martedì, Novembre 12, 2019
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Bimbi sottratti: figli in Ucraina con la madre. Il padre non li vede da oltre due anni

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Sono passati due anni da quando A. Jung, cittadino tedesco, e’ riuscito a vedere per l’ultima volta i suoi figli.

Nel 2013, la moglie ucraina portò il loro primo figlio in viaggio nel suo paese di origine. Non è mai piu’ tornata. A quel tempo, era incinta del loro secondo figlio.

Jung ha trascorso oltre sei anni nel tentativo di avere un rapporto con i suoi figli. Nella migliore delle situazioni, gli fu permesso di vederli per sei ore al mese alla presenza della sua ex moglie. Poi, ha trascorso anni senza vederli.


“Nessuno mi ha mai accusato di essere un cattivo padre”, ha detto Jung al Kyiv Post. Tuttavia, “Lei mi nega la possibilita’ di vederli”.

Jung è tutt’altro che solo. In Ucraina, migliaia di padri dicono che le ex partner hanno impedito loro di essere parte concreta della vita dei propri figli.

Ma mentre il sistema legale dell’Ucraina e la burocrazia risultano poco comprensibili per chiunque, sono particolarmente complicati per i padri stranieri che spesso non conoscono la lingua.

Anche quando i tribunali decidono a loro favore, difficilmente le disposizioni vengono rispettate. Gli esperti legali affermano che l’Ucraina ha un problema di vecchia data con il mancato rispetto delle decisioni giudiziarie – in particolare nelle battaglie per la custodia e casi di sottrazione di minori. La responsabilita’ di tutto cio’ sembrerebbe dover essere attribuita alla debole autorità giudiziaria del paese e alla polizia inefficace.

Il Kyiv Post ha cercato di contattare le madri che presumibilmente hanno sottratto e tenuto lontani i figli dai loro padri, ma solo una di loro ha risposto e acconsentito a un colloquio. L’ex moglie di Jung si è rifiutata di aprire la porta, malgrado fosse a casa quando il Kyiv Post ha bussato per chiedere la sua versione dei fatti, e non ha risposto alle richieste di commenti inviate via Facebook.

Jung ha incontrato la sua futura moglie mentre faceva trekking in Crimea nel 2010. Si erano sposati a Kiev e avevano avuto il loro primo figlio. La coppia si è quindi trasferita a Monaco, in Germania, dove Jung ha lavorato come tecnico di sicurezza. Ma, dopo il parto, Jung aveva notato un forte cambiamento in sua moglie.

Alla fine di maggio 2013 lei dice di voler trascorrere un periodo in Ucraina con il figlio, mentre e’ incinta del secondo. Passano sei settimane, ma la donna non tornera’ mai piu’.

Dopo aver fallito nel convincerla a tornare insieme al figlio, nel 2013 Jung presenta una richiesta ufficiale di rimpatrio dei minori con il Ministero della giustizia ucraino attraverso l’Agenzia federale di giustizia tedesca, in conformità con la Convenzione dell’Aia sulla sottrazione internazionale di minori. Entrambi i paesi sono firmatari di questo trattato internazionale, che impone il ritorno immediato di un minore al suo “paese di residenza abituale”.

Il bimbo è cittadino tedesco e ucraino. Tuttavia, l’Ucraina non riconosce lo status di cittadinanza straniera per i cittadini ucraini.

Le autorità ucraine non hanno risposto alla richiesta di Jung per oltre un anno. Alla fine, la Corte distrettuale di Pechersk ordinò il ritorno immediato del bimbo nel 2014, ma nessuno la fece rispettare. Quindi, la Corte d’Appello di Kiev ha scartato l’ordine di rimpatrio, dicendo che sia il primo sia il secondo figlio – che non hanno vissuto in Germania – devono stare con la  madre.

“Mio figlio maggiore è molto sottosviluppato. Ha bisogno di cure mediche. Avrebbe un’assistenza sanitaria privata tedesca, ma cosi’ non si puo’ fare nulla”, ha affermato Jung.

Jung cerca di appellarsi alle autorita’. Dal momento che la donna vive in Ucraina,  il locale servizio per l’infanzia conduce un’audizione senza l’intervento di Jung e raccomanda di permettere al padre di visitare i ragazzi per sei ore al mese. Lui vola dalla Germania ogni mese per farlo, ma poi la ex non si mostra soddisfatta di questo accordo. Lamenta di non aver ricevuto alcun contributo economico per i figli, ma Jung sostiene di aver fatto passare tutto attraverso il suo avvocato, che avrebbe richiesto alla donna di firmare per questo. Lei, pero’, stando a quanto dichiarato anche dallo stesso legale, si sarebbe rifiutata di firmare qualsiasi tipo di documento.

La donna, in una intervista resa alla troupe televisiva dell’Ungheria Channel 1 + 1, dichiara al giornalista che Jung è un simpatizzante nazista, che non vuole i bambini, e che semplicemente “vuole vendicarsi per la sconfitta della Germania nella seconda guerra mondiale”. Jung ha negato queste accuse.

Alla fine, lei smette di permettere a Jung di visitare i figli. L’uomo dice che si è lamentato con le autorità locali 42 volte a riguardo. I documenti di polizia confermano le sue lamentele, ma le autorità gli hanno detto che sarebbe stato impossibile far valere i suoi diritti di visita. Quello di Jung non e’ un caso eccezionale. In Ucraina ci sarebbero migliaia i casi simili al suo.

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