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Urla di donne invisibili: dalla Lidu onlus la proposta di concretezza

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Affinché i riflettori sul problema della violenza sulle donne non si accendano solo nella giornata dedicata, la Lidu, Lega Italiana Diritti Dell’Uomo, ha indetto un convegno che si è svolto il 23 novembre 2018, con qualche giorno di anticipo sulla data ufficiale che è il 25 novembre, dal titolo “Urla di donne invisibili, testimonianze di coraggio e dignità”.

Un convegno che ha visto certamente vari relatori di spicco, intercalati da toccanti momenti artistici con l’interpretazione di poesie attinenti il problema, la presentazione di un fumetto, belle performance musicali. Sono state portate le testimonianze di donne che hanno vissuto incredibili brutalità, che devono far riflettere.

Di assoluto rilievo l’intervento di Claudia Corinna Benedetti, Presidente ONPS  – Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza –  ed Ambasciatrice di Pace, la quale ha ricordato che la normativa vigente certamente può essere considerata valida, che tuttavia le pene devono essere applicate e la donna non deve essere abbandonata a se stessa oltre al fatto che lo Stato deve intervenire a loro tutela sia per quanto riguarda l’assistenza sanitaria  post-violenza che legale, cosa che invece ad oggi non avviene.


Nel voler rinvigorire questi principi, ha anche proposto una petizione da presentare alle due Camere a seduta congiunta, con un numero rilevante di firme, che non siano solo firme di donne, ma che accolgano magari in egual numero anche gli uomini.

Altri relatori hanno evidenziato che l’uomo e la donna hanno pari dignità e pari responsabilità finalizzate al raggiungimento del medesimo obiettivo: la vita. Devono quindi imparare a rispettarsi senza prevaricarsi.

L’aumento, non solo in Italia ma addirittura nel mondo, dei crimini contro la donna è un fenomeno che può essere contrastato sì con le leggi, ma soprattutto con la cultura ed il rispetto che deve essere impartito fin dalla più tenera età, cominciando quindi dalla scuola, a partire dalla scuola materna e dall’asilo in soluzione di continuità fino alle scuole superiori ed alla stessa università, così da formare persone che possano rispettarsi in famiglia, dove avvengono i più cruenti atti criminali, nei luoghi di lavoro ed in società.

Importante anche il ruolo della stampa e delle televisioni, che devono porre maggior attenzione responsabilizzandosi ed evitando di presentare queste violenze in maniera eccessivamente mediatica, anche per evitare ad inutili sovraesposizione che spesso mortificano le vittime, costringendole di fatto a subire una ulteriore violenza.

Ettore Lembo

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