sabato, dicembre 15, 2018
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Mafia nigeriana, gli arresti. La famiglia Mastropietro: “Occorreva attendere il massacro di una diciottenne?”

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Riceviamo dalla famiglia Mastropietro e pubblichiamo: “Non possiamo che prendere atto delle dichiarazioni apparse sulla stampa da parte di chi,a vario titolo,ha ricondotto gli arresti di questi giorni alla tragica e drammatica vicenda di Pamela e,per quel che conta,accoglierle di buon grado.Il suo martirio vuol dire che è servito a qualcosa.
Ma,ci chiediamo:occorreva attendere il massacro di una diciottenne, prima di agire?
Qui stanno venendo fuori situazioni che sembrano radicate da tempo ed anche ben organizzate, essendo esse articolate non solo a Macerata (divisa addirittura in zone), ma tra diverse città, con dei capi e delle strutture: elementi che, a dispetto di chi dica il contrario o faccia finta di nulla, indicano la possibile presenza di associazioni o organizzazioni criminali definite. Ora sta agli investigatori impostare le indagini nel giusto senso.
Cosa si è fatto prima?
E perché alcuni dei catturandi non si trovano?Magari si potevano prendere prima?
Tutti a complimentarsi gli uni con gli altri-e ci può anche stare,ci mancherebbe-,ma vogliamo che venga fuori tutto. Non scordiamoci che, a monte, c’è una ragazzina depezzata chirurgicamente, scuoiata, disarticolata, scarnificata, esanguata, lavata con la candeggina,messa in due trolley ed abbandonata sul ciglio di una strada. E tante altre vittime, evidentemente, di questa intensa attività di spaccio, tra cui diverse morti (comprese,a quanto pare, due persone che avevano collaborato alle indagini stesse: possibile?)
Alcune carte del fascicolo di Pamela parlano chiaro, e denunciano la mafia nigeriana nelle Marche.
Devono essere attentamente vagliate ed inserite nel puzzle che, anche in questi giorni,si va componendo ed ingrandendo.
Noi non possiamo che rinnovare la nostra fiducia negli organi competenti: per quanto ci riguarda, di sicuro andremo fino in fondo, usando tutti i mezzi e gli strumenti previsti dal nostro ordinamento. Costi quello che costi. Tanta gente sta con noi, perché, al di là della preziosa ed  importantissima vicinanza umana per la nostra tragedia, ha compreso che qui c’è qualcosa che va oltre, e che riguarda la sicurezza di tutti”.
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