mercoledì, Maggio 12, 2021
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Emozionarsi a Recanati di fronte a L’Infinito di Leopardi

Emozionarsi di fronte a quella che è stata definita la poesia perfetta: L’Infinito di Giacomo Leopardi. A Villa Colloredo Mels a Recanati, fino al 19 maggio, tutto questo è possibile grazie all’esposizione straordinaria del manoscritto originale del componimento del poeta recanatese. Un grande appuntamento che rientra nella prima tranche degli eventi di “Infinito Leopardi”, i festeggiamenti in occasione dei 200 anni dal componimento della celebre poesia. Saranno due, infatti, i momenti che scandiscono il 2019 e che intendono sollecitare la necessità di tornare a pensare all’infinito e alle infinite pressioni dell’uomo nella natura, tema portante e modernissimo del pensiero leopardiano.

Proprio il manoscritto rientra nella sezione “Infinità/Immensità. Il manoscritto” a cura di Laura Melosi, direttrice della cattedra leopardiana presso l’Università degli Studi di Macerata, con la collaborazione di Lorenzo Abbate. Una vera e propria riscoperta del patrimonio leopardiano che, dopo anni, torna a disposizione della città e dei turisti, grazie anche a strumenti multimediali che ne accompagnano la visione, la comprensione e l’approfondimento. Sono, inoltre, in mostra altri autografi leopardiani, originariamente parte della collezione di Prospero Viani (1812-1892), studioso di Leopardi e primo editore del suo epistolario.

L’Infinito a Recanati

Scritto nel 1819, L’infinito è un componimento solo all’apparenza semplice, costituito da quindici endecasillabi sciolti, in cui il pensiero dell’autore si muove libero e flessuoso, sfruttando molteplici espedienti retorici che permettono una concatenazione dei concetti in un veloce e costante fluire del pensiero e della parola. Eppure tanta armonia compositiva, che è valsa all’Infinito l’ingresso in ogni antologia scolastica, si palesa in un anno della biografia di Leopardi particolarmente difficile e che lo vede ridotto alla quasi completa cecità, impossibilitato allo studio e al pensiero, attanagliato da una disperazione profonda che lo portò a progettare una clamorosa fuga dal «natio borgo selvaggio». È Leopardi stesso a indicare quel 1819 come l’anno della «mutazione totale in me», anno in cui «privato dell’uso della vista e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso, cominciai ad abbandonar la speranza, a riflettere profondamente sopra le cose». E proprio a queste traversie andrebbe ricondotta l’origine più intima dell’Infinito, un componimento che in maniera implicita celebra la capacità del pensiero di trascendere il reale e i limiti concreti della vita, fino a valicare monti, campi e a naufragare nell’indeterminato e infinito spazio. Dell’Infinito esistono due manoscritti: uno più antico, conservato a Napoli e un secondo, che tramanda una versione testuale molto vicina alla definitiva, custodito invece a Visso ed esposto eccezionalmente nel museo di Recanati. Le correzioni che si osservano su questi manoscritti sono effettivamente minime, sostituzioni di singole parole, aggiustamenti di punteggiatura, ma investono e riguardano altresì concetti filosofici e letterari sottilissimi, per cui, anche la semplice mutazione di una virgola, gioca un ruolo fondamentale nella conoscenza e nella comprensione di questa «poesia perfetta».

La seconda esposizione ora in mostra a Recanati è “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, a cura di Alessandro Giampaoli e Marco Andreani, un viaggio alla scoperta dei rapporti tra letteratura e fotografia italiana del dopoguerra. Le celebrazioni continuano dal 30 giugno al 3 novembre con due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte, “Infiniti” a cura di Emanuela Angiuli e “Finito, Non Finito, Infinito” a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi. “Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura e Università degli Studi di Macerata.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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