venerdì, maggio 24, 2019
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Ieri la guerra del vino, oggi la guerra del latte

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La guerra del vino, che ha visto contrapporsi Italia e Francia, ha riempito le pagine di cronaca dei giornali negli anni ’80. Non passava giorno senza che una nave, un’autobotte o quant’altro che trasportasse vino dall’Italia verso la Francia venisse bloccata appena oltrepassati i confini francesi o appena giunta nei porti di Nizza. Le due maggiori nazioni produttrici mondiali di vino si scontrarono infatti per anni, all’interno del Mercato Comune Europeo, sulla gestione delle giacenze presenti in grandi quantità in entrambi i Paesi, ma la crisi toccò il suo acme tra il 1981 e il 1982 con le violente reazioni dei vigneron francesi del midi, che distrussero in più occasioni decine di migliaia di ettolitri di vino da taglio provenienti dall’Italia.

Senza entrare nello specifico tecnico, ma in grandi linee, si era naturalmente razionalizzato il mercato facendo  in modo che i vini così detti “grezzi o da taglio”, venissero prodotti nelle terre di Sicilia e di Puglia, mentre al Nord ed in Francia, si producevano gli ottimi e rinomati vini da tavola mescolando sapientemente e stagionalizzando con maestria i vini dalle varie provenienze.

Un mercato che non trova più convenienza nell’importazione/esportazione dei vini nel momento in cui la Francia scopre che può ottenere lo stesso risultato aggiungendo zucchero nel vino prodotto che si aumenta così artificialmente il grado alcolico e dando così stabilità al prodotto. Fenomeno che ha creato allora quella che fu per l’appunto definita la “guerra del vino”.


Il risultato in Italia sono stati diversi e pesanti sotto il profilo economico, una grande perdita di posti di lavoro, molti agricoltori hanno dovuto riqualificare in altre colture i propri campi, tantissime aziende hanno dovuto chiudere non riuscendo più a smaltire il prodotto, ma forse il danno maggiore lo hanno subito i consumatori, che gustano certamente dei vini ottimi, ma non più frutto di sapienti spremiture ma di sapienti zuccheraggi, a tutto vantaggio dei guadagni per i produttori.

Da allora, altre guerre si sono innescate sempre per motivi di matrice economica spesso occultati, in particolare nei generi alimentari.

I consumatori, ignari, sono spesso ingannati da norme che gli stati europei hanno emanato raggirando quelle che sono le caratteristiche principali dei prodotti.

La guerra del latte, che vede oggi coinvolti i pastori sardi a cui, via via, si vanno ad aggiungere i pastori siciliani come anche di altre regioni, trae origine da un inverso problema ma certamente di rilevante gravità, che penalizza il prodotto finale.

La materia prima, di produzione locale che da’ una precisa connotazione al prodotto, viene sostituita, per motivi economici, da prodotti di importazione, alterandone così l’originalità e la peculiarità.

E’ il caso del pecorino romano, da sempre lavorato in Sardegna con latte proveniente dalle pecore allevate in Sardegna, che oggi subisce una lavorazione con latte proveniente da altre località non sarde e spesso nemmeno italiane, per un motivo prettamente economico.

Tutto ciò, ieri come oggi, avviene a causa di norme europee che autorizzano i produttori finali alterare e sofisticare legalmente.

Norme, queste, che tengono conto solo del risvolto economico cancellando tradizioni, culture, originalità e genuinità, per di più traendo in inganno i consumatori che spesso convinti di comprare un prodotto che ha certe caratteristiche, certe provenienze, e quindi certi costi, si ritrova ad avere un prodotto diverso.

Tralasciamo la sperequazione sul parmigiano, tipico prodotto Italiano che qualche benpensante politico vorrebbe cancellare a favore di un Parmisan che nulla ha a che vedere con l’originale.

E’ chiaro che una Europa basata sull’economia, così come è stata concepita, non tiene conto di tutti i fattori ne delle esigenze dei vari stati membri e meno che meno delle popolazioni che li compongono, ma si esprime solo secondo parametri economici.

Stesso discorso vale ad esempio per i farmaci, dove assistiamo ad una diversità tra originale e generico, ma spacciati per uguali. L’alimentare queste guerre economiche rischia di provocare insurrezioni non sempre controllabili che stanno coinvolgendo l’Italia ma anche diversi paesi europei.

Ettore Lembo

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