2004, ove questi viveva in latitanza e sotto false generalità,  si era trasferita a Roma,  e soltanto in seguito aveva compreso a quale famiglia appartenesse il marito.

La donna ha riferito della difficoltà ad uscire dalla spirale di violenza in cui si è venuta a trovare e  delle condizioni  nelle quali era stata costretta a vivere, subendo prevaricazioni,  umiliazioni, percosse, ed ogni forma di controllo, in stato di totale isolamento, costretta anche a rapporti sessuali imposti, e trattata con disprezzo.

Ha riferito di  avere subito ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici  che hanno determinato in lei una condizione di totale asservimento al marito e ai suoi familiari, che le hanno imposto di tenere una condotta coerente alle usanze della famiglia di etnia rom, condividendone il modo di vivere, anche per quanto riguarda l’educazione delle bambine, l’abbigliamento da indossare e persino  l’acconciatura dei capelli.

Ha anche riferito delle gravi minacce di morte ricevute, dopo la carcerazione del marito, poiché aveva deciso di non sottostare più alla condizione di maltrattamento e sottomissione alle “regole” imposte dalla “famiglia Casamonica” decidendo anche di tagliare  i capelli ed indossare i pantaloni.

Anche in assenza dell’indagato è stata costantemente tenuta sotto controllo da tutta la cerchia dei familiari, costretta a rispettare i loro ordini, nonostante avesse espresso la volontà di sottrarsi alla condizione nella quale era costretta a vivere.

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