mercoledì, Maggio 12, 2021
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Extracomunitari clandestini sfruttati da organizzazioni criminali: gli arresti

pignataro

Extracomunitari clandestini sfruttati da organizzazioni criminali: scattano gli arresti. Nella giornata di ieri, nelle province di Cagliari, Sassari e Alessandria, i militari della Compagnia CC di Carbonia, coadiuvati da personale delle competenti giurisdizioni, hanno dato esecuzione a 6 ordinanze di applicazione di custodia cautelare in carcere, disposte dal Tribunale di Cagliari su richiesta della locale D.D.A. nell’ambito del P.P. N. 15218/14, nei confronti di 6 soggetti stranieri (un algerino, un tunisino e quattro nigeriani), gravemente indiziati dei reati di cui agli artt. 73 c. 80 (Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minorenni), art. 416 c.p. (Associazione a delinquere), art. 12 co. I, III, III ter e V del d.l.vo 25.7.1998 nr. 286 (Sfruttamento e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), art. 3 co. IV e VIII, art. 4 co. VII l. 75/58 (Sfruttamento della prostituzione) e art. 453 c.p. (Detenzione di banconote contraffatte).

I provvedimenti scaturiscono dagli esiti investigativi dell’operazione convenzionalmente denominata “ARRUGA”, condotta dal dicembre 2014 al mese di dicembre 2018 dal NORM della Compagnia CC di Carbonia, che, attraverso due principali filoni d’indagine ha svelato l’esistenza di altrettante distinte tratte di extracomunitari clandestini che, giunti in Sardegna, venivano gestiti e sfruttati da due organizzazioni criminali.

La tratta Hannaba – Sulcis favoriva l’ingresso illegale di stranieri che, partiti dall’Algeria e giunti sulle coste del Sulcis, venivano successivamente impiegati nell’illecita attività dello spaccio al “dettaglio” di droga nelle piazze di Cagliari, in particolare nel quartiere “Marina”. Nello specifico, era il MESSADI Yacine, nato in Algeria il 19.12.1973, residente a Cagliari, che organizzava i viaggi di migranti dall’Algeria all’Italia: acquistava il motore e la barca, pagava e dava istruzioni allo “scafista”, teneva i contatti con le famiglie dei profughi.

L’operazione ARRUGA ha dato riscontro a ciò a maggio 2015, quando i carabinieri della motovedetta classe 700, nelle acque antistanti Sant’Antioco, intercettato un barchino in legno con a bordo 5 nordafricani, hanno tratto in arresto lo scafista algerino che li stava trasportando. Infine, il MESSADI forniva loro i suggerimenti opportuni per evitare il rischio di un immediato rimpatrio: raccomandava loro di dire che erano minorenni, di cancellare il suo numero di cellulare e che, da Carbonia collocati al CAS di Cagliari, terminate le formalità di identificazione sarebbero dovuti di fuggire. MESSADI, infatti, ai clandestini offriva rifugio a casa sua per poi utilizzarli nel traffico della droga da lui gestito. Da maggio 2016 a tutto il 2017, il MESSADI ha favorito l’immigrazione illegale, agevolando la permanenza sul territorio dello Stato di numerosi cittadini stranieri irregolari che impiegava nella sua attività di spaccio ovvero garantendo la loro partenza verso altre località in Italia e in Europa.

MESSADI però non gestiva da solo il mercato della droga nelle piazze di Cagliari, ma si avvaleva della collaborazione di HAMMOUDA Nidham, nato in Tunisia il 15.03.1986 residente a Selargius, che si riforniva di droga, principalmente hashish, da terzi spartendola con il suo socio per poi venderla al consumatore finale. Dalle investigazioni si è appurato che MESSADI e HAMMOUDA dal 2015 a tutto il 2017, avevano padroneggiato nello spaccio di droga (principalmente hashish) nel quartiere Marina di Cagliari, servendosi di minorenni (tra cui i due figli del MESSADI) e vendendo lo stupefacente anche a minorenni. Il MESSADI riceveva gli ordinativi della droga per telefono e utilizzava i figli per effettuare le consegne, anche ad altri minori: in una circostanza i carabinieri di Cagliari hanno fermato due minori e li hanno trovati con 50 gr di hashish acquistato poco prima dal figlio del MESSADI. Tuttavia quest’ultimo non voleva assolutamente che i propri figli facessero uso di droghe, alcool e fumo. Dalle indagini, infatti, il MESSADI è apparso come un musulmano connotato da una rigida osservanza delle pratiche religiose e dei dettami islamici, fortemente rispettato e temuto dalla propria comunità.

Il MESSADI infine è accusato di concorso in detenzione di banconote contraffatte: egli, dopo aver contattato un soggetto straniero dimorante in Campania, era riuscito a far arrivare al porto di Cagliari 5.000,00 euro di banconote false che aveva acquistato al prezzo di 1.000,00 euro, che avrebbe smerciato nelle operazioni di vendita della droga.

L’altra tratta emersa è quella Nigeria – Libia – Sassari, che, invece, consentiva di far giungere in Italia giovani donne nigeriane per essere immesse nel circuito della prostituzione anche a Sassari.

Nell’ambito delle attività tecniche sviluppate nell’operazione ARRUGA, è stata individuata la presenza di una pericolosa compagine criminale di etnia nigeriana, avente carattere transnazionale e operante nella città di Sassari, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione, che, nel periodo oggetto d’indagine, ha promosso e finanziato il trasferimento in Italia di numerosi migranti. I soggetti facenti parte di questa organizzazione, tratti in arresto questa mattina, sono TONY Sofia nata in Nigeria il 21.02.1986, residente a Sassari, EDOMWONYI Bridget Tina nata in Nigeria il 26.06.1982 domiciliata ad Alessandria, (entrambe con il ruolo di Maman) un terzo soggetto, uomo di fiducia e principale collaboratore di un quarto soggetto entrambi destinatari di OCC, ancora ricercati sul territorio nazionale e all’estero. Questi si erano suddivisi tra loro i compiti: la Tony si occupava di individuare le donne interessate a immigrare clandestinamente in Italia e di finanziare il viaggio; l’Obasohan di finanziare la permanenza in Libia dei migranti in attesa della loro partenza mentre la Edomwonyi coordinava l’illecita attività di favoreggiamento e sfruttamento in Italia.

Per favorire l’immigrazione clandestina si avvalevano di soggetti dimoranti in Libia e Nigeria, inseriti nel traffico di esseri umani, tale Mama Vera (nigeriana non identificata) la quale aveva il compito di individuare in patria le giovani da avviare alla prostituzione e di anticipare il corrispettivo per il viaggio delle ragazze (150.000,00 naira per migrante versate sul conto del traghettatore) che venivano affidate in Libia ad altro soggetto non identificato (tale Frede). Gli associati si occupavano anche di sovvenzionare la permanenza delle migranti custodite in ghetti nel campo libico: qui aspettavano anche molte settimane prima di essere imbarcate, costrette a subire la sofferenza della fame, del freddo, le pessime condizioni igieniche nonché le avance e le minacce dei loro carcerieri. Arrivate in Italia e sistemate in un centro di accoglienza in Campania, ricevevano dalle Maman nuove schede telefoniche, soldi, documenti d’identità falsi nonché indicazioni su come allontanarsi dal centro d’accoglienza e prendere il traghetto Civitavecchia – Olbia. A questo punto le Maman davano alle loro protette le istruzioni sulle attività che avrebbero dovuto svolgere per “riscattare” la propria libertà: procuravano loro una casa dove esercitare il meretricio e gli abiti “da lavoro”, davano consigli su come comportarsi con i clienti, aiutavano le ragazze, che non parlavano l’italiano, a trattare con i clienti.

L’operazione ARRUGA, inoltre, ha permesso finora di:

      • assicurare alla giustizia 8 soggetti, di cui 4 italiani (1 minorenne) e 4 stranieri, arrestati in flagranza di reato per traffico di sostanze stupefacenti nel Lazio ed in Sardegna;
      • trarre in arresto, in flagranza di reato, uno “scafista” algerino, mentre trasportava extracomunitari clandestini da Hannaba alle coste del Sulcis;
      • eseguire n. 1 fermo di indiziato di delitto e 2 ordinanze di custodia cautelare a carico di 3 nigeriani, responsabili di traffico di sostanze stupefacenti.

sequestrando complessivamente:

    • kg 2,582 di eroina;
    • gr. 500 di hashish1;
    • gr. 54 di marijuana;
    • 5.020 euro di banconote contraffatte

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net