giovedì, luglio 18, 2019
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Processo Oseghale, i legali della difesa chiedono chiarimenti. “Non si emettono sentenze ne’ per compiacere il popolo, ne’ i mass media”

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di Elisa Cinquepalmi

MACERATA – Penultima udienza per Innocent Oseghale, imputato per l’omicidio della diciottenne romana, Pamela Mastropietro, uccisa, fatta a pezzi, chiusa in due trolley per poi essere abbandonata nelle campagne di Pollenza.
Stamane in Corte d’Assise sono state ascoltate le arringhe da parte della difesa.
“È un processo lungo e travagliato con scenari costituiti da momenti di accelerazione e brusche frenate”, ha affermato l’avvocato Simone Matraxia, che ha aggiunto: “Il clamore mediatico della morte di Pamela è stato poi accentuato dalla tentata strage di Luca Traini. Inizialmente, sono stati incolpati due soggetti per il reato d’omicidio, mentre Oseghale era ancora libero. Sempre l’attenzione mediatica ha donato un bagliore di luce a Vincenzo Marino, il quale ha ffermato che durante l’ora d’aria, l’imputato avrebbe raccontato a lui la sua  vicenda. Ma ricordiamo che tra Oseghale e Marino non c’è mai stato nessun tipo di socializzazione. Soggetti come questi, come disse Cesare Beccaria, nuocciono alla giustizia”.

 Quindi il legale si è soffermato sulle parole del Pubblico Ministero: “Rispetto la tesi della dott.ssa Ciccioli, con la quale sarò pronto a confrontarmi. Pero’ mi domando: perché non è stato mai ascoltato il  dott. Claudio Cacaci?  Riguardo alla vicenda di Pamela, il tutto si riduce a quattro scenari:  cessione della sostanza stupefacente, acquisto della siringa, accesso in casa e il ritrovamento dei resti umani. Questi quattro pezzi di puzzle fanno fatica ad incastrarsi tra di loro e non si può avere la presunzione di ricostruire la realtà della vicenda. Non si può prendere in considerazione la testimonianza di Marino, non ci sono elementi certi. Ci deve essere stata per forza una violenza sessuale? In questa vicenda non c’è niente di logico. Ho apprezzato la tesi della Dott.ssa Ciccioli perché si è basata su dati scientifici. Valutate alla fine, signori della Corte. Accetto qualsiasi giudizio in base a dati scientifici ma non sulle testimonianze di Marino, Anthony, Desmond Lucky e Lucky Awelima.


Le lesioni secondo l’impostazione accusatoria erano vitali. La morte della ragazza è avvenuta per dissanguamento.
Ogni metodo ha i suoi limiti. La scienza e la medicina non ha mai delle diagnosi esatte.  La certezza di una prova scientifica dipende dalla sua condivisione. Il primo ad aver visto il cadavere di Pamela è il dott.Tombolini ed esprime in modo dubbio la dinamica delle lacerazioni al fegato.  Il prof. Bacci ad esempio, non ha visto le ferite, ma le foto mostrate dal prof. Cingolani. Il consulente si è lamentato di non aver potuto fare i prelievi quindi sono andati persi elementi importanti. Le lesioni causate da un’arma da taglio hanno la profondità di circa  1 cm e il prof. Bacci afferma la particolarità di queste ferite che sono avvenute in momenti diversi. Dovevano essere condotti ulteriori accertamenti per trovare la prova regina, come per il processo di Massimo Bossetti. Per richiedere la sentenza di ergastolo c’è bisogno di prove concrete, che vadano oltre ogni ragionevole dubbio. La storia della violenza sessuale non sta in piedi, nessuno dei condomini ha sentito urla della ragazza e le colluttazioni. Concludo dicendo che non si emettono sentenze né per compiacere il popolo, né i mass media”.

La parola è poi passata al secondo avvocato di Innocent Oseghale, Umberto Gramenzi, che si è soffermato sul teste Vincenzo Marino.
“Marino  – ha dichiarato – non dice il vero. Nella sua testimonianza ci sono troppi dettagli. Tutti i detenuti ridono perché sanno chi è. È un ex collaboratore di giustizia, che inquina i processi, accusando persone innocenti. Vuole riprendere questa attività, in modo che la famiglia riceva ogni mese 1.000/1.500 euro, inoltre gli sono concesse le cure mediche gratuite e lo sconto della pena. Il nostro assistito non ha mai parlato con Vincenzo Marino. Il teste non è attendibile, in quanto è solito raccogliere le informazioni per sentito dire oppure dai giornali per poi costruire una storia tutta sua.
Inoltre, in cella è impossibile dialogare con gli altri detenuti perché c’è un muro che li divide. La versione di Oseghale è coerente e corretta. È possibile che la ragazza si sia sentita male ed abbia battuto la testa sul pavimento. L’imputato ha soccorso Pamela mettendola sul letto, dopodiché alle 14.07 è uscito di casa per recarsi ai Giardini Diaz. Quando ritorna nell’abitazione, vede ancora la ragazza distesa sul letto. Non si sa se fosse morta oppure in fase terminale, in ogni modo inizia il deprezzamento del corpo di Pamela.

La ragazza non voleva andare via dalla casa di Oseghale. Per lei era un luogo sicuro dove poteva farsi la sostanza. Tutti i giorni passano i treni per Roma, ma la dose oggi c’è e domani non si sa. Pamela ,nonostante il quadro psicologico, era capace di muoversi. Infine, riguardo al rapporto sessuale non è avvenuto in casa ma fuori dalle mura domestiche e lei era consenziente. Contesto anche la metodica delle analisi effettuate sul corpo di Pamela. L’organo di riferimento è l’encefalo, ed è proprio lì che si potrebbe attestare che la ragazza sia deceduta a causa dell’overdose. Non è giusto escluderla a priori.

Metabolizzare non significa neutralizzare, la sostanza che all’interno del corpo di Pamela stava esaurendo la sua funzione tossica. L’overdose come sappiamo, può portare l’asfissia ma non sempre accade.
Il quadro della situazione non è ancora chiaro. Il rapporto sessuale non è stato consumato a casa e per dire il contrario non avete le prove.  I dati tossicologici non sono certi, le analisi condotte non hanno valore forense. Gli elementi certi è che questa ragazza stava in comunità è uscita dalla stessa e consumava droghe. Come si sa, l’eroina è un conto, mentre la morfina è un altro. Perché nel corpo di Pamela c’era il metadone? Capisco che il caso sia difficile, ma non regge il quadro che esclude l’overdose.

Quindi, chiediamo le colorazioni differenziate dei vetrini istologici relativi alle lesioni ipotizzate come vitali per evidenziare le diverse popolazioni cellulari, inoltre che l’imputato sia giudicato colpevole per il vilipendio di cadavere e la sua distruzione, ma non per l’omicidio e la violenza sessuale. Infine, mi preme sottolineare che, in questo processo, una parte civile non c’entra nulla. L’appartamento era stato affittato alla signora Michela Pettinari. Qui stiamo processando Innocent Oseghale e quindi non possono essere risarciti i proprietari”.

In assenza di repliche, la sentenza sarà prevista per il 29 Maggio, in caso contrario si svolgerà  mercoledì 5 giugno. Di seguito le interviste audio raccolte nell’ambito del processo.

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