martedì, Novembre 30, 2021
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Sussurri & Grida, di Maurizio Verdenelli – A volte ritornano

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Sussurri & Grida – A volte ritornano

di Maurizio Verdenelli

 

Ecco, vedete qui: questa è la nuova statale 76. Da aprile 2020, da Perugia ad Ancona e viceversa ci vorranno solo 40/ 45 minuti, non più le attuali due ore ed un percorso pieno di curve da far girare la testa. Vogliamo bene agli italiani e ci preoccupiamo anche della loro salute”. Ed ancora: “I tecnici mi hanno appena detto che ce la potrebbero fare anche entro marzo del prossimo anno, ma io da vecchio avvocato ho concesso un mese in più…”.

Parole e tracciati del presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte (al suo fianco il ministro Toninelli e l’AD Simonini) l’altro giorno a Borgo Tufico al campo base dell’Astaldi, appena riavviato con lo ‘sbloccacantieri’.

Ai lavoratori, salutati subito le autorità, ed imprese che in subappalto ci hanno messo molto del proprio finora senza ricevere il dovuto dal principale contraente (il terzo…), Conte ha garantito che i fondi arriveranno. Chi è in partenza invece è l’amministratore unico della società Quadrilatero, Guido Perosino, già in Anas, area Internazionale.

Si deve alla Quadrilatero l’insieme dei lavori tra Marche ed Umbria e pure la felice riuscita della nuova Valdichienti. “Eppure il logo della società non era da nessuna parte tra tante bandiere e marchi, giovedì mattina al campo base” si è lamentato un po’ l’ex direttore generale di Quadrilatero, il maceratese arch. Fabrizio Romozzi cui si deve una ventina d’anni l’idea post sisma di ‘Quadrilatero’ e al sen. Mario Baldassarri, allora vice ministro dell’economia, l’effettiva realizzazione di quella.

Romozzi sta scrivendo da tempo un libro di memorie: “La strada dei sogni” e l’attesa resta viva. “Ci sarà pure un capitolo sul caso giudiziario della Galleria La Franca”. “Per il quale sono indagati 10 tecnici” ha dichiarato l’on. Patrizia Terzoni che con ‘Report’ (Rai3) ha sollevato la vicenda “che vede Stato e Quadrilatero parti civili”.

A Borgo Tufico nacque la prima comunità fabrianese, storicamente: speriamo che proprio da quell’area stretta dalle montagne, condivisa da Albacina da cui prese avvio la seconda impresa italiana (quella del fabrianese Aristide Merloni, sostenuta sulle ‘prime’ dal matelicese Enrico Fermi) riparti lo sviluppo di un comprensorio in drammatica crisi. Intanto la Pedemontana collegherà Fabriano con Matelica.

“Così Mattei non si rigirerà più nella tomba” ha esclamato il premier. E pure il capostipite (di una dinastia abbastanza presto tramontana per buona parte) il favoloso sen. Aristide senior. Sia lui sia il fondatore dell’Eni, se riaprissero gli occhi non riconoscerebbero più i loro luoghi e la loro opera frutto di una propria, unica e speciale genialità imprenditoriale -e grande amore verso il lavoro e i lavoratori. Com’è cambiata Fabriano e il suo hinterland! Ma questa nuova strada potrebbe ora significare il rilancio.

“E pure dell’Alta Umbria e del turismo eugubino e gualdese” ha sottolineato la presidente dell’Umbria, la ‘pasionaria’ Katiuscia Marini. E come testimonial, San Francesco (non a caso la ss 76 porta il Suo nome) che nel giugno 1219 s’imbarcò per l’Egitto ad Ancona, porto ancora da rilanciare dopo 700 anni esatti. E qui la Marini si è impappinata un po’, parlando in conferenza stampa, in riferimento allo storico episodio, di 800 anni senza far venire però i brividi sulla schiena al sindaco di Assisi, perché assente allo sbloccantieri-day di Borgo Tufico.

Nelle Marche un altro atteso ritorno, a sorpresa, del papa nel nome dei terremotati. Dopo il 25 marzo a Loreto, Francesco andrà domenica 16 giugno a Camerino. Tante suggestioni, a cominciare dalla visita di due giorni di Wojtyla per la festività di San Giuseppe nel ’91. In quell’occasione il papa celebrò messa anche a Fabriano all’interno di uno degli stabilimenti Merloni. Tuttavia il viaggio di Bergoglio si collega a quello, 162 anni, del senigalliese Mastai Ferretti, il beato Pio IX. Che dopo aver detto messa l’11 maggio 1857 nella Santa Casa lauretana (così pure Francesco) raggiunse Camerino nel pomeriggio. Visitando monasteri e conventi e pure la Basilica del patrono San Venanzio, semidistrutta dal terremoto del 1799. Per la restauro il pontefice elargì 15.000 scudi che servirono a riaprire nel 1875 solennemente il celebre luogo di culto.

Ci vollero dunque 76 anni per sanare una ferita di nuovo riaperta nel 2016 a causa di una calamità ormai ricorrente ogni venti anni. Una circostanza che fa un po’ tremare al pensiero di ora. Quando contribuirà Francesco (che visiterà il villaggio sae come Giovanni Paolo II nel ’98 a Cesi) alla ricostruzione di Camerino, in gran parte in zona rossa? Basteranno i 15.000 scudi dell’ultimo papa re del Regno Pontificio che si estendava a Camerino dove per ben due volte si recò per la sua ‘triste’ professione, sempre svolta con scrupolo ed impeccabilmente, Mastro Titta. Facendo cadere complessivamente 5 teste, l’ultima, quella di un femminicida ‘ante’ e post litteram.

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