lunedì, Novembre 29, 2021
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Oggi 1° maggio festa del Lavoro diritto di tutti…ma di chi?

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Questo dice l’Art.1 della nostra Costituzione. In realtà in Italia la situazione è un po’ diversa da quanto sarebbe auspicabile. Il lavoro per gran parte della popolazione in cerca di occupazione è un miraggio e anche per chi è “stabilmente” impiegato, ma spesso con contratti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto. In sostanza a tempo. E, tra l’altro, senza tutele quali ferie pagate, malattia, tredicesima.

Oggi, 1° maggio, festa del Lavoro, se ne parla in termini aulici ed austeri. E qualcuno, quasi grazie ad un’improvvisa illuminazione si accorge che “Il lavoro è la priorità” e “laddove la struttura produttiva e sociale non è più in grado di assicurare quelle condizioni che sorreggono i nostri diritti di cittadinanza, allora la crisi rischia di contagiare le stesse istituzioni rappresentative”.

Purtroppo, lo dicono i dati, anche per il 2019 non c’e’ nulla da festeggiare. Per quanto riguarda i giovani, il bilancio dell’Anpal, l’Agenzia nazionale delle politiche attive, fermo al 28 febbraio, parla di oltre 1,4 milioni di iscrizioni, al netto di tutte le cancellazioni di ufficio. I “presi in carico” – i giovani che sono stati ricontattati dai servizi per l’impiego – sono ancora di meno, poco più di un milione. Di questi 641mila (pari al 56,9% del totale) sono stati avviati a un intervento di politica attiva: la media però nasconde forti differenze territoriali, con un tasso di copertura che al Sud scende al 45,7%, mentre nelle Regioni del Nord-Ovest si arriva al 73,9 per cento. In sostanza, in Italia, in questo ambito, sono stati persi oltre 600mila posti di lavoro in 15 anni.

“Senza lavoro rimane incompiuto il diritto di cittadinanza”. Queste le parole proferite dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso per la Festa dei lavoratori, che dal Quirinale ha lanciato un monito sul lavoro “carente in molte aree del Paese”, ricordando “l’insufficiente occupazione femminile, lo scarto che penalizza le donne” e richiamando tutti alla “dignità” che il lavoro “non deve perdere”. Creare lavoro, fino alla piena occupazione, è un “dovere pubblico, costituzionale”. Sarebbe meraviglioso se tali principi trovassero davvero piena applicazione.

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Lucia Mosca