domenica, Gennaio 17, 2021
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Al Serraj: la comunità internazionale condanni l’aggressione di Haftar

Il presidente Libico Al Serraj chiede la condanna del mondo sull’aggressore Haftar.

“L’Italia è il nostro partner più importante”,può aiutarci a “unire la voce della comunità internazionale contro l’invasione del criminale Haftar”. Così il portavoce di Serraj, Younis, “Non ci servono aiuti militari-dice-ma sostegno diplomatico e politico”. “I crimini di Haftar sono davanti agli occhi di tutti-prosegue-è lui l’autore del bombardamento su Abu Salim, abbiamo le prove”. Si chiede quindi di condannare l’aggressione concludendo: “Nessuna minaccia imminente, 800mila profughi sono solo una stima, ma se la guerra continua si potrebbe scatenare il caos e arrivare anche a quelle cifre di persone in fuga”.

L’appello di Al Serraj va quindi nel senso della recente netta condanna di Haftar da parte delle Nazioni Unite “per il bombardamento notturno nel quartiere residenziale di Abu Slim a Tripoli, che ha provocato decine di morti e feriti tra i civili”. Tra i feriti ci sono donne e bambini. “L’uso indiscriminato di armi esplosive in aree civili costituisce un crimine di guerra -afferma Salamé l’inviato Onu in Libia – “l’uccisione di persone innocenti è una eclatante violazione delle leggi internazionali”. La responsabilità di tali azioni-continua-“non è solo di chi le ha effettuate, ma anche di chi le ha ordinate”.

Già dopo l’interrogatorio a Tripoli di un miliziano egiziano delle forze di Haftar catturato dall’esercito del governo legitttimo di Al Serraj erano emerse informazioni inquietanti sulla responsabilità della guerra civile scatenatasi in Libia.

Il prigioniero aveva confessato di essere stato arruolato in Egitto insieme ad altri 30 commilitoni per appoggiare le milizie di Haftar e di essere stato inviati all’attacco di Tripoli alla presenza di 6 consiglieri militari francesi.

Già qualche giorno fa scrivevamo che la Francia aveva smentito le indiscrezioni del quotidiano Repubblica sul timbro apposto da Parigi sull’attacco portato da Haftar a Tripoli. “Come i nostri partner, parliamo con tutte le parti del conflitto in Libia, al fine di ottenere un cessate il fuoco. Non siamo mai stati avvisati di una offensiva su Tripoli, che abbiamo condannato sin dal suo inizio”. Così un portavoce del ministero degli Esteri francese.

Ma la smentita non fugava i dubbi sul ruolo dell’Eliseo nella guerra civile che sta divampando in Tripolitania. La scorsa settimana, infatti, inviati di Haftar guidati da suo figlio Saddam si sarebbero recati a Parigi per ottenere il consenso francese all’attacco. “Degli emissari di Haftar sono venuti”, ha confermato una fonte diplomatica francese, ma l’Eliseo sarebbe contrario alla guerra. E ancora oggi il ministro dell’Interno Salvini, parlando al Gr1 e riferendosi alla Francia: “E’ evidente che c’è chi ha interesse a destabilizzare l’area e l’ha già fatto in passato per interessi economici e non per i diritti umani”.

Nonostante le reiterate smentite di Parigi quindi progressivamente stanno emergendo numerose conferme sul ruolo nefasto giocato dalla Francia nell attuale crisi Libica, come già nel disastro voluto da Sarkozy nel 2011 che con i suoi bombardamenti scoperchiò – come un novello apprendista stregone – l’inferno di Tripoli.

Ancora una volta la Francia mirando ad accaparrarsi lo sfruttamento delle risorse petrolifere libiche punta a destabilizzare il Paese nordafricano sicura di poter scaricare le conseguenze dell’inevitabile disastro umanitario sulle coste Italiane, che dovrebbero di nuovo accogliere centinaia di migliaia di clandestini, fra cui detenuti fuggiti nel caos dalle prigioni di Tripoli e terroristi dell’ISIS.

Ma questa volta l’Italia deve sbarrare il passo al disastro incombente sulle nostre coste, seguendo la linea dura voluta fino ad ora da Matteo Salvini.

Si chiudano i porti a clandestini e terroristi e si spediscano un buona volta i profughi di guerra a chi questa guerra ha voluto.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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