sabato, luglio 20, 2019
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Sussurri & Grida, di Maurizio Verdenelli – Macerata? Ad ovest di Hotel House

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Sussurri & Grida – Macerata? Ad ovest di Hotel House

di Maurizio Verdenelli

Mi dice una giovane medico, spesso nella Capitale per corsi professionali: “L’altro giorno a Roma, un giovane nero che vendeva collanine in via del Corso, sentendo l’inflessione marchigiana, mi ha chiesto di quale città fossi. Gli ho risposto: sono di Macerata. E lui, con un sorriso a denotare la comune appartenenza territoriale: ‘Io sono dell’Hotel House’. Senza citare Porto Recanati. Ho subito capito che lui si riferiva al grattacielo quasi in riva al mare come ad una città vera e propria…”.


Già, Hotel House ad ovest di Macerata, nuova cittadina tra le più grandi della provincia considerato che quel ‘Ghetto verticale’ (nelle intenzioni di chi lo volle, doveva garantire un posto al sole per quelle famiglie che avessero scelto le vacanze all’ombra del Conero) contiene nei suoi 17 piani tanti abitanti quanto Porto Recanati, uno dei dieci comuni più popolosi del territorio maceratese. Ormai pure, nella sfera giornalistica nazionale, l’Hotel House, quasi una roccaforte inespugnabile, supera per numero di citazioni (e visualizzazione) la stessa cittadina cara a Beniamino Gigli e in epoca contemporanea all’illustre professor Franco Coppi, l’avvocato romano più famoso d’Italia che colà passa le sue vacanze da tempo immemorabile nella sua residenza estiva con affaccio su piazza Brancondi. E citiamo pure il presidente della Provincia, Antonio Pettinari, fedelissimo a luglio di Porto Recanati che negli anni 60 ospitò ‘serate indimenticabili’ con Mina, Celentano, Morandi e Fred Buscaglione ‘dal whisky facile’ e al quale faceva ‘male solo l’acqua minerale’.

E se ora a qualsiasi amministrazione comunale che s’avvicendi in riva a quella fetta d’Adriatico, fa male, molto, il caso Hotel House, anche Macerata non se la passa per nulla bene. Mi dice ancora la dottoressa: “Inoltre a Roma, non poche volte mi sento compiangere per la mia residenza maceratese: ‘E’ una città dove si vive male’”. Il riferimento è naturalmente per quei 10 giorni che lo scorso anno, nell’inverno del nostro scontento, pose il capoluogo ex Civitas Mariae, all’attenzione del mondo. Ed invece di discuterne, farlo venire in superficie, quel ‘pasticciaccio brutto’ è stato frettolosamente ramazzato sotto al primo tappeto (more solito, dal ‘400 ad oggi, nell’ex seconda capitale papalina). Eppure a Roma ne parlano, e pure ad Hong Kong, a Pechino, e di recente in Australia… Si può ancora star zitti e fare scena muta davanti ai microfoni delle inviate/i di tutti i network nazionali ‘sbattute/i’ a Macerata per cercare di strappare una dichiarazione in riferimento a processi finiti e in corso –complessivamente con due imputati soltanto_ dopo quei dieci giorni di follia?

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