venerdì, Novembre 22, 2019
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Haftar verso Tripoli per suonarle ad Al Sarraj…. ma tornerà suonato?

I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno espresso “profonda preoccupazione per le attività militari a Tripoli, che mettono a rischio la stabilità del Paese,le prospettive di una mediazione Onu e una soluzione politica globale alla crisi”.E chiedono “all’Esercito del generale Haftar di fermare le attività militari”, e a tutte le parti una de-escalation militare. Le truppe di Haftar proseguono l’avanzata verso Tripoli e hanno decretato una no-fly zone sulla parte Ovest del Paese. “Qualsiasi aereo militare o drone sarà considerato obiettivo nemico”, s’annuncia.

Nel frattempo però le Forze Armate del Governo legittimo di Al Serraj annunciano di avere riconquistato il controllo dell’Aeroporto internazionale situato a 25 km. dal centro di Tripoli e di avere fermato le colonne corazzate di Haftar in arvivo da sud est con pesanti bombadamenti aerei, che sfvuttano la debolezza dei nemici nella copertura dei cieli. Si allontana quindi per Haftar, appoggiato dai sauditi e dall’immancabile Macron, il miraggio di una rapida occupazione di Tripoli, e si aprono pericolosi scenari derivanti dallo strapotere aereo dei nemico Al Serraj, appoggiato dalla comunità internazionale e dall’Italia.

Haftar quindi pur essendo partito per suonarle a Tripoli rischia  la fine dei pifferi di montagna, e di tornare suonato dal campo di battaglia.


Nel frattempo è stato evacuato dall’ENI il personale italiano presente nei campi petroliferi in Libia, dando così la misura della gravità della situazione sul terreno, tornata ai tempi dei violenti scontri dello scorso settembre quando la Libia si era trovata stretta nella morsa dei conflitti intestini fra Tripoli e Bengasi con 47 morti e 129 feriti in 8 giorni

“Violenti scontri fra la 7/a Brigata e la sicurezza centrale” si erano verificati allora nell’area Abu Salim: lo riferì un tweet dell’emittente Al Ahrar citando una “fonte della sicurezza” e riferendosi alla milizia ribelle che già allora attaccava Tripoli e ad una (detta “Ghenewa”) che la affrontava in un zona a meno di 6 km in linea d’aria da Piazza dei Martiri, il centro della capitale libica, situato sul Mare.

Il Consiglio Presidenziale del premier Fayez al Sarraj all’epoca dette mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale.

Questo dopo giornate difficili con scontri generalizzati tra varie milizie nella zona sud di Tripoli, in particolare ad Ain Zara e Abu Selim, che feceVo registrare la morte di due persone nel distretto di Al Falah, all’interno di un campo profughi per gli sfollati interni di Tawergha. Sono circa 400 i detenuti che allora riuscirono ad evadere da un carcere alle porte di Tripoli approfittando dei combattimenti in corso da una settimana tra milizie rivali.I detenuti forzarono le porte della prigione di Ain Zara, a sud della capitale, e fuggirono dopo aver sopraffatto le guardie che cercavano di fermarli, diffondendo il caos sullo scenario libico che ha continuato a peggiorare fino alla aperta guerra civile in corso in questi giorni.

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