sabato, Ottobre 16, 2021
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Enrico Mattei: sulle polemiche maceratesi dopo la puntata al Tg3 di Paolo Mieli

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di Maurizio Verdenelli

Levata di scudi da Macerata -e Roma- contro l’ultima puntata tv di ‘Passato e presente’, sul Grande Marchigiano Enrico Mattei -nato ad Acqualagna, cittadino onorario di Matelica e Macerata. Una rubrica a cura di Paolo Mieli, storico ex direttore del ‘Corriere della Sera’, trasmessa dal Tg3. Le forti polemiche nascono dalle conclusioni del servizio -titolo: Mattei, la sfida del petrolio- cui hanno partecipato il consulente storico della Rai, il professor Mauro Canali (prima del congedo per limiti di età, per tutta una vita illustre docente di Storia contemporanea all’Università di Camerino) e tre giovani ricercatori: Massimo Folchi, Maria Chiara Canti e Guglielmo Motta. Conclusioni puntate sulla fine di Mattei, il 27 ottobre 1962, a seguito di un ‘misteriorissimo incidente aereo’, così come definito dal conduttore-coordinatore Mieli. “Ma quale misterioso incidente! E’ una cosa gravissima: mi sorprende Mieli (cui si deve la bella prefazione alla raccolta integrale dell’archivio storico dell’Eni su scritti e discorsi di Mattei dal 1945 al 1962 ndr) ma pure lo stesso professor Canali” sbotta da Roma, il novantenne Giuseppe Accorinti, già AD di Agip e presidente della scuola ‘Mattei’, braccio destro del fondatore dell’Eni che lo promosse dirigente giovanissimo, nel 1960. Nel suo curriculum, c’è pure la responsabilità commerciale dell’area maceratese per l’ente idrocarburi (fu lui ad inaugurare il Motelagip di Muccia) e missioni strategiche affidatagli dal ‘Principale’ in Africa: Libia, Tunisia, Marocco, Costa d’Avorio, Senegal, Alto Volta e Mali dove a Bamako lo ‘sorprese’ la notizia della tragica fine di Mattei, datagli da un inviato polacco dell’Onu. “Ma quale incidente?! Fu un sabotaggio!” sbotta al telefono il dottor Accorinti, dopo aver visto la trasmissione al Tg3. “Il dottor ‘Enzo’ Calia (attuale sostituto procuratore generale a Milano ndr) ebbe la cortesia qualche tempo fa di inviarmi le tremila pagine a conclusione della sua terza e definitiva inchiesta sulla morte di Enrico Mattei accertando senza ombra di dubbio l’ipotesi delittuosa e sentenziando di conseguenza: fu triplice omicidio (con Mattei, il giornalista William McHale e il pilota Irnerio Bertuzzi ndr). Del faldone giudiziario ho tratto nuovi elementi per la quarta edizione del mio ‘Quando Mattei era l’impresa energetica – Io c’ero’, le cui precedenti edizioni sono tutte esaurite. E con la casa editrice Halley di Matelica sto trattando attualmente per implementare il titolo del libro: …e fu un attentato. Questa seconda versione mi è sembrata inoltre più incisiva della prima ipotesi: …e non fu un incidente!”.

Ed è questa senz’altra una novità per un ex dirigente Eni. I tre precedenti, autori di libri sul ‘Principale’ (altra denominazione originale presente nel volume di Accorinti) e cioè Franco Briatico, Marcello Colitti e Mario Pirani, economista e celebre editorialista di ‘Repubblica’ scomparso nel 2015, hanno sempre avvalorato l’ipotesi dell’incidente. Sulla linea di Pirani, ‘segretissimo’ inviato Eni nell’Algeria in lotta in quegli anni per l’indipendenza dalla Francia, nel nome del quale Paolo Mieli ha annunciato un prossimo servizio-memorial, si è mossa la puntata di ‘Passato e Presente’. Motta ha infatti detto: “Non risulta che gli americani ce l’avessero con il presidente dell’Eni (in Usa descritto ed ammirato come il ‘New Caesar’ ndr) con il quale la Esso aveva stipulato un super patto con il quale la potentissima tra le Sette Sorelle otteneva di legare a se l’ente italiano, allontanandolo dall’abbraccio con Urss e Nikita Kruscev, notoriamente grande amico di Mattei (inutilmente il capo sovietico aveva tentato di metterlo in guardia dalla minaccia di un imminente attentato di cui già nell’agosto ’62 il KGB era venuto a conoscenza ndr)”. La replica di Accorinti: “Macchè, Giorgio Ruffolo, vicinissimo al Principale mi aveva confidato che l’accordo in realtà non c’era. Mattei era sospettoso: l’ultima volta che lo vidi prima di partire la seconda volta per il Mali mi raccomandò (era la seconda volta): ‘Stai attento agli americani, non ti fidare”.

E da Matelica ha fatto sentire la sua voce, in linea con Accorinti, Oscar Ferracuti, presidente Apve (Associazione pionieri e veterani Eni: ce ne sono 22 in Italia). “Ho apprezzato del servizio il riconoscimento di Mattei come motore della rinascita economica dell’Italia e l’accenno alla sua attività partigiana nel Maceratese (‘coperto’ dalla famiglia Dari Mattiacci di San Severino Marche), ma come sia fa a mettere in discussione l’origine dolosa della morte di Mattei?!! Appena arrivò quella sera del 27 ottobre del ’62 la notizia-choc, la popolazione esplose in un unico grido, in un’unica dolente convinzione: ’Ce l’hanno ammazzato!’. Era un grande precursore, aveva modernizzato l’Italia, era stato protagonista del miracolo economico del Paese –e questo Mieli e Canale peraltro l’hanno testimoniato- aveva a cuore il benessere e la sicurezza di tutti”. E Ferracuti, che è stato il pioniere della ‘metanizzazione’ dei centri marchigiani, per conto dell’Eni, con la sua 500 giardinetta gialla, rivela anche in riferimento ai fatti di cronaca che hanno interessato pure molto di recente Matelica (la squadra di calcio giovanissimi intossicata dal monossido di carbonio) cosa “ha fatto il presidente e fondatore, servendo le città con il gas metano: aveva previsto regole accuratissima di sicurezza proprio in riferimento ai molti incidenti con decessi per monossido di carbonio che allora avvenivano”.

Un Uomo che vedeva il futuro, Mattei non solo uno stratega industriale e politico –in tv Mieli ha ricordato come il Grande Enrico, pressato da Fanfani perché abbandonasse Kruscev, rilanciò a sua volta: ‘ed io sostengo Aldo Moro’. Vedeva e programmava lo sviluppo, il fondatore dell’ente idrocarburi. A riprova di questo, Accorinti e Ferracuti ricordano il Natale del ’58 trascorso forzatamente dal presidente dell’Eni per una settimana in Siberia, proveniente da Pechino dove era stato ricevuto, primo imprenditore italiano, dal vice di Mao Tse Tung (come secondo, l’Avvocato Agnelli avrebbe dovuto aspettare il ’78). Aeroporto bloccato, così il presidente dell’Eni con quattro suoi collaboratori aveva festeggiato il 25 dicembre con altri tecnici di Cecoslovacchia (12), Polonia (5), Ungheria 5), Germania Orientale (4) Urss (3) e Cina (1). “Bevemmo vodka, caviale e champagne: cantammo canti cristiani della Vigilia” raccontò tre anni dopo alla Business School di San Donato Milanese, aperta a laureati italiani e stranieri. E disse L’indipendenza politica non ha peso senza l’indipendenza economica. E quest’ultima ha valore solo se si ha il controllo delle proprie risorse: significa avere la possibilità di scambiare direttamente le proprie fonti di energia. Con essere si controllano i più importanti settori lanciati verso il domani”.

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