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Rieti, arrestati quattro usurai: decine le vittime

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RIETI – Alle prime luci dell’alba del 19 dicembre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Rieti, collaborati da quelli della Compagnia di Rieti e del N.O.R. – Aliquota Radiomobile della Compagnia di Avezzano, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Rieti, traendo in arresto 4 persone, di cui tre di etnia rom residenti ad Avezzano ed un italiano di Rieti, tutte gravate da precedenti specifici di polizia, perché ritenute colpevoli del reato di usura, di cui all’art. 644 del codice penale. L’indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Rieti dott. MARUOTTI Rocco Gustavo, ha avuto inizio nel mese di marzo 2016, a seguito di una denuncia sporta presso gli uffici del Nucleo Investigativo Carabinieri di Rieti da un prossimo congiunto di una delle vittime, poi identificato in un piccolo imprenditore edile di Rieti, preoccupato per gli ammanchi di denaro ingiustificati e lo stato depressivo in cui il proprio parente era sprofondato negli ultimi tempi. Le indagini immediatamente avviate sia con l’ausilio di attività di natura tecnica, che con numerosi servizi di o.c.p. in Rieti, Roma e Avezzano hanno consentito di accertare come le 4 persone arrestate esercitassero una fiorente attività di credito in cambio di tassi di interesse di natura usuraria perché superiori al limite legale consentito per legge (circa il 5% annuo), riuscendosi altresì a monitorare una serie di incontri fra i quattro arrestati e i loro clienti finalizzati alla riscossione del denaro. Il modus operandi utilizzato dai malviventi era sempre lo stesso: a fronte di un prestito iniziale spesso non ingente da poche migliaia di euro, veniva immediatamente concordato il pagamento mensile di una somma di interessi che andava dal 10 al 100 per cento (120 e 1.200 % annui) che costringeva quindi l’usurato, già di per se in forte difficoltà economica, a non riuscire più a far fronte al proprio debito. In tal modo la vittima ben presto si trovava in trappola in quanto ogni mese riusciva a malapena a pagare gli interessi maturati sul proprio debito iniziale, senza mai riuscire a saldare il prestito da cui era scaturito il rapporto usuraio. Così facendo, gli arrestati si garantivano fonti di guadagno mensili fisse e soprattutto a tempo indeterminato poiché in buona sostanza nessuna vittima riusciva mai a pagare più della quota mensile di interessi dovuta: addirittura vi sono state persone che hanno dichiarato di non riuscire nemmeno più a quantificare l’ammontare della somma che avevano già pagato e che ancora dovevano corrispondere al proprio aguzzino.

Durante le indagini, sono state identificate circa 30 persone vittime di rapporti usurai nei confronti degli arrestati, gran parte dei quali piccoli imprenditori edili, artigiani e commercianti che, trovatisi in difficoltà a causa della crisi economica, erano stati costretti a rivolgersi agli usurai per ricevere prestiti che andavano dai 3.000 ai 5.000 euro, essendo poi costretti a pagare un tasso di interesse usuraio che oscillava a seconda dei casi dal 120 al 1.200 per cento all’anno. Molte delle vittime sono state escusse a sommarie informazioni e hanno trovato la forza di dichiarare quanto accaduto, denunciando quindi i propri sfruttatori, ma altre purtroppo sì sono dimostrate palesemente reticenti, arrivando a rinnegare totalmente il contenuto delle conversazione intercettate con gli odierni arrestati. Fra le vittime accertate vi è stato chi, a fronte di un prestito di poco più di 2.000 euro era stato costretto a dare in pegno l’atto di proprietà della propria abitazione al fine di ottenere altro tempo per poter pagare o chi, per ottenere dilazioni nei pagamenti, si è addirittura visto presentare avances di natura sessuale o infine chi era caduto nella rete degli usurai per far fronte a improvvise spese mediche dovute a malattie degenerative.

Durante gli accertamenti, sono state eseguite quattro perquisizioni presso i domicili degli indagati le quali si sono concluse con il sequestro di interi quaderni contenenti la contabilità degli usurai (intere pagine che riportavano il nome o il soprannome del cliente, l’importo iniziale prestato, la cifra mensile che questo era tenuto a corrispondere e la data esatta in cui il pagamento doveva avvenire) nonché assegni e titoli cambiari dati a garanzia delle vittime pari a circa 2 milioni di euro, altri assegni addirittura in bianco e la somma contante di 10.000 (dieci mila) euro circa. Il volume di affari stimato, ricostruito anche grazie l’acquisizione e l’analisi di tutti i conti correnti e carte di pagamento (poste pay e bancomat) intestate e in uso ai malviventi, si aggirava complessivamente intorno alle 600.000 mila euro circa all’anno, parte dei quali riutilizzati per rilevare dalle vittime le loro attività economiche ritenute redditizie e quindi fonte di ulteriore guadagno per gli arrestati. Al termine delle formalità di rito, due degni indagati venivano ricondotti presso le proprie abitazioni è sottoposti al regime degli arresti domiciliari, mentre altri due venivano ristretti presso la casa circondariale di Avezzano.

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