martedì, Dicembre 10, 2019
Home > Italia > Testimoni di Geova alla gogna. Storie di disinformazione giornalistica verso una minoranza

Testimoni di Geova alla gogna. Storie di disinformazione giornalistica verso una minoranza

Si è ribadito spesso negli ultimi tempi come il ruolo del giornalismo sia quello di mediare, controllare ed evitare che delle fake news prendano campo nell’immenso bacino della rete, dove è poi impossibile recuperarle. Chissà se questo sano principio deontologico valga anche quando si scrive sui Testimoni di Geova. La seguente e sconcertante storia mostra quando i giornalisti che non controllano la veridicità delle notizie e quindi non “mediano”, rischino di dare in pasto all’opinione pubblica notizie distorte, incomplete se non addirittura false che alimentano poi odio e livore.

Una donna della provincia di Salerno racconta nel giugno 2018, di essere una testimone di Geova, che dopo aver acconsentito a una emotrasfusione in un’operazione chirurgica, viene “ripudiata” dalla sua chiesa e dalle sue tre figlie, che decidono di allontanarsi da lei e di interrompere tutti i rapporti familiari andando a vivere in un altra casa.

Dopo che la notizia viene pubblicata su un quotidiano nazionale, le figlie chiamate in causa in maniera così diretta, precisano di essere “rimaste sconcertate dalle informazioni false che abbiamo letto sui giornali…la sensazione è che qualcuno aveva deciso di colpire noi personalmente e la nostra religione. Quello che ci preme precisare è che abbiamo rispettato – e rispettiamo- nostra madre. Il motivo per cui non siamo più a casa con lei non è la religione ma i continui maltrattamenti psicologici e fisici a cui ci sottoponevano i nostri genitori (entrambi non Testimoni di Geova) per obbligarci ad abbandonare la nostra religione”. Nella precisazione inviata al quotidiano le ragazze raccontano di “percosse” e insulti” e di un ultimatum ricevuto, affinché cambiassero idea religiosamente parlando. “In quell’occasione – proseguono le ragazze- una di noi è stata picchiata fino al punto di farle perdere conoscenza” e finita all’ospedale con relativo intervento dei carabinieri informati del fatto. Le ragazze comunque decidono di non perseguire penalmente i genitori per gli abusi subiti. Tra le osservazioni delle ragazze c’è quella di non solo, essere state strumentalizzate ma – e qui ogni giornalista serio dovrebbe rabbrividire – di non essere state contattate dalla redazione per un logico e indispensabile confronto tra la versione della madre e la loro.

Qualche giorno fa un agenzia di stampa ha rilanciato la stessa notizia, (ora rimossa!) con le dichiarazioni della signora, dello stesso tenore con aggiunta di particolari negativi.

Apriti cielo! Un certo numero di quotidiani, ha ripreso le affermazioni della donna e pubblicato in maniera estesa la vicenda con titoli ambigui e accusatori nei confronti delle figlie, ree un po’ per tutti di aver ripudiato la donna per il suo “peccato”, contornando il tutto con commenti ostili e quasi spregevoli sui testimoni di Geova e la questione delle emotrasfusioni. In quanti hanno verificato la notizia? Nessuno. Tra l’altro sarebbe bastata un semplice ricerca su Google, per trovare qualcosa sull’episodio vista la pubblicazione del quotidiano otto mesi fa.

Nessuno si è preso la briga di “ascoltare l’altra campana” come dovrebbe fare un giornalista responsabile; molti sono andati giù con una specie di randello verbale e scritto, in questo caso amplificato dal web e dai social. Una specie di “dagli all’untore” mediatico che ha trovato naturalmente molti, pronti a recepire il carico del solito vagone d’odio quotidiano, stigmatizzato anche da pensatori vari e da autorevoli giornalisti come pericoloso per la convivenza civile e democratica del Paese.

Lo stesso Massimo Gramellini, personaggio anche televisivo, nel Caffè sul Corriere della Sera ha titolato il suo pezzo sulla vicenda, in prima pagina “Le tre fanatiche” con un improponibile raffronto con la vicenda della ragazza pakistana uccisa. In questo modo si potrebbe additare ancor di più alla gogna le tre giovani, che a causa del pubblico ludibrio scatenato da articoli di questo tenore, rischiano di essere falsamente e ingiustamente marchiate come figlie che hanno disconosciuto l’amore filiale dei genitori.

Paradossalmente tra i tanti commenti carichi di ostilità sui social, qualcuno si è chiesto se non sia meglio prima di giudicare conoscere tutti i particolari della storia, rivelando un’obiettività sfuggita, non tanto a chi semina o sfoga rancore contro il nemico di turno, in questo caso i testimoni di Geova, ma a chi dovrebbe fornire sempre notizie accurate.

L’Ufficio Stampa nazionale dei Testimoni di Geova ha smentito la ricostruzione fatta dai giornali, con un comunicato dove si spiega che “le tre ragazze sono stanche e frustrate da questa situazione. Non è vero che hanno rotto i rapporti con la madre perché ha accettato la trasfusione, ma si sono allontanate perché venivano maltrattate”. Inoltre la nota precisa che “la signora non è stata espulsa per l’emotrasfusione”. Al momento sono pochi i quotidiani che hanno pubblicato la smentita, confutando di fatto Giulio Andreotti che considerava la smentita come una notizia data due volte. Forse perché in questo caso, le versioni sono diametralmente opposte e si preferisce dare in pasto ai lettori quella che registra “un’audience” maggiore o sembra piacere di più alla maggioranza.

Nel 1989 Giorgio Bocca nel suo “Il padrone in redazione” denunciava un giornalismo che “amplifica artificialmente fatti, non si cura di verificarli e dopo averli consumati rapidamente li accantona. Testimoni? Nessuno. Prove? Nessuna”. E non c’era Internet possiamo aggiungere noi oggi.

Chi conosce i testimoni di Geova sa che si sono fatti la scorza con l’impopolarità, il pregiudizio, l’odio, le persecuzioni brutali dei vari Mussolini, Hitler, Stalin e ora anche Putin solo per citarne alcuni. Non saranno le notizie dei giornali a destabilizzarli né l’avversione che alcuni manifestano nei loro confronti, spesso bilanciata da altri che mostrano stima e ammirazione per il loro modus vivendi. Anzi nelle accuse rivolte anche le più pesanti, non vedono altro che il compimento del mandato evangelico che li vuole spesso dileggiati e “insultati perché grande è la ricompensa nei cieli” come recita il vangelo secondo Matteo.

Alcune delle loro credenze come quelle relative il rifiuto delle emotrasfusioni o le espulsioni dal movimento, possono essere di primo acchito difficili da capire, anche se da parte loro viene profuso uno sforzo continuo per informare l’opinione pubblica sul loro operato, come è evidente da alcune sezioni del sito ufficiale dell’organizzazione. Indubbiamente ci vogliono pazienza e tempo per approfondire i fatti, specialmente quando coinvolgono chi è diverso dai nostri consueti modelli di vita standardizzati.

Quello che si richiede sempre per chi scrive pubblicamente, orientandolo anche le idee, è non tradire mai il dogma, in questo caso è giusto definirlo così, di un’informazione libera ma consapevole, accurata e documentata, fatta di verifica delle fonti e di dati oggettivi. Un’informazione che non deve mai abbassarsi a quel livello, che i giornali stessi rimproverano ai sempre più numerosi divulgatori di fake news.

Roberto Guidotti

Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

9 thoughts on “Testimoni di Geova alla gogna. Storie di disinformazione giornalistica verso una minoranza

  1. Congratulazioni. Finalmente un giornalista serio che ha capito come si fa questo mestiere. Ma d’altronde capisco che pubblicare il pezzo “ad effetto” per primi è più rapido, redditizio e gratificante della noiosa e impegnativa verifica delle fonti.

  2. Egregio Roberto Guidotti. Esposizione esaustiva. Vedo nel suo scritto un equilibrio nell’esporre info, e argomentazioni. La ringrazio di aversi fatto carico di una edontologia latente in molti cronisti. Non entro in merito hai Testimoni di Geova. Ma è anche vero che la disinformazione colpisce chi non ci fidiamo, e chi entra negli steriotipi, di una società superficiale. Nerone insegna, a farne le spese furono i Cristiani di Roma. Oggi si rivede, di voler ingendiare con le nostre frasi superficiali, con aggiunta di una disinformazione diffusa. Sarò lieto di leggere i suoi articoli.

  3. Complimenti davvero, Signor Guidotti, per il suo articolo molto equilibrato. Lei ha raccontato i fatti, non le chiacchiere da bar propinate da pennivendoli (non giornalisti) che, fomentati da ex tdG, si affrettano a scrivere, pur di parlar male di noi. Grazie.

  4. Sono perfettamente d’accordo con Guidotti, nella stampa italiana (la maggior parte) si pubblica quando la notizia è sensazionalistica e non se è anche vera, il moto è “prima pubblico poi verifico se ne ho il tempo”, e spesso le notizie sono distorte, tendenziose a rafforzare gli ideali del giornalista, quello corretto, perchè poi ci sono quelli scorretti e di scarso valore deontologico, e sono tanti purtroppo, e molti di loro fanno parte proprio di quel giornalismo televisivo o comunicazione televisiva (della quale anch’io faccio parte, i miei lavori vanno in onda sulla rai da oltre venticinque anni) che punta solo agli ascolti, certo è giusto voler fare ascolti alti, ma quello che non è giusto è volerli fare letteralmente sulla pelle degli altri, di persone con una loro vita, che dal momento della messa in onda spesso è stravolta e in certi casi distrutta insieme alla reputazione, e tutto perchè uno “stupido” di turno ha fatto male il suo lavoro, sulla linea grigia dove nessuno lo punirà. Ma questo avviene perchè in Italia ci sono tante pecore, basta che una faccia beee che tutte le altre subito fanno beee, e tutto perchè uno “scemo” con potere di stampa o diffusione televisiva ha fatto beee per primo senza valutare i contenuti prima di pubblicarli, valutare i danni che agli altri avrebbe recato, senza riflettere un attimo sulle conseguenze di quel gesto, ma si sa le notizie devono volare il più velocemente possibile per andare a segno, poi non conta cosa sia la notizia o cosa contiene, l’importante è pubblicare, trasmettere, inviare… auguriamoci di non essere mai noi l’oggetto di tanto interesse!!!

  5. Faccio i miei complimenti e ringrazio per il servizio pubblico offerto con questo articolo accurato e di altissima qualità. Lo dico da giornalista che ha lasciato il suo posto “fisso” perché schifato dalle logiche perverse di questo “mondo”.

  6. Gentile redazione e redattore Guidotti, la invito ad informarvi veramente sul trattamento riservato dalla confessione ai suoi fuoriusciti perché le loro pubblicazioni sono impregnate di discriminazione e d odio verso chi non fa più parte del credo incitando persino i familiari più stretti ad evitare qualsiasi rapporto ed io ne sono una prova vivente in quanto l’intera famiglia mi sta evitando da ben due anni ostracizzando persino i miei figli piccolissimi… Perché non intervistate anche me? Forse siete pagati dall’organizzazione dei testimoni di Geova è vi va di contraddirli!

    1. La informo che la nostra testata non e’ pagata da nessuno. Non riceve finanziamenti privati ne’ pubblici e siamo apertissimi ad accogliere esperienze e testimonianze molteplici e diverse. Ci trasmetta un suo recapito e verra’ ricontattato.

      Il Direttore

    2. Rispondo al Sig. Domenico, Lei ha fatto parte dei Testimoni di Geova, significa che prima ha studiato la bibbia con loro, si è persuaso e in seguito si è battezzato. Poi ne è uscito. Ha preso la sua decisione. Perchè infanga? Non c’è nessun odio o discriminazione nelle riviste dei Testimoni di Geova, questa è nuovamente una fake news. Il più delle volte sono i familiari non Testimoni di Geova a discriminare, infangare e ostracizzare i parenti che decidono di aderire ai testimoni di Geova. Lei, se ne ha fatto parte, lo sa benissimo. Nella vita ogni nostra decisione ha delle conseguenze, belle e brutte. Non sono una Testimone di Geova, sono l’unica della mia famiglia a non esserlo. Conosco bene i componenti della congregazione locale e molti di quelle vicine. Mia mamma ha iniziato a studiare quando avevo 6 anni, ne ho 43 e con tutta sincerità Signor Domenico, si vergogni. Ringrazio invece la Redazione per questo articolo, schietto e veritiero, come sempre meno se ne possono leggere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: