venerdì, maggio 24, 2019
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DA ERODOTO – LE STORIE, CONTINUA IL LIBRO I – Traduzione di Luigi Annibaletto, Mondadori 1956

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DA ERODOTO – LE STORIE, CONTINUA IL LIBRO I – Traduzione di Luigi Annibaletto, Mondadori 1956

33 Con queste parole non faceva, io credo, molto piacere a Creso, il quale lo congedò, non avendolo ritenuto degno di alcuna considerazione; piuttosto stolto, anzi, gli era sembrato; egli che, sdegnando beni presenti, consigliava di badare alla fine di ogni cosa.

34 Quando Solone se ne fu andato, una terribile punizione divina si abbattè su Creso, perché (è il caso di pensarlo) s’era creduto l’uomo più felice del mondo.


Subito infatti mentre dormiva gli si mostrò un sogno, che gli svelò la verità dei mali che dovevano capitargli nei riguardi di suo figlio.

Aveva Creso due figli, di cui uno era disgraziato, perché sordo-muto; l’altro invece tra i coetanei era di gran lunga il primo in tutto: il nome era Ati.

Proprio questo Ati, gli rivelava il sogno, doveva perire colpito da una punta di ferro.

Creso, appena si svegliò, e se ne rese conto, tutto spaventato per il sogno, procurò al figlio una moglie; e mentre prima Ati aveva l’abitudine di marciare in armi alla testa dei Lidi, Creso non lo mandò più in alcun luogo a imprese del genere; fece portar via dagli appartamenti riservati agli uomini giavellotti, lance e tutti gli arnesi siffatti che gli uomini usano per la guerra, e li fece ammucchiare nelle stanze delle donne, per timore che un qualche arma, appesa, potesse cadere in capo al figlio.

35 Mentre questo figlio si apparecchiava alle nozze, giunse a Sardi un uomo tormentato dalla sventura, le cui mani s’erano macchiate di impurità: era frigio di nascita e di stirpe regale.

Presentatosi costui alla reggia di Creso, chiese di poter essere purificato secondo il rito del paese: e Creso lo purificò (il rito di purificazione dei Lidi è pressappoco uguale a quello dei Greci).

Quando ebbe compiute le cerimonie d’uso, Creso s’informò donde veniva e chi era, parlando così: <o straniero, chi sei tu e dal qual parte della Frigia sei venuto a rifugiarti presso il mio focolare? Quale uomo o quale donna hai ucciso?>

Quello rispose: < o Re, sono figlio di Gordia e nipote di Midia, mi chiamo Adrasto; per aver contro mia voglia ucciso mio fratello, sono venuto qui, scacciato da mio padre e privo di tutto>

Creso allora gli replicò: < vuole il caso che tu sia discendente di uomini che ci sono amici, e fra amici sei giunto: qui, rimanendo nella nostra casa, non mancherai di nulla e, sopportando codesta sventura col massimo coraggio, ne trarrai il massimo giovamento.

Nota: Creso congeda il saggio, ma pagherà cara la sua superbia, perché gli Dei confermeranno come la ricchezza da sola non genera felicità. Appena dopo il sogno, nella cui premonizione come tutti i suoi contemporanei crede, si affretta a dare una sposa al figlio, forse per distrarlo dalla caccia e da operazioni pericolose, tra lance e dardi, offrendogli un diversivo migliore, o forse per prudentemente assicurarsi subito una discendenza. Vedremo se Adrasto avrà qualche ruolo nel futuro della vicenda.

Luciano Magnalbo’

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