mercoledì, giugno 26, 2019
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Oseghale, il giorno del giudizio: il Gup dice no al rito abbreviato, si va in Corte d’Assise

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di Elisa Cinquepalmi

MACERATA – Palazzo di giustizia blindato, giornalisti assediati fuori, come per il processo di Luca Traini (3 ottobre 2018). È arrivato alle 8.35, Innocent Oseghale, presunto autore dell’omicidio della diciottenne romana Pamela Mastropietro.
Il nigeriano, accusato di omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere, oltre che di  violenza sessuale, è entrato in Tribunale accompagnato dalle urla e dagli striscioni dei familiari di Pamela, dei suoi amici che da Roma sono venuti davanti al Tribunale di Macerata per chiedere giustizia per la giovane.
“Fuori i mostri dall’Italia!”, ” Io sto con Traini”, “Vogliamo Salvini”.
Si è conclusa intorno alle 14.30 la lunga udienza preliminare con la decisione del Gup di rigettare il rito abbreviato condizionato dalla presenza di sei testimoni (medici legali e tossicologi della difesa e della Procura e due detenuti che erano nello stesso carcere dell’imputato).
Ammesse le parti civili: la famiglia di Pamela, il Comune di Macerata ed il proprietario dell’appartamento di via Spalato, rappresentato dall’avvocato Andrea Marchiori (in questo file audio record20181126113956(1) l’intervista). Tutti presenti in aula, incluso il sindaco di Macerata, Romano Carancini, indignato dai cori ultrà.
“Non abbiamo bisogno degli ultrà, i maceratesi sono persone rispettose che non hanno bisogno di fare processi in piazza.Macerata ha sofferto senza manifestazioni plateali”.
Sono state queste le parole del primo cittadino che all’uscita dal Tribunale è stato atteso dai  manifestanti dalla sete di giustizia. ” Siete dei fascisti!”, questa è stata la sua risposta agli insulti.
In aula, l’Avv.Marco Valerio Verni, zio della diciottenne romana, ha depositato la consulenza medico legale, dove attesta che Pamela non è morta per overdose, mentre Innocent Oseghale ha letto una lettera di scuse scritta in inglese.
“Una presa in giro” affermano la mamma ed il legale Verni, zio di Pamela, che con fermezza non ha mai abbandonato lo sguardo di chi ha spezzato la vita della ragazza.
In aula è stata rigettata dalla Procura anche la richiesta d’eccezione, considerata infondata in quanto la notifica del domicilio era regolare. La prima udienza davanti alla Corte d’Assise si terrà il 13 Febbraio 2019.

“Il nostro interesse era quello di addivenire quanto prima ad un confronto”. Questo il commento del Procuratore Giovanni Giorgio.  Era la prima volta che la mamma di Pamela, Alessandra Verni, incrociava lo sguardo di Innocent Oseghale. “Mi sono trattenuta molto – ha dichiarato – per rispetto della giustizia”.  La 18enne romana è stata stuprata, uccisa, fatta a pezzi per poi essere chiusa in due valigie e abbandonata nelle campagne di Pollenza. Nella lettera letta in aula Oseghale ha chiesto scusa agli italiani e alla famiglia per quello che ha fatto (non ammettendo comunque la responsabilità per quanto riguarda il delitto). Nessun perdono, ovviamente, ci sarà da parte della madre, Alessandra Verni, e dello zio, Marco Valerio Verni (in questo file audio record20181126123659 la sua intervista). Abbiamo raccolto, relativamente ad alcuni particolari aspetti del caso, incluso il possibile coinvolgimento nella vicenda della mafia nigeriana, la testimonianza del diacono Davide Fabbri record20181126113956 e della rappresentante di un’associazione che lotta contro la violenza di genere record20181126103247.


“Oseghale, chi proteggi?”. Questa la scritta (in foto) che campeggiava su uno degli striscioni di fronte al Tribunale. Verità e giustizia è quello che l’Italia chiede per Pamela Mastropietro. E, dal 13 febbraio, il bene e il male si confronteranno in aula.

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