lunedì, aprile 22, 2019
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La Russia, Tolstoj e i Testimoni di Geova

In occasione del centenario della morte del grande scrittore russo Lev Tolstoj nel 2010, furono in diversi a notare il basso tenore delle celebrazioni e la scarsa importanza data all’anniversario nella Russia odierna. A pensarci bene il fatto di per sé non è per nulla sorprendente, visto che l’autore di Guerra e pace morì scomunicato dalla Chiesa Ortodossa, provvedimento mai volutamente revocato.

Si sa che gli scrittori nella Russia ottocentesca esercitavano un peso morale, sociale e spirituale che non aveva eguali in Europa. Tolstoj fu nella parte finale della sua vita un “rivoluzionario” potente e temutissimo dalle autorità zariste ed ecclesiastiche. Né Dickens in Inghilterra, né Flaubert in Francia per fare qualche esempio, benché riconosciuti come eccellenti narratori, esercitarono mai un’influenza così potente nella coscienza civile e morale della nazione. Il suo credo fatto di un radicalismo cristiano, santificato in epoca sovietica come una specie di socialismo ante litteram, lo portò a contestare sul terreno dottrinale, morale e politico la Chiesa e lo Stato. Già negli anni ottanta del diciannovesimo secolo, molti renitenti alla leva si costituiranno come seguaci del “tolstoianesimo”, non disposti di conseguenza, ad accettare armi e addestramento militare. Tolstoj fino alla sua morte, continuerà, senza mai riavvicinarsi alla Chiesa, ad incitare all’obiezione di coscienza e alla diserzione come strumenti pacifici per combattere la violenza dello Stato e per contrastare le guerre.

Ci deve essere qualche legame fra l’autore di Anna Karenina, ma anche di La morte di Ivan Ilic e de Il Diavolo e la vicenda che vede come tragici protagonisti i Testimoni di Geova russi. perseguitati da alcuni anni dalle autorità russe. Se nei loro scritti e riunioni i testimoni non hanno mai promosso la disobbedienza civile, l’anarchismo, e la ribellione verso le autorità costituite, hanno comunque da sempre, profuso un impegno costante nell’evangelizzare e nel porre al centro della loro dottrina, sicuramente in maniera convinta, il Regno di Dio come l’unico potere giusto ed equo in grado di debellare i mali atavici dell’umanità. Qui alcuni punti di contatto sono simili a quelli di Tolstoj che in Il Regno di Dio è in voi predicava un’attuazione letterale e immediata dei principi evangelici nel contesto delle proprietà terriere, che tra l’altro, risultò di difficile applicazione sia per lui che per le sue comunità sparse nelle campagne russe. E’ lo stesso principio di applicazione che i testimoni rimandano in un futuro prossimo e realizzato non da uomini seppur volenterosi e generosi, ma da mani e forze divine, in contrasto con i fallimentari tentativi degli uomini e governi nella ultramillenaria storia umana. Lo stesso Tolstoj nella postfazione della Sonata a Kreutzer affermava che “il regno di Dio doveva venire sulla terra”. Idea, visione e speranza descritta anche dal suo gemello e controparte Fedor Dostoevskij che nel “Il sogno di un uomo ridicolo” descriveva un mondo senza mali e violenza fatto di fratellanza e amore, esistente per qualche tempo e contaminato solo dalla malvagità di qualche uomo.


E’ interessante che i testimoni di Geova esiliati forzatamente da Stalin e compagni nei gulag sovietici, leggevano attentamente i romanzi di Tolstoj, infarciti di passi evangelici, che estrapolati dal contesto narrativo, fungevano da esortazione, stimolo e rafforzamento della scelta che in quel momento comportava prigionia e sofferenza.

“Dominare vuol dire violentare, violentare vuol dire fare ciò che non vuole colui sul quale è commessa la violenza, e certo ciò che non vorrebbe sopportare colui che la commette; per conseguenza, essere al potere vuol dire fare ad altri ciò che noi non vorremmo che fosse fatto a noi stessi, cioè fare del male“, scriveva Tolstoj, sintetizzando in poche efficacissime righe le ragioni del suo anarchismo sempre in Il Regno di Dio è in voi. Oggi i testimoni di Geova, nonostante le remore manifestate dallo stesso Putin su quello che sta accadendo, sono stati sottoposti a un’oppressione brutale che ha portato qualche giorno fa un testimone di origine danese Dennis Christiansen ad una condanna a sei anni di prigione, solo per aver professato le proprie credenze, che chiaramente possono non trovare tutti d’accordo, ma non sollecitano mai un atteggiamento irrispettoso verso l’autorità e la comunità.

Lo stesso tribunale dove è stata emessa la sentenza, fu visitato da Tolstoj il 25 settembre 1898 quando stava completando il romanzo Resurrezione. All’interno del libro viene descritta una deportazione nella Russia zarista di alcuni abitanti di un villaggio, rei di aver letto il Vangelo. Per loro ci sarebbe stato l’esilio mentre per i Testimoni di Geova odierni il carcere. Che piega prenderanno gli avvenimenti? I testimoni di Geova hanno affermato che continueranno a difendersi legalmente facendo appello alle sentenze emesse contro di loro.

E chissà se non troveranno un’altra identificazione con il protagonista di Resurrezione il principe Nehljudov, alter ego di Tolstoj, che come si legge nella conclusione del romanzo decide di dare una svolta alla sua esistenza: ”Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù. Eccolo dunque il compito della mia vita”.

Parole che suonano come fattore stimolante per i testimoni, nonostante le vessazioni dei governanti, dei regni e delle società di questo mondo.

Roberto Guidotti

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