martedì, Ottobre 19, 2021
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Ancona, la sentenza choc: “Sembra un maschio, non puo’ averla stuprata”. Ma per la Cassazione il processo e’ da rifare

aprilia

ANCONA – Quella spiccata in appello era stata una sentenza choc, relativa ad un presunto caso di stupro. Tre giudici donne avevano infatti ribaltato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto colpevole il giovane finito sul banco degli imputati. La motivazione: la presunta vittima sarebbe troppo mascolina per aver potuto attirare le attenzioni sessuali dell’imputato.

Le accuse lanciate nei confronti di quest’ultimo potrebbero quindi essere state inventate. Ora il verdetto viene annullato dalla Cassazione per incongruenze e vizi di legittimità, tanto che il processo dovrà essere rifatto.Coinvolti nel caso una 22enne di origini peruviane e due giovani: uno per l’appunto accusato di stupro e l’altro di avergli fatto da palo.

Secondo quanto riportato da Repubblica,  il fatto sconvolgente sarebbe che i giudici che hanno emesso la sentenza di appello sono tre donne. Elemento di fondamentale importanza per loro sarebbe stato il fatto che il principale imputato non avrebbe provato attrazione nei riguardi della ragazza. I fatti risalgono al 2015. La presunta vittima avrebbe asserito di aver subito lo stupro dopo aver accettato di bere qualcosa con loro dopo le lezioni della scuola serale che tutti e tre frequentavano. La sentenza di primo grado stabilisce una condanna di 5 anni per il principale imputato e di 3 anni per l’altro ragazzo.

La Corte di Appello da’ invece ragione ai due giovani, sulla base della scarsa avvenenza della peruviana. A prova viene messo  il soprannome con cui il presunto violentatore avrebbe memorizzato sul proprio cellulare il numero della giovane: “Vikingo”, con un chiaro riferimento alla sua scarsa femminilita’. Le tre magistrate si sarebbero quindi basate sul fatto che la ragazza non sarebbe neanche piaciuta all’imputato, e che la sua sarebbe quindi potuta essere una sorta di messa in scena. Tuttavia ci sarebbe un referto medico conseguente ai fatti, che attesterebbe le lesioni riportate, compatibili con una violenza sessuale.

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