martedì, Aprile 20, 2021
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Caso Italia: come ai tempi del Gattopardo tutto muta per non mutare

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Caso Italia: tutto muta per non mutare. Il 2018 volge al termine e il nuovo anno incalza. E’ stato un anno duro e difficile perché pieno di attese su previsti cambiamenti, politici, sociali, nazionali, strutturali, economici. Per ripercorrere i principali avvenimenti in Italia non basta un “articolo”.

L’anno che se ne sta andando è iniziato con la speranza di un mutamento forte: il 4 marzo il popolo Italiano è andato alle urne per scegliere il proprio governo, opzione per troppo tempo ignorata.

Ma l’Italia è divisa e frammentata, stanca e impoverita, per cui i risultati elettorali, frutto anche di informazioni e comunicazioni non sempre trasparenti e corrispondenti alla realtà, non hanno concesso ad alcuna forza politica di ottenere una chiara maggioranza in modo tale da poter formare un governo forte e deciso,  in grado di rompere gli schemi.

Lo dimostra il fatto che per i successivi tre mesi  è ancora il vecchio governo a tenere le redini, caso assolutamente anomalo. Questo fino a quando i due partiti che oggi governano, ma che poco o nulla hanno in comune, con grande forza di volontà fanno il salto.

E si è sperato a questo punto in un cambiamento forte, che desse la possibilità di risolvere le questioni che da troppo tempo affliggono il nostro Paese.

Un’illusione alimentata nel momento in cui si riesce a bloccare, almeno in parte, quella immigrazione incontrollata che ha permesso l’ingresso di centinaia di migliaia di clandestini in Italia, tanto da sembrare una vera e propria invasione.  Ma non è questo l’unico e solo problema: a far perdere il sonno agli italiani sono soprattutto disoccupazione, povertà, pensioni, ripresa e sviluppo.

Questioni che penalizzano fortemente l’Italia, oramai sfruttata e spogliata delle proprie risorse industriali, drammaticamente svendute o delocalizzate, per volere di politiche fondate sul concetto della globalizzazione.

Il governo con toni alti ha asserito che “giammai” avrebbe rinunciato ad un 2,4% nel rapporto tra deficit e PIL. Dall’altra parte l’Europa ha minacciato la procedura d’infrazione, imponendo così un massimo di 2,04. Imposizione varata dal Parlamento, non senza discussioni, allo scadere del 2018. Del resto era scontato, i trattati vanno rispettati se non si cambiano e…. il 2018 non ha visto cambiamenti o modifiche dei trattati, per cui…. tutto muta per non mutare.

Ettore Lembo

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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