sabato, agosto 17, 2019
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Red Land – Rosso Istria: un film storico ma di drammatica attualità

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Definire bello questo importantissimo film storico – Red Land (Rosso Istria) – sarebbe inesatto, perchè di certo la sensazione che ne ha lo spettatore non è di piacere ma di drammatica crudezza. Gli orrori perpetrati sugli italiani, come anche quelli di cui gli stessi italiani si sono resi protagonisti, vengono infatti resi dal regista, dallo scenografo e dagli attori con sapiente maestria, ma senza infierire,  evitando così il vojerismo della violenza a cui oggi siamo purtroppo abituati. Siamo nell’Istria del 1943, e lo sguardo segue le vicende di due famiglie: quella di Norma, che vive la sua vita legata all’amica di sempre, Adria, sorella maggiore di Giulia e quella della famiglia di quest’ultima, di cui fa parte anche il fratello maggiore Angelo.

Si tratta di un film duro, crudo, ma ricco anche di spunti di riflessione e foriero di un messaggio di pace futura e di speranza. Norma, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, viene barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, avendo la sola colpa di essere italiana e figlia di un dirigente locale del partito fascista.

La giovane, che ha una idea forte e bella della Nazione Italia, ha la stessa spensieratezza e voglia di realizzarsi dei nostri giovani, con i valori rivolti alla famiglia, alla cultura. Questo ultimo dettaglio si nota chiaramente nella sua determinazione mentre prepara la tesi.  Chissà se qualcuno oggi potrebbe definirla “Bambocciona” .


Il professor Ambrosin, reduce dalla prima guerra mondiale, perfettamente rappresentato da un grande attore come Franco Nero, attento studioso  – ai giorni nostri potremmo definirlo analista geopolitico – consapevole di ciò che lo attende, non esita a togliersi la vita ascoltando un’aria musicale, pur di non dare la possibilità ai suoi aguzzini di schernire il suo corpo massacrandolo brutalmente.

Toccante il confronto drammatico con colui che avrebbe voluto ucciderlo, dove il peso delle parole di un uomo che ha fatto tesoro della sua cultura e della sua esperienza sulla tragicità della vita, costringe l’aguzzino a non poter godere del sangue della sua vittima.

Adria, la giovane attratta dal comunismo che tradirà, insieme al fratello, poi pentitosi, la madre, il padre, gli amici,  si unirà ai titini che lei ed altri (come anche Giorgio, personaggio interpretato dallo stesso regista) salutano come liberatori.

Drammatica la figura del soldato che torna a casa dopo aver disertato, perché quell’infausto armistizio firmato dal Generale Badoglio ha lasciato allo sbando l’intero esercito italiano e dopo aver perduto l’amicizia de suo più antico compagno di giochi con il quale da sempre erano insieme. Si lascerà trascinare nel violento vortice non consapevole delle estreme conseguenze che lo porteranno alla morte nel momento in cui si renderà conto.

Poi c’è il partigiano slavo in appoggio alle milizie titine, che semina il terrore e la violenza nel paese dove risiedono i tanti Italiani, che saranno oggetto di vessazione e di crudeltà oltre che di pulizia etnica terminata poi come ben sappiamo con l’esodo degli italiani. Un personaggio, questo, che rivela tutta la sua malvagità, vittima dell’odio ideologico.

Un film, questo,  che ha la drammaticità di non essere una messa in scena, ma il crudo racconto di una realtà storica che ancora oggi qualcuno vorrebbe tenere nascosta, e che invece deve venir fuori in ogni modo, sia per rendere giustizia a chi ha subito, sia da monito per il futuro.

Un film di una attualità disarmante, se consideriamo ciò che avviene oggi in posti che crediamo lontani, ma che lontani non sono: Libia, Siria, giusto per citare quelli a noi più prossimi. E una cosa è certa: conoscere la nostra storia è l’unico sistema per unire il popolo Italiano, ancora oggi, purtroppo, sono tanti aspetti diviso.

Ettore Lembo

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