martedì, aprile 23, 2019
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Ussita, in ricordo del cardinale Pietro Gasparri

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di Maurizio Verdenelli

Per una tradizione lunga novant’anni, ad Ussita oggi 11 febbraio è giorno semi-festivo. Una consuetudine che nasce dal ricordo dei Patti Lateranensi e del suo massimo protagonista sul versante vaticano, che contribuì in modo determinante alla ‘promozione’ del paese all’ombra del monte Bove, creato nel 1913 comune autonomo per distacco da Visso. Il cardinal Pietro Gasparri, segretario di Stato di Pio XI, era nato il 5 maggio 1852 a Capovallazza, frazione di quella ‘sperduta’ frazione vissana da una famiglia di allevatori di pecore e pastori essi stessi, ultimogenito di nove figli. I novant’anni del Concordato tra Chiesa e Stato Italiano (rimodellato con gli Accordi di Villa Madama il 18 febbraio 1984, sottoscritti da Bettino Craxi e dal cardinal Agostino Casaroli) ‘generati’ dai Patti Lateranensi saranno adesso pure e soprattutto l’occasione per un ricordo ‘operativo’ in direzione del ‘figlio più illustre’ di Ussita. La sua tomba è crollata a seguito delle scosse del 2016 proprio mentre l’Università di Macerata pensava, con il prof. Giuseppe Rivetti e l’allora sindaco ing. Marco Rinaldi, a celebrare il centenario della stesura del Codice di Diritto canonico (1917-1983) di cui Gasparri fu il ‘dominus’. Il nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Massara, non insensibile al ‘grido di dolore’ sulla condizione miseranda in cui insieme con altre, il terremoto ha gettato la sepoltura del cardinale ad Ussita (che morendo il 18 novembre 1934, aveva chiesto di tornare tra i suoi monti) ha avviato una pratica burocratica. Che porterà presto la salma di Gasparri dalla cappella di famiglia distrutta, alla cripta delle tombe dei vescovi del duomo di Camerino (ingresso largo Sossanta).

Un giusto riconoscimento per un grande nome nella storia del territorio maceratese. Gasparri entrò, bambino, nel seminario di Nepi (nell’agro romano) sotto la guida dello zio materno Pietro Silj vicario generale di quella diocesi. Da Nepi a Roma fino alla nomina ad arcivescovo di Cesarea in Palestina e alla porpora cardinalizia nel 1907, e nell’autunno di 7 anni più tardi, l’alta carica di segretario di Stato per volontà di papa Benedetto XV. Carica che lasciò, un po’ a sorpresa, un anno dopo la sottoscrizione dello storico Concordato (per il quale venne scelto in significativa coincidenza il 71. Anniversario della prima apparizione di Lourdes). Veniva così istituito, a firma di un ussitano a fianco di quella di Benito Mussolini, il ‘ponte’ istituzionale tra Città del Vaticano ed Italia, dunque il mutuo riconoscimento tra i due Stati dopo un lunghissimo gelo a cominciare dal ‘non expedit’ di Pio IX abrogato nel 1919 peraltro dallo stesso Benedetto XV.


Il cardinal Gasparri a Roma (dove attualmente vive il pronipote Filippo che ad Ussita conserva ancora proprietà: casa ed un terreno) non dimenticò mai la sua terra, la portava nel cuore. A ricordarne personalmente la figura, in questi ultimi anni era rimasto soltanto il ‘leggendario’ on. Nicola Rinaldi morto a 102 anni alla vigilia quasi del terribile 24 agosto 2016 e della devastazione del comune che lui aveva guidato per decenni ed reso prospero con una politica di sviluppo illuminata e pionieristica. “Ussita era un villaggio separato dal mondo da un torrente, senza ponte né guado…” ci raccontò Rinaldi (leggi l’articolo) in un’intervista concessa a chi scrive per il suo secolo di vita. L’avv. Giuseppe De Rosa nell’ultimo numero di Orizzonti della Marca, da lui diretto, ha scritto in proposito: “L’on.le Rinaldi ricordava diverse occasioni nelle quali il cardinale si era recato ad Ussita con la carrozza e, tra queste, quella volta in cui nel mezzo delle ultime curve della strada (in realtà una specie di mulattiera) le ruote si impantanarono nel fango impedendo la prosecuzione al passeggero e all’equipaggio”.

Fino a qualche anno fa, Ussita conservava le ‘tracce’ del ‘suo’ potente Segretario di stato vaticano. Presso la sede comunale, c’era un piccolo museo con oggetti e ricordi, trafugati puntualmente e solo in parte rinvenuti. Ma una ‘testimonianza’ importante del cardinale è stata ‘salvato’ dopo il terremoto: si tratta di una parte della sua biblioteca conservata ad Ussita, trasferita presso la biblioteca del seminario di Camerino sotto l’incalzare delle scosse che hanno devastato il paese.

Già, Camerino: Ussita è passata a questa arcidiocesi relativamente di recente: nel 1984. In origine, il paese era nella diocesi di Norcia (Perugia) poi unita a Spoleto nel 1972. Trentacinque anni fa a seguito del decreto papale ‘Camerinensis et aliarum’, il passaggio all’ombra di San Venanzio, appena sette anni prima della storica visita (con pernottamento) di papa Wojtyla, ora agli onori degli altari come San Giovanni Paolo.

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