mercoledì, Novembre 25, 2020
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Venezuela, tensione ai confini per gli aiuti umanitari

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Militari del Venezuela hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco di indigeni Pemon a Gran Sabana, a poca distanza dalla frontiera con il Brasile, uccidendo una donna e ferendo almeno 12 persone. Lo hanno reso noto su Twitter dirigenti locali e deputati dell’opposizione.

Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell’Esecutivo, ha emesso un decreto nel quale autorizza l’ingresso degli aiuti umanitari nel paese, ordina l’apertura delle frontiere e assicura “garanzie e benefici” ai membri delle Forze Armate che “adempiano il mandato della Costituzione”.

Nel decreto, pubblicato su Twitter, Guaidò ricorda che due giorni fa l’Assemblea Nazionale ha varato una disposizione autorizzando l’ingresso degli aiuti, attualmente depositati vicino ai confini del Venezuela, aggiungendo che “usurpatori del potere legittimo” hanno promosso azioni per impedire che possano entrare nel territorio nazionale.

Ieri Amnesty International ha accusato le forze di sicurezza venezuelane del presidente Nicolas Maduro di “esecuzioni extragiudiziarie, arresti arbitrari e uso eccessivo della forza in una escalation della sua politica di repressione” concentrata nelle “zone popolari” che si sono associate alle proteste dell’opposizione. In gennaio in soli 5 giorni di proteste – si ricorda – sono state uccise 41 persone e effettuati oltre 900 fermi. “La strategia di controllo che cercano di imporre le autorità attraverso la paura e il castigo contro coloro che esigono un cambiamento è disgustosa”, ha detto Erika Guevara Rosas, responsabile di Amnesty per l’America Latina, secondo la quale il governo Maduro “si sta accanendo con la parte più impoverita della società, che dice di difendere ma che poi uccide, arresta e minaccia”.

Intanto, la Conferenza episcopale del Venezuela ha chiesto al governo di Maduro di permettere “l’ingresso e la distribuzione” dell’assistenza umanitaria internazionale nel Paese, “evitando qualsiasi tipo di violenza repressiva”. Tuttavia, Maduro ha reagito chiudendo le frontiere con la Colombia e le Antille Olandesi e inviando blindati su quella con il Brasile.

Da Santa Elena de Uairén, sulla frontiera con il Brasile, residenti locali hanno pubblicato sui social immagini dei blindati, per bloccare l’ingresso del”assistenza umanitaria da Pacaraima, la città brasiliana dall’altra parte del confine. Il governo brasiliano ha annunciato che gli aiuti, principalmente cibo e medicine, sono stati concentrati a Boa Vista e Pacaraima, e sono state garantite le condizioni per permettere ai venezuelani di venirli a prendere.

“L’idea è che aspetteremo in quella regione l’arrivo di camion venezuelani, guidati da venezuelani, agli ordini del presidente incaricato, Juan Guaidò”, ha detto il portavoce della presidenza, Otavio de Rego Barros. D’altra parte, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez ha confermato la sospensione sine die dei collegamenti aerei e marittimi con tre isole delle Antille Olandesi, Curacao Aruba e Bonaire, dopo che Guaidò ha informato che un centro di distribuzione dell’assistenza umanitaria sarà appunto l’isola di Curacao.

Ma lo scenario principale della sfida di sabato prossimo sarà Las Tienditas, il ponte fra Venezuela e Colombia – in buone condizioni, ma mai inaugurato – dove 24 ore prima si affronteranno le due parti in due concerti rivali: il “Venezuela Aid Live” di Richard Branson, sul versante colombiano, e il “Hands Off Venezuela” annunciato dal governo chavista su quello venezuelano, a circa 300 metri di distanza.

Maduro respinge l’assistenza internazionale perché nega l’esistenza di una crisi umanitaria in Venezuela, e sostiene che la richiesta di aiuti da parte di Guaidò -il presidente del Parlamento che ha assunto i poteri dell’Esecutivo- è in realtà uno “show mediatico” per giustificare un intervento militare statunitense. Guaidò, non ha precisato come organizzerà le decine di migliaia di volontari che dice di aver raccolto per portare gli aiuti dall’altra parte della frontiera, e ha lanciato un nuovo appello alle Forze Armate, perché permettano l’ingresso dell’assistenza. “Signori, avete tre giorni per passare dalla parte della Costituzione, eseguire le istruzioni del presidente incaricato della Repubblica e lasciare entrare gli aiuti”, ha detto ieri il leader oppositore, aggiungendo che “coloro che si ribellano agli ordini, oggi giorno, sono quelli che stanno a Miraflores”, sede dell’esecutivo a Caracas. (fonte ANSA)

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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