mercoledì, giugno 19, 2019
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Nardella (UIL) ricorda il maresciallo Di Gennaro, noi accomunati da identico amor patrio

Riceviamo e pubblichiamo.

“La notizia della morte di Vincenzo Carlo Di Gennaro è arrivata come un fulmine a ciel sereno a scompaginare il mio ideale di vita.

Ottima persona e splendido servitore dello Stato nonché  rispettato concittadino e compagno di infanzia, Vincenzo raccoglie il risultato di una serie di norme nel campo della certezza della pena che sarebbe opportuno, così come evidenziato più volte da svariate associazioni, rivederne il contenuto.


Egli era veramente una splendida persona e buono con tutti.

Nell’assicurarvi che quelle che scrivo  non sono parole di circostanza, di Vincenzo non si può dire altro che bene.

Il fatto che lui fosse un ottimo rappresentante dello Stato non è frutto del caso.

A San Severo, terra di mafia garganica, non si può non diventare ottimi rappresentanti dell’ordine  qualora sia questa la scelta intrapresa.

Il territorio nel quale siamo cresciuti,infatti, seppur pullulante di tanta bella, brava ed onesta gente, considerata la presenza di quella che da molti è ritenuta essere una delle più insidiose mafie italuane,quella foggiana o germanica che dir si voglia appunto, rappresenta un’ottima palestra per diventare bravi poliziotti o ottimi carabinieri.

Un campo di allenamento, quello del territorio nord pugliese che ho praticato di persona e che mi ha permesso, seppur vestendo i panni di poliziotto penitenziario,  di costruire lo stesso identico genoma anticrimine di Vincenzo e di tutti i rappresentanti delle forze armate provenienti da quel settore dell’Italia peninsulare.

Personalmente, unitamente ad Emanuela Piantadosi presidente dell’associazione Vittime del Dovere, che di questa tipologia di delitti ne porta i segni visto che suo padre Stefano fu vittima, anchegli vestendo i panni di maresciallo dei carabinieri, di un efferato delitto per mano di un altro pregiudicato, faremo in modo, cosi come stiamo facendo da anni nei confronti di tutte le vittime del Dovere (non ultimo proprio con il papà di Emanuela al quale abbiamo voluto intitolare il premio nazionale che ogni anno assegnamo alla memoria di una vittima del dovere), che la memoria di Vincenzo non cada, come spesso accade, nel vortice insidioso  dell’oblio.

Credo rappresenti il minimo che si possa fare per ricambiare il suo elevato senso del Dovere e la voglia che da sempre ha avuto di difendere dai malvagi le persone perbene e tante ce ne sono proprio nella terra che l’ha visto soccombere.

Il segretario confederale CST Uil Adratica Gran Sasso Mauro Nardella

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