sabato, Ottobre 16, 2021
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Genova, multinazionale denunciata per discriminazione: “Mi hanno rovinato la vita”

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Chiesta condanna della società a risarcire tutti i danni per il complessivo ammontare di 500.000,00 euro

GENOVA – Una compagnia di navigazione è stata oggetto di ricorso presso il Tribunale di Genova per discriminazione, mobbing e demansionamento da Aleksandra Matikj, contabile che ci ha lavorato da dicembre 2011 alla fine del 2012.

«Mi hanno rovinato la vita e l’esistenza» – racconta – «non ci posso ancora credere… Io, Jugoslava, credevo di essere tra sorelle e fratelli Ebrei, invece lì ho vissuto le peggiori discriminazioni come donna, perché all’epoca non abbastanza conosciuta e perché migrante. 

Non era davvero giusto. Io ho sempre studiato e lavorato tanto. Sono di origini miste, Macedone, Serbo, Bulgaro, Greca, anche se oramai mi sento Ligure. Ho perso mio padre in seguito ad un bombardamento vicino a Belgrado e con i miei fratelli siamo scappati in Italia nel 1998 come rifugiati di guerra. Ho studiato in Italia, in famiglia parliamo e scriviamo correttamente italiano e siamo Cristiano ortodossi.

Nostra madre ha sempre lavorato per provvedere a noi. Già a 17 anni, in Serbia mi ero diplomata in Ragioneria con il massimo di voti e quando mi sono stabilita a Genova, essendo extracomunitaria, ho rifatto tutti gli Studi dalle scuole elementari per poter poi diplomarmi in Ragioneria all’Istituto di Istruzione Superiore Commerciale Statale “Vittorio Emanuele II – Ruffini” nel 2004. 

Sono riuscita ad alleggerire mia madre economicamente durante gli Studi perché ho conseguito alcune Borse di studio per merito indette dal “Lions Club” e dalla “Fondazione Pretto Cassanello” di Genova. Raggiunto il secondo Diploma, ho inviato il mio Curriculum Vitae et Studiorum ad alcune Aziende nelle quali ho avuto diverse esperienze lavorative positive. Tra le Aziende, nel 2011, ho scoperto questa compagnia, dopo averle inviato il mio Curriculum il 12 dicembre 2011, sono stata contattata dal Dirigente di Risorse umane e del Reparto finanziario per fare un colloquio conoscitivo.

 Successivamente, essendo stato il primo colloquio positivo, egli mi ha riconvocata per un secondo colloquio di prova che ho brillantemente superato, così come anche la prova iniziale di due mesi che precedeva la definitiva conferma del contratto a tempo determinato stipulato dal 27 dicembre 2011 al 31 dicembre 2012. L’assunzione presso la multinazionale mi ha riportata indietro nel tempo quando mio nonno ha rischiato di essere fucilato dai nazifascisti e quindi lavorare in un gruppo israeliano mi ha fatto sentire molto gratificata, ne ero così felice. Poi però l’incubo ha iniziato a presentarsi e ad evolversi e tuttora ci vivo per colpa dell’odio altrui…» 

«La Sig.ra Matikj» – confermano i suoi Legali – «è stata senz’altro vittima a tutti gli effetti, maltratta per mesi perché immigrata e perché cercava semplicemente di guadagnarsi il rispetto e meritocraticamente il salario. È stata l’unica straniera assunta tra 70 dipendenti circa, e l’unica a non aver avuto il contratto di lavoro rinnovato. Vi sono elementi per fare causa in tutte le sedi, anche penali…»

«Oggi» – continua Aleksandra Matikj – «a tutte le Donne vorrei dire: Denunciate. È il primo passo. Lo dico tanto alle Italiane quanto alle migranti, a prescindere, l’unico modo per uscirne è querelare: difendetevi, riprendete la vostra vita nelle vostre mani e ricominciate a respirare. Come Presidentessa del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione” che nel frattempo sono diventata, garantisco che noi ci saremo a sostegno di tutte, noi ci siamo. Denunciate però, anche quando le Autorità giudiziarie non vi credono. Anche a me è successo così, purtroppo… per anni, ogni mio scritto veniva puntualmente insabbiato, ne ho sofferto tantissimo. Mi sentivo sola, enormemente delusa e provata perché chi avrebbe dovuto tutelarmi, anziché aiutarmi, mi ha osteggiata.» 

Il primo passo per una concreta rinascita parte da adesso e, con un pizzico di fortuna, che non guasta mai, la Sig.ra Matikj può finalmente riprendere in mano la propria vita ed affrontare le sfide quotidiane: «Sono pronta, non ho più paura» – afferma.

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