domenica, Maggio 16, 2021
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In Europa cambiano i tempi, tutto muta ma stavolta l’Italia alza la testa

il punto
Se qualcuno credeva che dopo il Rinascimento e dopo la Seconda Guerra Mondiale si potesse immaginare un mondo dove sotto il nome Europa si unissero in un unico Stato tutte le Nazioni rinunciando alcuni al proprio status di “Colonizzatore” ed altri al ruolo di “Colonie”, e dove i cittadini potessero avere tutti pari diritti e dignità, questo qualcuno non ha certamente fatto i conti con la intima natura dell’essere umano,  incapace di trasformare in realtà la “Utopia” incarnata in tale aspirazione.
La simultaneità dei fatti delle ultime settimane non possono che evidenziare la diversità di trattamento tra Stati europei che in un modo o nell’altro differiscono proprio per come sono gestite le stesse problematiche che li accomunano.
Per di più, se scorriamo il tempo passato non lontano dai nostri giorni e rileggiamo la storia ed il trattamento riservato ad altri “Stati” in precedenza coinvolti, non si può che convenire sulla conclusione che vi sono all’interno della stessa Europa figli e figliastri, ovvero Stati e Colonie.
Le dichiarazioni praticamente di resa pronunciate da parte di un Capo di Stato come Macron  al popolo Francese – forse per evitare una nuova e più drastica protesta dei “gilet gialli” – provengono da un uomo non certo amato dai suoi connazionali che pur lo avevano acclamato al tempo della sua elezione,
Ciò dimostra come tale Nazione, sovranista e nazionalista, faccia rispettare il volere popolare
senza interferenze dei poteri centrali di una “Europa” che in altri casi analoghi, sembra mettere il naso negli affari interni degli Stati membri. Del resto ben si sa che questa Nazione, colonizzatrice da sempre, apparentemente sembrerebbe abbia rinunciato alle sue colonie già da tempo anche se poi effettivamente attraverso complessi trattati, continua a colonizzare stati extraeuropei, ma non soltanto.
Diverso invece è il caso di un’altra Nazione come l’Italia  che per millenarie vicende è stata tenuta divisa e colonizzata e che solo negli ultimi centocinquantasette anni ha ritrovato la sua unione.
Questa nazione pur avendo problematiche sociali simili a quelle di cui è discusso prima, nonostante le democratiche e non violente posizioni espresse civilmente e più volte dal popolo sovrano, subisce costantemente imposizioni e direttive dalla stessa Europa che tace nel primo caso, dimostrando così una sostanziale diversità tra le due Nazioni.
Una sovrana e Nazionalista, l’altra colonizzata e sottomessa. Che non si tratti di una casualità lo si evince anche dalle cronache quotidiane, quando ogni azione espressa
dal popolo e fortemente voluta e sostenuta anche dal Governo Italiano, viene criticata duramente e messa nuovamente in discussione, nonostante la soluzione imposta leda ogni diritto umanitario del popolo stesso.Eppure in questo caso il Governo appoggia e sostiene il volere popolare, anche se stranamente viene incolpato di essere sovranista e nazionalista, perché difende il proprio volere ed il proprio territorio. ​I due pesi e le due misure forse dimostrano che vi sono stati e colonie all’interno di quella che dovrebbe essere, ma non lo è, un unione di stati.
Ancor di più ciò si evidenzia se scorrendo indietro nel tempo si esamina cosa è accaduto ad un altra Nazione, che per volontà di questa Europa ha dovuto costringere il proprio popolo a sacrifici e povertà, perché così ha deciso una burocratica Europa che considera certi stati colonie da cui attingere risorse.
A nulla sono valse le proteste di quel popolo, scontri violenti e sangue di cui nessuno è stato informato
ufficialmente se non attraverso vari social che hanno diffuso con grande difficoltà informazioni inerenti al
grave stato di disagio.
Ma questo è il destino delle “colonie”, costrette a subire e a sottomettersi agli “ Stati” che si ergono al
comando. Le civiltà continuano ad evolversi, anche se i padroni continuano ad esistere così come gli schiavi, gli stati continuano ad esserci ed a rendere sempre più colonie altri stati, in maniera diversa, con nomi diversi ma con la stessa sostanza. Però stavolta a Bruxelles è arrivato il vento del cambiamento: l’Italia alza la testa.
                                                                                                                                                                     Ettore Lembo
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